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Regimi sleali al canto del cigno

L’Unione europea mette nel mirino i regimi fiscali nazionali di favore per le imprese. Con una stretta che, ad esempio, dichiarerà illegittimi i sistemi che prevedono doppi sgravi tributari a vantaggio di chi si stabilisce in un certo luogo. Lo ha annunciato ieri, in audizione al Parlamento europeo, la presidente del Gruppo del codice di condotta del Consiglio europeo, Lyudmila Petkova. Si tratta dell’organo deputato a esaminare appunto la pratiche fiscali dannose all’interno dell’Unione europea. Il codice è in procinto di essere riformato e, in uno dei suoi rari interventi, la presidente del Petkova, che è anche direttore generale del ministero dell’economia della Bulgaria, ha anticipato alcuni dei nuovi principi che daranno indirizzo alla valutazione dei regimi fiscali nazionali per le imprese operanti all’interno dell’Unione. La riforma del codice implicherà in particolare l’introduzione di tre criteri. Primo, verificare se l’applicazione del regime fiscale porta a una doppia non imposizione o a un doppio sgravio. Secondo, valutare se la misura fiscale influenza l’attività economica e la scelta del luogo di residenza. Terzo, considerare se esiste un nesso di causalità tra i due elementi. Secondo la presidente, a livello tecnico il gruppo sta andando avanti bene con l’obiettivo della creazione di un nuovo quadro di valutazione. Istituito nel 1998, il codice ha esaminato sino a oggi 480 regimi fiscali preferenziali, di cui 130 sono stati ritenuti dannosi e abrogati. Ma al momento, le istituzioni europee concordano che i regimi preferenziali sono considerati superati ed è per questo che si è reso necessario lo studio di una riforma. Sono emersi nuovi regimi che si caratterizzano per una natura generale e non preferenziale, e in questo modo sfuggono dall’esame delle regole del codice. Petkova ha anche sottolineato la necessità di aumentare l’accessibilità e la trasparenza delle informazioni sull’operato del codice, che dovrebbe essere migliorata attraverso un sito web che contenga maggiori informazioni. Il codice è anche incaricato di monitorare la lista Ue dei paradisi fiscali, e vigila l’osservanza del rispetto dei criteri fiscali da parte degli stati terzi. Il processo di valutazione è stato considerato dal Parlamento europeo come poco trasparente e inefficace. Inoltre, in una recente risoluzione, il deputati hanno indicato come il codice dovrebbe vigilare il rispetto dei criteri anche per gli stati Ue, che attualmente non sono sottoposti a questo tipo di valutazione. La presidente del gruppo Petkova ha indicato che il concetto di «zona economica speciale» non è messo in discussione. Tuttavia, ha insistito che si dovranno introdurre specifici criteri di valutazione economica per tali zone. Questi possono essere, ad esempio, il numero di dipendenti di un’impresa o l’ammontare di fatturato generato nella zona speciale. Dopo la proposta degli Stati Uniti di una aliquota minima globale del 21% e la futura riforma del secondo pilastro Ocse sulla tassazione minima effettiva, Petkova concorda che le conseguenze per l’Ue saranno inevitabili, ma che un’aliquota minima non potrà sostituire il lavoro del codice.

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