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Redditometro versione soft “Sospetta una famiglia su 5 ma niente indagini di massa”

Il redditometro non avrà la faccia feroce. Non si preoccupino i partiti impegnati nella campagna elettorale e, nelle ultime ore, all’assalto del nuovo strumento che permette di risalire al reddito dei contribuenti scandagliando il loro tenore di vita. Il messaggio dell’Agenzia delle entrate filtra mentre lo stesso direttore Befera, ieri in serata, avrebbe incontrato a Palazzo Chigi il premier uscente Monti. E’ toccato all’Agenzia delle Entrate ridefinire il contorno dello strumento anti-evasione che scatterà a marzo. «Non è uno strumento di accertamento di massa, servirà per intercettare forme di evasione spudorata e “finti poveri”», ha rassicurato. I controlli, ha annunciato, saranno «inferiori ai 40 mila all’anno». Ma a rischio ci sono 4,3 milioni di contribuenti attualmente «non congrui» DI CAPUA, vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, che ha parlato durante un convegno organizzato dalla Commissione parlamentare per l’Anagrafe tributaria, ci ha tenuto a puntualizzare che con il redditometro non si «criminalizzerà la ricchezza» e non si dovranno neppure conservare gli scontrini fiscali per un anno intero, come qualcuno aveva temuto.
A rendere meno drastica l’operazione- redditometro a circa un mese dalle elezioni politiche, anche la conferma che saranno oggetto di attenzione da parte dell’Agenzia delle entrate solo gli «scostamenti rilevanti» tra reddito dichiarato e complesso delle spese. «Non saranno presi in considerazione – ha esemplificato Di Capua – scostamenti tra spese e reddito pari a 1.000 euro al mese, ovvero 12 mila euro l’anno». Sarà dunque mitigata la soglia dello scostamento tra spese e reddito dichiarato fissata fino ad oggi tassativamente al 20 per cento.
FACCIA MENO FEROCE
Faccia meno feroce, anche se ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera non ha arrotolato la bandiera e ha riaffermato che la lotta all’infedeltà fiscale «verrà potenziata con il nuovo redditometro ». L’evasione fiscale, ha osservato gelido il direttore generale dell’Agenzia delle entrate, «è un male da estirpare da questo Paese dove ogni anno 120 miliardi vengono sottratti alla collettività». Comunque, ha detto, «nel 2012 sono stati confermati i risultati positivi 2011 (circa 13 miliardi) nel recupero dell’evasione nonostante il periodo di crisi». E nell’ultimo periodo – ha concluso Befera – è cresciuta la «sensibilità dell’opinione pubblica rispetto all’evasione fiscale che tende a essere percepita in tutta la sua gravità».
Tuttavia, nonostante la testimonianza di orgoglio di Befera, l’esito di un ammorbidimento del redditometro, dopo le critiche dei giorni scorsi, era quasi scontato. L’offensiva contro il redditometro aveva infiammato la campagna elettorale delle ultime ore segnata dalle dichiarazioni
dei maggiori protagonisti: Monti lo aveva definito, senza mezzi termini una «bomba ad orologeria del governo Berlusconi» e aveva detto che bisognerebbe «valutare seriamente » di toglierlo. Forti dosi di scetticismo sono state diffuse anche da parte di Bersani che tuttavia è sembrato considerarlo una sorta di arma spuntata e che nei giorni scorsi ha spiegato preferire, come strumento per la lotta all’evasione, «l’incrocio di banche dati». Il leghista Maroni ha paragonato il redditometro ad una «patrimoniale aggiuntiva», mentre Berlusconi ha pasticciato con lo strumento introdotto dal suo governo nel 2010 dicendo che il «suo» redditometro era migliore di quello di Monti, anche se alla stessa Agenzia delle entrate spiegano che alcune migliorie sono state introdotte proprio nell’ultimo anno. Tiro incrociato sul redditometro anche da parte della Corte dei Conti: sempre al convegno sull’Anagrafe tributaria, il presidente Giampaolino ha ammonito ad «evitare un uso disinvolto di informazioni disallineate e non verificate» ed ha aggiunto che «il redditometro come tutti gli strumenti presuntivi ha bisogno di cautela per l’efficacia probatoria
».
