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Regime forfettario trasparente

Ok al forfait, ma con più obblighi dichiarativi. I contribuenti che godono del regime fiscale di vantaggio (imposta sostitutiva ordinaria del 15%) devono compilare un apposito prospetto del modello Unico, fornendo una serie di informazioni sulle caratteristiche dell’attività e sui soggetti con i quali hanno avuto rapporti (commercialisti, avvocati, consulenti, fornitori). I redditi degli immobili strumentali o patrimoniali sempre fuori dal regime forfettario e allo stesso modo sono irrilevanti sia le plusvalenze che le sopravvenienze attive realizzate in costanza di regime, anche se riferite a beni o attività precedenti all’ingresso nel forfait. La pensione, in quanto reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, se di importo superiore ai 30 mila euro l’anno, rileva quale nuova causa di esclusione introdotta dalla legge di stabilità 2016. È infine ancora possibile accedere al regime forfettario con effetto dal 1° gennaio 2016: per far ciò occorre però rettificare i documenti già emessi nel corso del 2016 con addebito della relativa imposta entro i prossimi 60 giorni.

Sono queste, in estrema sintesi i principali chiarimenti contenuti nella circolare n. 10/E di ieri con la quale l’Agenzia delle entrate ha fornito i primi chiarimenti sul regime forfettario di cui alla legge n. 190/2014.

Configurazione del reddito. Diversamente dagli altri regimi ad imposta sostitutiva per le piccole partite Iva, nel nuovo regime a forfait i beni immobili, comunque acquisiti e utilizzati per l’esercizio dell’attività, non assumono mai rilevanza né in termini di requisiti per l’accesso né per la determinazione del reddito imponibile. Il reddito prodotto dagli eventuali immobili strumentali o patrimoniali del contribuente, si legge espressamente nella circolare di ieri, deve essere imputato come reddito di fabbricati alla persona fisica titolare dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo in regime forfettario.

Sempre in tema di determinazione del reddito del nuovo regime la circolare chiarisce espressamente l’assenza di alcun rilievo fiscale delle plusvalenze delle sopravvenienze attive conseguite in costanza di regime. Ciò anche qualora le stesse siano riferite a beni o ad attività che hanno concorso alla determinazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo nei periodi d’imposta precedenti a quello di ingresso nel regime a forfait.

Redditi di lavoro dipendente e/o assimilati. Importanti i chiarimenti contenuti nella circolare in relazione alla nuova causa di esclusione introdotta dalla legge di Stabilità 2016 che impedisce l’accesso al regime per coloro che nell’anno precedente hanno percepito redditi di tale natura per importo superiore a 30 mila euro.

In primo luogo le Entrate chiariscono che la cessazione del rapporto di lavoro, per escludere la rilevanza della causa di esclusione, deve necessariamente intervenire nell’anno precedente. Ciò significa che l’interruzione del rapporto di lavoro intervenuta nel corso del 2016 non consente l’accesso immediato al regime forfettario obbligando all’apertura della partita Iva solo dal 1° gennaio 2017.

Attenzione anche al possesso di una pensione di importo superiore al suddetto limite dei 30 mila euro. Tale reddito, in quanto assimilato a quello di lavoro dipendente, assume rilievo, anche in modo autonomo, ai fini della suddetta causa di esclusione.

Accesso tardivo al forfait. Le modifiche introdotte dalla legge di Stabilità 2016 al regime forfettario sono così profonde e radicali che i soggetti che nel 2015 avevano optato per il regime ordinario possono, con decorrenza dal 1° gennaio 2016 revocare tale scelta – che normalmente vincola per almeno un triennio – e accedere al regime a tassazione sostitutiva.

Per fare ciò occorrerà rettificare i documenti già emessi nel frattempo procedendo alla regolarizzazione degli eventuali debiti di imposta che potrebbero scaturirne entro il termine massimo di 60 giorni successivi dalla pubblicazione della circolare sul sito delle Entrate o entro la prima liquidazione Iva, se successiva.

La correzione dei documenti già emessi può essere effettuata anche tramite nota di variazione Iva che il cessionario dovrà registrare fatto salvo il diritto alla restituzione di quanto pagato al cedente a titolo di rivalsa.

Le eventuali ritenute d’acconto subite nel frattempo in costanza di regime ordinario, qualora non sia più possibile correggere in tempo utile il documento, potranno essere richieste a rimborso ai sensi dell’articolo 38 del dpr 602/73 o scomputate in dichiarazione nel modello Unico 2016.

Forfettari e compliance nel quadro RS. La circolare di ieri fa luce anche sulle modalità di compilazione del prospetto contenuto nel quadro RS di Unico 2016 dedicato ai contribuenti in regime forfettario.

Si tratta di un prospetto nel quale tale contribuenti, in quanto esonerati dagli studi di settore, devono adempiere a specifici obblighi informativi relativi all’attività di impresa o di lavoro autonomo dagli stessi svolta. I dati richiesti nel suddetto prospetto devono essere indicati unicamente con riguardo alla documentazione ricevuta o emessa dal contribuente forfettario. Così dunque per quanto riguarda informazioni relativi ai costi sostenuti il contribuente dovrà indicare soltanto quelli per i quali è in possesso della relativa documentazione fiscale. Poiché il forfettario non è sostituto d’imposta, nei righi RS371, RS372 e RS373, di tale prospetto andranno indicati i dati relativi ai redditi erogati per i quali all’atto del pagamento non sia stata operata la ritenuta alla fonte.

Tra gli altri chiarimenti della circolare merita ricordare inoltre la sopravvivenza, fino ad esaurimento del periodo agevolato o del verificarsi di una causa di esclusione, dei regimi agevolati, quale ad esempio quello dei contribuenti minimi, in essere al 31 dicembre 2014 o 2015.

Andrea Bongi

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