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Regioni: assalto al Recovery Fund

Tutti in gara. Il premio è una fetta di Recovery Fund, o almeno questo si aspettano i governatori che sono scesi in campo con grande determinazione. Il fatto è che le loro aspettative superano di gran lunga quei 209 miliardi di euro promessi dall’Europa. Loro però insistono ed è facile prevedere un burbero confronto coi 6 manager e i 300 esperti della super task force (ma sembra più un battaglione) annunciata da Giuseppe Conte. Eccoli, comunque, i governatori già schierati per attingere ai fondi e nelle loro richieste c’è dentro tutto, dalle autostrade alle Olimpiadi. Sì, anche le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 sono nel pacchetto predisposto dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha presentato una lista per 24,9 miliardi, suddivisi in 155 progetti illustrati in 460 pagine.

I titoli dei capitoli sono ammiccanti, per esempio quello della Mobilità sostenibile, in realtà si tratta di infrastrutture per il trasporto che oggi, ovviamente, tengono conto anche della compatibilità ambientale. Così una parte del Recovery Fund dovrebbe, secondo Zaia, essere destinato al rinnovo degli autobus di trasporto pubblico, al treno delle Dolomiti, alla via d’acqua tra Mantova e Venezia, al rinnovamento della Adria-Mestre, all’accesso ferroviario al litorale del lago di Garda, all’autostrada Nogara-Mare e alla Mestre-Cesena, alla galleria sotto il massiccio del Sella, e infine oltre mezzo miliardo andrebbe alle Olimpiadi per attivare anche una non meglio precisata «alta velocità di rete per passeggeri e merci». E così via con altri capitoli: dalla Resilienza sanitaria (3 miliardi) alla Digitalizzazione delle istituzioni pubbliche (200 milioni) al Risanamento ambientale (561 milioni).

Se Zaia si è già mosso per accaparrarsi una delle fette più grosse, il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, non vuole essere da meno. Ma avverte: «Non abbiamo polverizzato il piano in centinaia di progetti, ci siamo concentrati su alcuni davvero importanti. Non cento piccole cose, ma dieci grande cose da fare». E infatti al primo posto troviamo il Ponte sullo Stretto, che dopo il tira-e-molla italico potrebbe essere costruito a spese dell’Europa. Del resto anche la Sicilia reclama 20 miliardi dal Recovery Fund. Oltre al Ponte vuole l’alta velocità ferroviaria Palermo-Catania-Messina, la costruzione di «un porto hub del Mediterraneo» e di «un aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia», un centro fieristico a Catania e un centro di produzione cinematografico a Termini Imerese. Tutti, evidentemente, «progetti davvero importanti» per il governatore, che inserisce nella lista anche 4 miliardi per la «rivoluzione verde» (rifiuti, energia, agricoltura), 1,2 miliardi per la digitalizzazione, quasi un miliardo per la sanità, 800 milioni per «l’equità sociale», 750 milioni per istruzione e formazione.

Due Regioni e siamo circa a un quarto dell’ammontare del Recovery Fund. Però gli altri governatori non demordono. Anche Giovanni Toti, per esempio, ha fatto approvare in giunta regionale i progetti che intende realizzare coi soldi europei. Totale: 22,4 miliardi. A cosa dovrebbero servire questi soldi? Al raddoppio della Genova – Ventimiglia, alla bretella di Albenga, all’ampliamento della diga del porto di Genova, al raddoppio della Pontremolese, al tunnel della Val Fontanabuona, alla ciclovia tirrenica, allo sky tram in Valbisagno, alla rigenerazione del centro storico genovese, e così via. Quanto alla sanità, molte riqualificazioni ma anche due nuovi ospedali, quello del ponente ligure e quello degli Erzelli. Secondo Toti: «Grazie a questi progetti possiamo riportare il livello macro-economico in Liguria a una situazione pre-Covid».

Da parte sua la Lombardia alza il tiro, il suo piano prevede 35 miliardi. Dice Marco Alparone, consigliere regionale di Forza Italia e relatore del piano: «Riusciremo a trasformare queste risorse in opportunità solo se, con una azione coordinata e trasversale di tutti i protagonisti coinvolti, governo, Regioni, Enti locali, stakeholder, privati e parti sociali, riusciremo a creare una grande filiera comunicante a tutti i livelli che permetta una azione rapida e incisiva altrimenti il Recovery Fund rischia di diventare un ulteriore debito che si somma al debito pubblico già esistente e quindi non un volano per la ripresa bensì piuttosto un ulteriore peso sulle spalle delle prossime generazioni». Buoni propositi, il piano non è ancora stato licenziato ma nei 35 miliardi rientrano lavori a Malpensa, lavori alla parte lombarda delle Olimpiadi invernali 2016, l’immancabile «rivoluzione verde», il rafforzamento degli strumenti di supporto alla disabilità, «l’attuazione di politiche sociali che mettano sempre più la famiglia al centro», meccanismi per incentivare le piccole e medie imprese a utilizzare forme di pagamento digitale. L’elenco completo sarà approvato a giorni dalla giunta.

Mentre il Lazio ha già presentato il piano e il governatore Nicola Zingaretti ha fermato la lancetta su 17 miliardi. Tre i capitoli: Modernizzazione (7 miliardi), Transizione ecologica (5 miliardi) e Inclusione sociale e territoriale con parità di genere (5 miliardi). All’interno dei quali troviamo il completamento della ferrovia Formia-Gaeta, il ripristino della ferrovia Priverno-Fossanova-Terracina, la metropolitana Roma-Latina, il recupero di «insediamenti urbani storici», 500 milioni sono previsti per nuovi asili nido, 1 miliardo per la realizzazione del Politecnico del Lazio, 500 milioni per favorire l’occupazione giovanile e femminile. Commenta il consigliere regionale Pd, Enrico Forte: «La regione Lazio, dopo mesi di lavoro e confronto, ha presentato al governo il piano da 17 miliardi di euro per opere prioritarie. Ci attendiamo una ricaduta importante sia dal punto di vista economico che sociale». Infine in Piemonte l’assessore al Bilancio, Andrea Tronzano, dice: «Dobbiamo far fruttare saperi, storia e tecnologia, non possiamo restare indietro». E insieme al governatore Alberto Cirio ha predisposto un piano da 13 miliardi: dalla digitalizzazione delle stazioni sciistiche all’Hydrogen Valley, dal «polo del Well Living per la sperimentazione di nuovi modelli di Smart Community» al traforo Armo Cantarana e ai lavori sulla statale del Colle di Nava, poi l’acquisto di bus elettrici (600 milioni), l’installazione di colonnine per la ricarica elettrica, la «valorizzazione delle strade bianche di alta quota», la «creazione di poli sanitari presso le stazioni sciistiche» e pure la prevenzione delle devianze e interventi sulle baby gang.

Tutte le regioni si sono mobilitate, c’è chi è avanti e chi è ancora al lavoro. E c’è chi grida, come il governatore della Campania, Vincenzo De Luca: «Dobbiamo prepararci a fare la guerra per non far arrivare in Campania e nel Sud le briciole del Recovery fund. Al Sud spettano il 40%
di quei fondi europei».

Ma arriverà il momento dell’imbuto sia per quanto riguarda l’ammontare delle richieste che la qualità degli interventi, che debbono rispondere a criteri dettati dall’Europa. Forse ci saranno bruschi risvegli.

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