LO SCOSTAMENTO RILEVANTE
Il redditometro tuttavia non si ferma, le prime convocazioni dei contribuenti che risulteranno «non congrui» scatteranno dal marzo prossimo, subito dopo le elezioni, e dovrebbero coinvolgere meno di 40 mila contribuenti: secondo una stima dell’Agenzia delle entrate tuttavia in Italia ammonterebbero a 4,3 milioni i contribuenti che evidenzierebbero il pericoloso «scostamento rilevante». I periodi nel mirino saranno quelli che risalgono fino ai redditi del 2009: non si tratta di retroattività: infatti il nuovo strumento fu varato nel maggio del 2010 ed i contribuenti erano informati della natura dei conro prima della presentazione della denuncia dei redditi relativa all’anno precedente.
Il meccanismo del «redditometro » è ormai noto: si tratta di «pizzicare » l’evasore individuando il suo tenore di vita e suoi consumi, senza perdere tempo in ispezioni fiscali e senza spingersi fino a controlli patrimoniali e bancari incrociati. Per questo fine sono state censite 100 voci di spesa «critiche », divise in almeno due gruppi che verranno elettronicamente setacciate e sommate per ciascun contribuente: la prima proviene da spese fatte sul territorio, dagli immobili, alle auto, ai movimenti di capitali, alle utenze, ai mutui, alla sanità privata alle ristrutturazioni. La seconda lista è quella fornita dallo stesso contribuente: soprattutto i dati presenti nella dichiarazione dei redditi dove rappresenteranno un indicatore sensibile le «deduzioni», dai mutui alle assicurazioni alle ristrutturazioni. Per quanto riguarda invece i consumi correnti, che non vengono trascurati, come alimenti, abbigliamento e calzature saranno utilizzati i dati dell’Istat: saranno debitamente ponderati in base al luogo e al tipo di famiglia presa in esame e attribuiti «figurativamente». Inoltre verranno computati e tenuti in considerazione anche gli incrementi patrimoniali dell’anno e il risparmio dell’anno. Il singolo contribuente e la famiglia somiglieranno così sempre di più ad una «bottega» a sospetto di evasione: saremo tutti controllabili e accertabili e sarà possibile dichiarare la famiglia-spa «congrua» o meno con il fisco.
LA FAMIGLIA “CONGRUA”
Il compito dell’Agenzia delle entrate
non sarà complicatissimo: farà la somma delle spese «sensibili » e, se queste supererano il 20 per cento del reddito dichiarato normalmente
dal contribuente, scatterà la convocazione, che si trasformerà in contraddittorio e, se non si raggiungerà una spiegazione plautrolli
sibile della incongruità della situazione, si trasformerà in accertamento fiscale. Il controllo non scatterà, come ha annunciato ieri Di Capua, in presenza di scostamenti che non verranno considerati rilevanti (è stato fatto l’esempio dei 12 mila euro l’anno). «Se il redditometro si ridimensiona in qualche modo vuol dire che si sta aggiustando il tiro», ha osservato il presidente della Commissione sull’Anagrafe tributaria Maurizio Leo.
NON SOLO CONSUMI SIMBOLO
Con quale criterio l’Agenzia delle entrate ha scelto le spese da tenere sotto controllo? Questo è il punto dove il vecchio redditometro cambia maggiormente rispetto al modello al quale ci eravamo abituati a leggere fino allo scorso anno. Il vecchio redditometro scattava in presenza di beni di lusso-simbolo, come barche, aerei, cavalli, collaboratori domestici, abitazioni, sulla base delle quali si presumeva e si attribuiva un reddito al contribuente. Ora invece l’accertamento delle spese del contribuente sarà fatto su uno spettro più ampio di beni, come abbiamo visto, e soprattutto per larga parte con dati «certi» in possesso dell’Agenzia delle entrate (cercando di ridurre l’esercizio difficile della «presunzione »): si partirà infatti da elementi concreti, desunti dalle banche dati dell’Anagrafe tributaria, come la potenza delle auto, la lunghezza delle barche, i consumi elettrici e non semplici consumi-simbolo, anche per evitare sperequazioni e dare maggiore efficacia ai controlli.

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