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Referendum, si vota il 4 dicembre

Niente ottobre, niente novembre. Il referendum confermativo della riforma costituzionale Renzi-Boschi, si svolgerà il prossimo 4 dicembre, dalle 7 alle 23. Il governo è arrivato fino quasi al limite consentito dalla legge, che sarabbe stato il 18 dicembre, nel definire la data nella quale gli italiani potranno recarsi alle urne per dire sì o no alle modifiche alla Carta costituzionale.
Scartata, quindi, l’altra data in ballo per la consultazione, cioè quella del 27 novembre, i comitati per il sì, avranno a disposizione un po’ più tempo per poter spiegare i contenuti della legge costituzionale n. 88/2016.

Il premier-segretario del Pd ha annunciato di aprire giovedì prossimo la campagna per il Sì a Firenze. Nella sua newsletter Renzi ha scritto: «La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un’altra occasione. Sono certo che non la sprecheremo». E aggiunge, rispondendo a chi, come Renato Brunetta, aveva polemizzato con il testo scritto sulla scheda, che sarebbe uno spot per il Sì, il premier ha aggiunto: «Il quesito referendario è stato «stabilito dalla legge, non dal marketing. Ma potremmo ridurlo a un concetto più semplice. Vogliamo avere un paese più stabile e più semplice o vogliamo tornare alle bicamerali D’Alema-Berlusconi o consegnarci a una strana forma di democrazia diretta in cui una srl di milano controlla la democrazia interna di uno dei più grandi partiti del paese e si lega ai propri amministratori da contratti privati con tanto di penali da pagare? La partita è tutta qui. Qui e ora. Chi vuole cambiare, ci dia una mano».

I sostenitori del no attaccano il governo

Ma anche i fautori del no, a cominciare dalla minoranza dem, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle, avranno più tempo per spiegare le ragioni della bocciatura della riforma. Anche se la loro prima reazione è stata di protesta per non essere stati coinvolti nella scelta della data. M5s ha subito sparato a zero. «Data indegna, Renzi non ha consultato le opposizioni, prestigiatore del gioco delle tre carte», hanno detto i deputati M5S della commissione affari costituzionali della Camera: «Grave che Renzi abbia scelto la data del referendum costituzionale senza neanche consultarsi con le opposizioni. Ed è altrettanto grave e vergognoso che abbia negato ai cittadini, per così tanto tempo, la possibilità di esprimersi su un tema così delicato e importante, facendo un’indegna melina. Inoltre, se avesse potuto, il Presidente del Consiglio ci avrebbe fatto votare a Natale o, magari, a Capodanno, nella speranza di scoraggiare la maggioranza degli italiani, che è a favore del no, a recarsi presso le urne e nel tentativo di arrivare a mangiarsi il panettone».

Attacchi anche dalla Lega. «Oggi Renzi deciderà la data. Può scegliere di farci votare anche a Natale o Capodanno, ma pur di mandarlo a casa #iovotono», ha scritto su Twitter il segretario della Lega Matteo Salvini.

«Finalmente gli italiani conoscono la data di scadenza di questo governo abusivo: il 4 dicembre si vota per il referendum costituzionale e se vince il no Renzi va a casa», scrive sui social il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Non meno caustico il fronte dem e quello di Sinistra Italiana. La minoranza Pd decide di non fare polemica diretta, ma fa notare come il tentativo di Renzi di ‘spersonalizzare’ l’appuntamento referendario sia fallito. Più duro l’attacco di Alfredo D’Attorre, ex deputato Pd e ora parlamentare di Sinistra Italiana. «Il referendum è un diritto dei cittadini, non di Renzi. Fissarlo a dicembre per ridurre l’affluenza e far recuperare i Sì sarebbe davvero scandaloso».

I vescovi in campo: gli italiani devono avere chiaro tutto

«Il paese è atteso per un importante appuntamento, il referendum sulla Costituzione. Come sempre, quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze».», ha detto il presidente della Cei Angelo Bagnasco aprendo a Roma il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Che ha parlato anche di Italia e migranti: nell’accoglienza dei rifugiati «l’Italia è in prima linea e, nonostante difficoltà oggettive, continua a fare tutto il possibile su questo fronte che la vede ancora troppo sola».

Draghi: la ripresa nell’Ue continuerà a passo moderato

Il governo rinvia a domani, mercoledì, l’incontro con i sindacati sulle pensioni, subito dopo cioè, che si sarà svolto il consiglio dei ministri per l’esame della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Il Def fotograferà lo stato di un’economia, quella italiana, che non riesce a decollare, esattamente come ha fatto ieri il governatore della Bce, Mario Draghi, parlando di quella europea. Draghi, davanti alla Commissione Econ dell’Europarlamento a Bruxelles, ha lanciato l’allarme: «Ci aspettiamo che la ripresa nella zona euro continui a passo moderato e stabile, ma con meno slancio di quanto previsto a giugno». Ma, secondo Dragi, è «positivo» è che le informazioni in arrivo continuano a dare l’economia della zona euro «resiliente all’incertezza politica globale, in particolare dopo il referendum britannico». «L’impegno politico che sostiene la nostra moneta è stato fortemente riaffermato durante la crisi. Ma un diffuso sentimento di insicurezza, e anche di insicurezza economica, rimane una fonte di grande preoccupazione. Non possiamo semplicemente aspettare tempi migliori: dobbiamo rinnovare i nostri sforzi per assicurare che l’Unione Economica e Monetaria offra protezione e prosperità. La Bce farà la sua parte».

La Svizzera alza il muro contro i frontalieri

Il risultato di domenica del referendum in Canton Ticino, che ha detto sì ai limiti lavoratori transfrontalieri, ha provocato l’ira dell’Italia, che ci ha circa 60 mila lavoratori che ogni giorno passano il confine svizzero. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo svizzero Didier Burkhalter. Il ministro svizzero ha confermato che il referendum di ieri nel Canton Ticino non avrà conseguenze immediate sui lavoratori frontalieri italiani e che la normativa sui lavoratori stranieri è attualmente all’esame del Parlamento nazionale. Da parte sua Gentiloni ha ribadito che ogni discriminazione nei confronti dei nostri frontalieri sarebbe un impedimento all’intesa tra Ue e Svizzera. L’Unione europea ha fatto sapere, per bocca della portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, che il referendum «non renderà più facili i negoziati» già in corso tra Ue e Svizzera per affrontare le conseguenze di un altro referendum, quello nazionale di due anni fa, che chiedeva di porre limiti all’ingresso di lavoratori europei.

Primo faccia a faccia tv tra Clinton e Trump

Nella notte si è svolto il primo dibattito presidenziale Usa, alla Hofstra University, poco fuori New York. L’evento mediatico è stato seguito da un’audience di almeno 100 milioni di telespettatori. Secondo il sito specializzato RealClearPolitics, che fa la media di tutte le principali rilevazioni, la ex first lady, nei sondaggi, è in sostanziale parità, con un vantaggio di appena 2,1 punti, con il 45,9% delle preferenze, contro il 43,8% del rivale repubblicano.

Insomma, un testa a testa che riapre completamente i giochi tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Pirma del faccia a faccia Hillary Clinton e Donald Trump, hanno incontrato, in separata sede e a porte chiuse, il premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Trump riconoscerebbe Gerusalemme come capitale di Israele («Gerusalemme eè stata la capitale eterna del popolo ebraico per oltre 3000 anni’»). Di conseguenza una amministrazione Trump «riconoscerebbe Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato d’Israele». Per la Clinton, «un Israele forte e sicuro è vitale per gli Stati Uniti».

Giovanni Galli

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