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Referendum e Fmi ultimi scogli per la Grecia prima della salvezza

L’incognita Fmi e le fibrillazioni di Syriza gelano gli entusiasmi per una rapida soluzione della crisi greca. Alcuni parlamentari ellenici (a dire il vero non quelli dell’ala più radicale del partito) hanno preso ieri le distanze dalla proposta di compromesso presentata da Atene. «Non vedo come si possa votarla» ha dichiarato lo speaker parlamentare di Syriza Alexis Mitropoulos. Voci isolate, per ora, ma quanto basta per preoccupare il presidente del Consiglio che nei prossimi giorni dovrà convincere Piattaforma di sinistra – la corrente dei duri e puri che controlla 30-40 voti decisivi in aula – di non aver tradito le promesse elettorali. «Ognuno di noi dovrà tenere ben presente non solo le urgenze del momento, ma anche quelle del nostro intero progetto », ha richiamato tutti all’ordine il portavoce Gavril Sakellaridis mentre pure sulle Borse la prudenza ha preso il posto dell’euforia della vigilia: Piazza Affari ha chiuso in rialzo dello 0,35%, in timido progresso come il resto dei listini, solo sotto il Partenone (+6%) è continuato il trend al rialzo.
Tutti naturalmente sperano che all’Eurogruppo di oggi e al summit dei capi di governo di giovedì si arrivi a un compromesso. Tsipras oggi volerà a Bruxelles per un nuovo incontro con Draghi Juncker e Lagarde. Il 30 giugno Atene deve pagare 1,6 miliardi al Fondo monetario, pena il default, e l’intesa deve passare il vaglio del Parlamento greco e di altri paesi della Ue. A frenare l’ottimismo sono però anche i dubbi dell’Fmi. «La proposta greca è ben lontana da quello che ci si aspettava» è stato il gelido commento del direttore generale Christine Lagarde, che le indiscrezioni vogliono irritata per la rapidità con cui Bruxelles l’ha accettata come «una valida base». Washington è preoccupata non solo per la mancanza di una soluzione sul debito, ma pure per la pesante manovra fiscale previsto da Tsipras per raccogliere 8 miliardi in due anni. Il timore è che ripiombi il paese nella recessione, allontanando le riforme necessarie per guarirlo veramente. I distinguo di Washington sono già diventati la sponda su cui diversi parlamentari tedeschi del partito di Angela Merkel vogliono appoggiarsi per sabotare un compromesso che non vedono di buon occhio. «Prima di dare il via libera bisogna testare la solidità delle offerte elleniche» ha detto il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel. Molti in Germania vorrebbero vedere l’ok del Parlamento in Grecia alle singole riforme prima di riaprire il portafoglio. Tsipras si giocherà in queste ore e proprio su questo fronte la partita decisiva. I partiti d’opposizione – To Potami, Nea Demokratia e Pasok – hanno offerto i loro voti per far passare l’accordo. Lui però sa che non potrà accettarli se saranno decisivi. «Senon avremo la fiducia dai parlamentari del governo uscito dalle elezioni non ci sarà più un governo », ha detto esplicito Sakellaridis, agitando così lo spettro di nuove elezioni immediate o di referendum. Anel, il partner nazionalista nell’esecutivo, ha dato ieri il semaforo verde: «Le linee rosse delle promesse elettorali sono state rispettate – ha detto il segretario Panos Kammenos – ora ci attendiamo però anche segnali decisivi per la riduzione del debito». Una boccata d’ossigeno per premier che a questo punto – se riuscirà a contenere al minimo le defezioni tra i suoi e Germania e Fmi permettendo – potrebbe vedere davvero la fine del tunnel.
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