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Redditometro, sprint sui controlli

Il fisco accelera sul redditometro. La scadenza di fine anno obbliga gli uffici a chiudere i controlli sul periodo d’imposta 2009 che non sarà più accertabile dal prossimo anno. Uno sprint che rischia di travolgere anche tutti i paletti fissati per consentire un’adeguata difesa al contribuente. È il caso del contraddittorio, vale a dire il confronto con il contribuente selezionato con il redditometro. Un momento obbligatorio secondo la legge e che serve a fornire spiegazioni agli uffici delle Entrate e a portare la documentazione in grado di giustificare la presenza di redditi che hanno consentito determinati investimenti nel corso dell’anno.
A quanto risulta a Il Sole 24 Ore e come dimostra il documento pubblicato a lato, non sempre però il contraddittorio viene vissuto come un momento di effettivo confronto. Perché il verbale parla di «emissione comunque dell’avviso di accertamento». Come a dire, a prescindere dalla validità o meno delle osservazioni del contribuente, tutto il procedimento deve concludersi con un atto che contesta un’evasione e quindi indica maggiori imposte da pagare.
Certo, non è detto che tutti gli uffici procedano secondo questo schema. Va, però, sottolineato come l’intenzione della modifica apportata al redditometro (data maggio 2010) fosse quella di stabilire una maggiore parità tra fisco e contribuente ed evitare accertamenti (del tutto o in parte) infondati, che avrebbero costretto entrambe le parti a contenziosi lunghi e dall’esito incerto. Quindi, al di là della necessaria tutela dei diritti della difesa, c’è anche una questione di economia dell’accertamento che deve consentire di mirare davvero ai soggetti a maggior rischio di evasione.
Del resto, è stato previsto addirittura un doppio contraddittorio. Il primo dopo la selezione con il redditometro. L’altro nel caso in cui le prime spiegazioni non fossero state ritenute convincenti prima di attivare l’accertamento di adesione. Però, se il contribuente convocato fornisce adeguate motivazioni non si dovrebbe arrivare in ogni caso alla contestazione. Altrimenti sia la convocazione, sia la presentazione si traducono soltanto in un momento fine a se stesso. Bisogna anche ricordare che le osservazioni del Garante della privacy , che hanno portato a un restyling del nuovo redditometro prima del debutto nella scorsa primavera, si sono concentrate anche sul contraddittorio. Tanto è vero che poi l’Agenzia ha definitivamente cancellato il ricorso ai valori medi Istat che non possono utilizzati neanche nella fase di confronto con il contribuente già selezionato . Ma c’è di più. La direttiva annuale sui controlli (circolare 25/E/2014) emanata a inizio agosto – e che rappresenta il primo atto d’indirizzo antievasione sotto la direzione di Rossella Orlandi – ha ricordato a tutti gli uffici territoriali la centralità del contraddittorio che risponde a una doppia finalità.
Da un lato può rendere il contribuente partecipe dello sforzo dell’Agenzia nello svolgimento dei propri compiti istituzionali in un contesto di leale collaborazione e buona fede, dimostrando capacità di ascolto, professionalità e chiarezza nelle spiegazioni.
Dall’altro lato, permette all’amministrazione finanziaria di individuare con maggior attendibilità la sussistenza dei presupposti dell’atto in corso di definizione, con effetti positivi diretti sull’affidabilità dei controlli.
Ma tutto questo si innesta nel ritardo accumulato dal nuovo redditometro, che si applica appunto dai controlli sull’anno d’imposta 2009 (in scadenza il prossimo 31 dicembre). Il debutto della versione «2.0» dello strumento di accertamento è avvenuto solo nello scorso aprile, anche con un ridimensionamento delle lettere da inviare nel 2014 (20mila contro le 35mila inizialmente attese). Come ha ricordato ancora una volta la Corte dei conti nella relazione sul rendiconto generale 2013, il nuovo redditometro avrebbe dovuto portare a un maggior gettito complessivamente di 2,2 miliardi tra il 2011 e il 2013. Invece i (diversi) problemi di messa a punto hanno fatto sì che si procedesse con la vecchia versione e si registrasse un calo del 42% sia nel numero di avvisi sia in quello della maggiore imposta accertata tra il 2012 e il 2013. Ora, però, la fretta rischia di mettere un’ipoteca anche sui risultati effettivi da conseguire per il futuro.
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