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Da Reggio Emilia la meccatronica 4.0

REGGIO EMILIA
Un panorama internazionale incerto e un contesto locale di timida ripresa fanno da cornice alla sfida dell’industria reggiana: trasformare la storica specializzazione nella meccatronica nel driver 4.0 per il rilancio di un’economia da record per propensione all’export (59,6% oltre il doppio della media italiana), ma oggi attonita di fronte alla complessità dei mercati, alla discontinuità delle tecnologie e alla velocità del cambiamento.
«La rivoluzione digitale ci sta mettendo di fronte al paradosso che più ci attrezziamo e apprendiamo per cavalcarla, più ci sentiamo inadeguati. Servono nuovi paradigmi in questa nuova normalità con cui dobbiamo fare i conti, tra mancati segni di consolidamento della ripresa, la polarizzazione sempre più netta nel tessuto industriale, la competizione sempre più agguerrita su scala globale, la stanchezza che si va radicando nella società», sono le parole con cui il presidente di Unindustria Reggio Emilia, Mauro Severi, spiega il titolo scelto per l’assemblea generale di ieri al Teatro Valli: “Costruire una nuova realtà. Imprese e territorio nella quarta rivoluzione industriale”.
«Una rivoluzione che va dominata», sottolinea il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia intervenendo all’assemblea delle oltre mille imprese (per 50mila dipendenti) rappresentate in provincia, terra d’eccellenza della meccatronica italiana con 577 imprese, 20.822 dipendenti e 5,5 miliardi di giro d’affari. Ed è qui, al fianco del presidente reggiano di Federmeccanica, Fabio Storchi (presente in platea insieme a Lisa Ferrarini e Maurizio Marchesini), che Boccia apre ai sindacati sul rinnovo della partita contrattuale: «Ci auguriamo che questa stagione della collaborazione per la competitività segni un punto avanzato nel contratto dei metalmeccanici e di poter scrivere insieme le regole. Chiediamo al Governo di non intervenire sulle regole ma sulla questione fiscale legata a queste regole. Il contratto non è solo una questione di interesse dei meccanici ma del Paese».
Così come non è solo emiliana ma nazionale la partita che Reggio sta giocando nel ruolo di punta sul campo del 3D, dell’Internet of things, della sensoristica, dei Big data. «Servono macchine per gestire l’enorme mole di informazioni in cui siamo immersi e sarà qui, in questo asse tra Bologna e Milano, che queste macchine saranno sviluppate», scommette Stefano Amoroso dell’Istituto italiano di tecnologia durante la tavola rotonda.
È l’hi-mech il traino dell’economia reggiana e di un export provinciale che nel primo trimestre 2016 ha messo a segno una crescita del 2,4%, mentre il resto della regione si fermava. Dando ragione ai primi timidi segni più emersi anche dalla congiuntura confindustriale: +0,7% la produzione nei primi tre mesi dell’anno, +1,2 il fatturato, +1,6 gli ordini, occupazione stabile, «ma non indulgiamo nell’illusione che il peggio sia passato e che di fronte a noi ci sia ormai la ripresa», avverte Severi, appellandosi al territorio mediopadano affinché faccia squadra con responsabilità per affrontare la «grande trasformazione in corso».
Ed è uno sforzo di immaginazione quello che l’ecosistema reggiano deve avere il coraggio di fare, «perché non ci sono modelli di riferimento, ma se non riusciamo a sognare il nostro Tecnopolo non riusciremo neppure a realizzarlo», rimarca il presidente di Unindustria.
Elencando poi le tante priorità infrastrutturali del territorio per dare game alla ripresa: dall’area delle Reggiane a Mancasale al Piano per il centro storico, dal potenziamento dei collegamenti Nord-Sud alla Campogalliano-Sassuolo. L’imperativo è «fare insieme», perché nella quarta rivoluzione non sarà più il singolo a crescere, ma l’intero sistema, ricorda Boccia, definendo Reggio Emilia «un orgoglio italiano, grazie alla sua multiforme realtà industriale, dalla meccanica alla ceramica, dalla chimica all’agroalimentare, fatta di filiere lunghe con radici nel territorio ma gambe e braccia che si allungano nel mondo tenendo alto il nome del made in Italy». Un territorio, ha aggiunto, che è sinonimo di qualità: «L’Italia può e deve diventare una boutique dell’industria mondiale».

Ilaria Vesentini

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