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Referendum, anche Berlino dice sì

La «sovranità popolare esiste e resta degli elettori» al di là del comprensibile «interesse internazionale». Tocca al presidente della repubblica, Sergio Mattarella, fischiare fallo agli Usa, all’indomani del pubblico endorsment a favore della vittoria del sì al referendum sulla riforma costituzionale espresso a Roma dell’ambasciatore di Barack Obama in Italia, John Phillips. «È un passaggio democratico, da vivere serenamente», ha ribadito Mattarella.
Nelle stesse ore però un altro pezzo da novanta della politica internazionale scende in campo pronunciandosi a favore del sì: la Germania di Angela Merkel, per tramite del suo portavoce: «Ovviamente non spetta al governo tedesco esprimersi su referendum che si tengono in altri Paesi» la premessa di Steffen Seibert, cui segue esattamente il suo contrario: Merkel «appoggia» il premier Matteo Renzi nelle «sue diverse attività di politica interna» e «le riforme che il premier ha avviato, ad esempio nel mercato del lavoro». E il portavoce tedesco poi concorda con l’ambasciatore Usa circa il «passo indietro» che farebbero gli investimenti stranieri in Italia qualora prevalesse il «no» al referendum. E ancora, ha aggiunto Seibert, «nell’ultimo incontro con Renzi a Maranello, la cancelliera ha detto che lo appoggia nelle sue diverse attività di politica interna. Di più, su questo, non vorrei dire». L’uscita dell’ambasciatore statunitense aveva scatenato l’irritazione di pezzi del Pd, come l’ex segretario dem, Pier Luigi Bersani, e delle opposizioni, Forza Italia in testa. «Le parole del presidente Mattarella, per l’autorevolezza di chi le ha pronunciate, mi pare che chiudono la questione. Si deve rispetto a tutte le valutazioni e le posizioni anche internazionali ma le decisioni spettano solo ai cittadini italiani con il voto», ha ribadito il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. Nella nuova strategia di spersonalizzazione del voto, Renzi auspica una campagna referendaria «pacata, concentrata sul merito della riforma».

Italiacum, conto alla rovescia per Pd e Consulta

Il 21 settembre la camera voterà la mozione di Sinistra Italiana che impegna il governo a modificare l’Italicum. Due settimane dopo, il 4 ottobre, la Consulta deciderà sulla sua costituzionalità.

Il conto alla rovescia per la legge elettorale riguarda anche il Pd che si riunirà il 20 settembre nell’assemblea del gruppo alla camera. Alla riunione, convocata dal presidente del gruppo Ettore Rosato, non parteciperà, a quanto si apprende, il segretario Renzi. In quella occasione è attesa la mossa per andare oltre la mozione targata SI: il Pd potrebbe presentare una sua mozione con la quale aprire alla necessità di cambiare il sistema di voto e su cui chiedere la convergenza di tutto il partito. Un trappolone, secondo i bersaniani, perché a quel punto, appoggiata e votata insieme la mozione, scatterebbe anche in automatico la richiesta per l’appoggio al sì. E invece, i ribelli dem si attendono una proposta di governo sulle modifiche, l’apertura del gruppo non basta. Ma Renzi ha più volte detto che tocca al parlamento fare il primo passo. «Il testo del referendum non c’entra niente con la legge elettorale», ha ribadito il premier, «a me questa legge piace», ha aggiunto, «ma vogliamo cambiarla? Vogliamo dare un segnale? Eccoci». «Il Parlamento ora può intervenire sull’Italicum e riconoscere gli elementi di incostituzionalità contenuti in quella legge e oggetto del ricorso alla Consulta», dice Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra italiana, firmatario della mozione sull’Italicum.

M5s, è lite anche sul governo di scopo

Dopo il caos di Roma, non ancora riportataall’ordine, le faide all’interno dei Cinque Stelle continuano. Lo scontro riguarda gli esiti del voto referendario: Alessandro Di Battista non esclude il sostegno ad un eventuale governo di scopo, nel caso di vittoria del no, Luigi Di Maio lo contraddice poche ore dopo. «Se vince il ‘No’ al referendum, Renzi se ne assume le responsabilità e fa un passo indietro. Per me va benissimo andare al voto anche nel 2018, magari si può trovare un altro premier, un governo di scopo e fare quindi la legge elettorale», afferma Di Battista. Di Maio afferma l’esatto contrario, rivendicando l’ortodossia della sua posizione: «Al governo ci andremo solo con il voto degli italiani…la linea del M5S non è cambiata, io e gli altri miei colleghi pensiamo che se dovessero vincere i ‘No’ e Renzi dovesse mantenere fede alle promesse fatte e dimettersi, allora il Presidente della Repubblica traccerà la strada. Ma abbiamo dei punti fermi: andiamo al governo con i voti degli italiani».

Suicida per video hot, ora legge sul cyberbullismo

Il suicidio della donna napoletana, Tiziana Cantone, che non era riuscita ad ottenere l’oblio sulla rete per un video hard (la magistratura sta indagando per istigazione al suicidio), entra nelle stanze della politica chiamata a un intervento legislativo. L’occasione è l’approvazione da parte della camera dei deputati della legge contro il fenomeno del cyberbullismo, proposta nata per tutelare i minori e che potrebbe essere estesa anche agli adulti. Dice la parlamentare dem Michela Rostan, componente della Commissione Giustizia.: «È sempre più urgente e necessario che, insieme alle attività di prevenzione e di educazione, ci siano anche risposte legislative adeguate per evitare il ripetersi di episodi del genere». Interviene anche la polizia. Dice Lorena La Spina, segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari polizia: «È necessario che il parlamento approvi rapidamente la legge sul cyberbullismo per frenare i fenomeni sempre più dilaganti e incontrollabili del bullismo online e del sexting».

Alessandra Ricciardi

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