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Referendum voto il 4 dicembre Renzi: la manovra così è al sicuro

In consiglio dei ministri Matteo Renzi spiega la scelta del 4 dicembre, la data del refererendum costituzionale. «La manovra economica avrà ottenuto almeno un voto da parte della Camera». E forse anche il via libera nella commissione Bilancio del Senato. Mettere in sicurezza la legge di bilancio è quindi il primo obiettivo. Come ha sempre suggerito il capo dello Stato Sergio Mattarella. E il premier motiva la scelta del 4: «Il 27 novembre ci sono manifestazioni in varie città per eventi diversi. Non vogliamo intralciarli con un’altra scadenza». Pochi minuti, nessuna obiezione e a Palazzo Chigi si scioglie finalmente l’enigma sul giorno del voto.
Adesso c’è una data, c’è una campagna referendaria che può partire ufficialmente ed è lo stesso Renzi a fissare il primo appuntamento: giovedì prossimo, a Firenze, al Palazzo Obihall, dove otto anni fa, ricorda, annunciò la corsa alle primarie per il sindaco di Firenze. Insomma un ritorno dove è cominciata la sua ascesa. Infatti lo slogan è: «Al passato grazie. Al futuro Sì». Il centrodestra si lamenta per il rinvio che ha fatto slittare il referendum fino a dicembre. Pippo Civati ironizza: «Il referendum di ottobre si farà il 4 dicembre». Il sospetto dei sostenitori del No è che una data in pieno inverno, con un ponte vicino come quello dell’8 dicembre (che a Milano è doppio vista la celebrazione di Sant’Ambrogio) possa favorire l’astensione. E che la scarsa affluenza sia destinata a favorire i Sì. Ma possono valere anche altre ragioni. Renzi, scegliendo l’ultima data utile, vuole avere tempo per mobilitare gli indecisi. E qualcuno dice che far coincidere il referendum con il voto delle presidenziali austriache, decisivo per la politica europea sui migranti ovvero per il futuro della Ue, sia un modo per sensibilizzare l’elettorato più moderato.
Adesso arriverà un regolamento della vigilanza Rai per le presenze televisive. Sinistra Italiana, con Nicola Fratojanni, in fondo festeggia perchè «Renzi non potrà più occupare le televisioni ». Il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato condivide la data lontana «in modo da garantire più partecipazione e più informazione per tutti».
Su un voto ponderato e meditato punta la Conferenza Episcopale italiana. Il presidente Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del consiglio permanente, non si schiera ma precisa: «Il paese è atteso per un importante appuntamento, il referendum sulla Costituzione. Come sempre, quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze».
In realtà la campagna è già partita da tempo. In molti luoghi si organizzano confronti tra il Sì e il No o vengono ospitati leader dei fronti opposti. Massimo D’Alema torna ad attaccare il premier. «Se vince il No non se ne andrà da Palazzo Chigi, ma diventerà meno arrogante ». Insomma, personalizza lo scontro. Renzi invece, nella sua newsletter, insiste sul referendum come spartiacque finale della politica italiana. «La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione », scrive ai militanti del Pd, chiedendo loro un impegno attivo. Ma mostra anche ottimismo: “Sono certo che non sprecheremo questa occasione”.
Dal No arriva il commento del presidente emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky: «Questa vicenda del referendum ci sta prendendo per stanchezza, non ne possiamo più, sarebbe stato meglio andare a votare subito così il popolo sovrano avrebbe scelto, anche perché la vita non finisce qui».

Goffredo De Marchis

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