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Redditometro, stop ai dati Istat

Il Garante della privacy boccia l’utilizzo, nel nuovo redditometro, delle spese medie Istat. Il reddito del contribuente, si legge nel parere dell’Autorità diffuso nella giornata di ieri, potrà essere ricostruito sinteticamente utilizzando soltanto spese certe e spese che valorizzano elementi certi. I dati relativi alle spese medie Istat non potranno, invece, essere mai utilizzati per determinare l’ammontare di spese frazionate e ricorrenti quali, per esempio, quelle per l’abbigliamento e i generi alimentari. Le spese Istat, inoltre, non potranno mai costituire oggetto del contraddittorio fra il fisco e il contribuente senza entrare in conflitto con i principi generali di riservatezza e protezione dei dati sanciti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Da rivedere anche l’imputazione del cosiddetto fitto figurativo e l’invito al contraddittorio.

Il cosiddetto fitto figurativo, attribuito al contribuente in assenza di abitazione di proprietà o locazione nel comune di residenza, non potrà mai essere utilizzato ai fini della selezione dei contribuenti da sottoporre ad accertamento sintetico, ma potrà entrare in gioco solo a seguito del contraddittorio e una volta verificata la corretta composizione del nucleo familiare. L’invito al contraddittorio dovrà inoltre specificare chiaramente la natura obbligatoria o facoltativa degli ulteriori dati eventualmente richiesti dall’Agenzia e le conseguenze di un eventuale rifiuto anche parziale, a rispondere.

Non c’è dubbio che a seguito di tali prescrizioni la procedura, piuttosto complessa, di determinazione sintetica del reddito delle persone fisiche ai sensi del nuovo articolo 38 del dpr 600/73, debba essere rivista. Per certi aspetti, quali per esempio, un utilizzo più moderato delle spese medie Istat, la circolare delle Entrate n. 24 del 31 luglio scorso aveva già smussato alcuni spigoli prevedendo l’utilizzo di tali dati presuntivi solo in una fase successiva a quella di selezione dei contribuenti ma adesso, alla luce dei rilievi del Garante, l’utilizzo di tali dati medi sembra ancor più limitato.

Secondo il Garante, infatti, le spese medie Istat non sono utilizzabili per attribuire al contribuente l’ammontare delle spese frazionate e ricorrenti senza commettere notevoli margini di errore, sia in eccesso sia in difetto. In buona sostanza se questo tipo di spese venisse attribuito al contribuente e concorresse alla determinazione del suo reddito sinteticamente accertabile, quest’ultimo, proprio per i margini di errore sopra ricordati, avrebbe scarse possibilità di superare indenne il vaglio delle commissioni tributarie. E ciò è in evidente contrasto con quanto invece la stessa Agenzia delle entrate ha più volte sottolineato nella già citata circolare n. 24/e, qualificando la determinazione sintetica del reddito quale vera e propria presunzione relativa.

Anche le indicazioni in ordine al contenuto degli inviti al contraddittorio sembrano orientate a tutelare i contribuenti da possibili «trappole» che gli uffici potrebbero tendergli nascondendo, dietro l’invito stesso, un vero e proprio questionario ex articolo 32 del dpr 600/73. È probabile, infatti, che nel primo contraddittorio, quello cioè finalizzato a una prima verifica della tenuta della selezione dei contribuenti effettuata a livello centralizzato, vengano richiesti al contribuente anche alcuni dati fra i quali il Garante individua, per esempio, gli estratti conto bancari. Ebbene in queste situazioni è necessario che l’invito specifichi puntualmente quali saranno le conseguenze a carico del contribuente nell’ipotesi dell’omessa esibizione di tali dati. Se l’invito fosse strutturato sulla falsariga di un questionario esplorativo ai sensi della norma sopra citata, la conseguenza potrebbe, infatti, essere l’impossibilità per il contribuente di utilizzare tali dati in una successiva fase sia amministrativa che contenziosa.

Le prescrizioni del Garante imporranno dunque la revisione della procedura di accertamento sintetico con la conseguente rivisitazione della stessa in un nuovo documento di prassi amministrativa. In sostanza passerà ancora altro tempo prima di vedere operativo il nuovo redditometro. Nel frattempo per l’annualità 2009, la prima accertabile con il nuovo strumento, si avvicinano, inesorabilmente, i termini di prescrizione dell’azione accertatrice degli uffici che per la stragrande maggioranza dei contribuenti scatterà a decorrere dal 31 dicembre 2014.

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