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Referendum, il quorum si avvicina

di Dino Martirano

ROMA— Se è vero che il lunedì tradizionalmente può votare tra il 10 e il 18 per cento dell’elettorato, stavolta il quorum è davvero a portata di mano visto che ieri sera alle 22 aveva deposto le schede nell’urna oltre il 41,14%degli aventi diritto sul territorio nazionale. Un dato lusinghiero per il fronte referendario dopo 16 anni di tentativi falliti: perché, in termini assoluti vuol dire che solo ieri sono andati a votare per i quattro referendum ben 18 milioni e ottocentomila italiani. Lo sfondamento del tetto del 40 per cento (calcolato sui 47.118.352 aventi diritto sul territorio nazionale) tuttavia non tiene conto del voto degli italiani all’estero le cui schede verranno contabilizzate ai fini del calcolo del quorum solo oggi a partire dalle 15. Se, per assurdo, nessuno dei 3 milioni e 300 mila 496 residenti all’estero avesse votato, il «buco» nel quorum nazionale peserebbe alla fine anche di due punti. La volata verso il 41%alle 22 di ieri sera l’hanno tirata soprattutto le regioni del Nord e del Centro dove si è votato molto di più che al Sud. Quorum quasi sfiorato in Emilia Romagna (49,08%), seguita a ruota dalla Toscana (48,17%), dal Trentino (45,60%), dalle Marche (44,20%) dal Piemonte (43,36), dal Veneto (42,76%). Invece la Lombardia (41,62%) e il Lazio (39,92%), l’Abruzzo (39,55) e il Molise (39,53%) si sono attestate sulla media nazionale. L’astensionismo è stato alto soprattutto in Calabria (33,24%), Campania (34,84%) Puglia (35,75%). Hanno fatto meglio la Sicilia (36,02%) e la Sardegna (37,60%). Tra i quattro referendum, i più votati (anche se di pochi decimali) sono stati quelli sull’acqua, seguiti dal nucleare e dal legittimo impedimento. Un’affluenza così alta per i referendum abrogativi non si vedeva dal 1995, quando fu raggiunto il quorum per l’ultima volta. Sedici anni fa (con le urne aperte solo la domenica) alle 17 aveva votato il 28%e alle 22 il quorum del 50%fu superato di 17 punti. Nel 2006— dopo sei consultazioni andate deserte— il referendum costituzionale confermativo (per il quale il quorum non è necessario) fece registrare un 35%la domenica sera e un 53,8%finale il lunedì: cioè, il 18,8%dei votanti registrati il lunedì mattina. Ecco allora che ieri alle 12 il fronte referendario ha iniziato a incrociare le dita quando il Viminale ha dato il primo dato dell’affluenza: 11,65%, sopra la soglia fatidica del 10%che a mezzogiorno della domenica è tradizionalmente il primo segnale di via libera verso il quorum. A quel punto, tra i leader del centro sinistra, Pierluigi Bersani ha voluto cogliere il segnale positivo che aveva riscontrato nel seggio in cui era andato a votare a Piacenza: «Io ho trovato la fila al seggio» , scriveva dunque il segretario del Pd su Facebook. Poi alla rilevazione delle 19 — 30,34%dei votanti, solo 0,8%in meno rispetto ai ballottaggi del 29 e 30 maggio— si è accesa un’altra luce verde sulla strada che porta al quorum: «È come la scalata al K2, ma vedo già la vetta. Ce la possiamo fare tutti insieme» , diceva Antonio Di Pietro cercando di trattenere l’entusiasmo per quel 41,14%serale sul quale, in realtà, pochi avevano scommesso. Anche tra i referendari.

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