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Redditometro soft non per tutti

Le Entrate «graziano» i pensionati dall’applicazione del nuovo redditometro. E, in aggiunta, gli uffici non dovranno tenere conto di uno scostamento entro i 12 mila euro tra reddito accertato e reddito dichiarato.

La scelta è sicuramente apprezzabile, nell’ottica di curare anche il rapporto contribuente-amministrazione, ma è sancita, in assenza però di una vera e propria fonte normativa, da un comunicato stampa dello scorso 20 gennaio dell’Agenzia delle entrate.

L’affermazione deve essere necessariamente contestualizzata, tenendo anche conto delle disposizioni contenute nell’art. 38, dpr n. 600/1973 e del recente procedimento sul nuovo redditometro, giacché il comunicato è fin troppo stringato e, di conseguenza, lascia aperte troppe questioni, stante il fatto che lo stesso si limita a precisare che «i pensionati, titolari di sola pensione, non saranno mai selezionati dal nuovo redditometro».

La locuzione «titolari della sola pensione» fa pensare a coloro che vivono esclusivamente di questa, a prescindere che la stessa sia quella minima o diversa da quest’ultima ma che, però, non possiedono ulteriori redditi; si pensi, per esempio (si veda Italia Oggi del 22/01/2013) al pensionato che possiede immobili e che dagli stessi percepisce un ulteriore reddito.

In tal caso, causa l’affermazione stringente appena riportata, il contribuente pensionato «non» puro (pensione + affitti), pur pagando tutte le imposte dovute, rischia di essere assoggettato all’accertamento sintetico se, naturalmente, spende ufficialmente più di ciò che guadagna e, lo scostamento, anche per un solo periodo d’imposta, supera il 20%.

Al contrario, un pensionato che non detiene alcun immobile, ma esercita un’attività in nero e non ufficializza tutte le spese-indice (ristoranti, abbigliamento, medicinali, formazioni, vacanze e quant’altro) pagando, non sempre necessariamente in nero, le dette spese, dal semplice dettato letterale del comunicato stampa, sembra restare escluso «per sempre» da questo tipo di attività accertativa. La situazione, seppure da qualificare come un intento apprezzabile di porre un limite a valutazioni rigidamente ancorate al dettato letterale delle disposizioni vigenti e del recente provvedimento direttoriale di attuazione del nuovo redditometro (quello applicabile dal 2009), pare discriminante all’interno della stessa categoria di contribuenti (pensionati) e della più ampia categoria di contribuenti (persone fisiche).

Piace, al contrario, l’indicazione secondo la quale il redditometro «verrà utilizzato per individuare i finti poveri e, quindi, l’evasione «spudorata», ossia quella ritenuta maggiormente deplorevole del comune sentire», anche se la stessa affermazione ha, anche in tal caso, dei limiti nell’ambito applicativo.

L’evasione «spudorata» è sia quella nella quale un imprenditore e/o un professionista dichiara un reddito basso e a fronte del quale, sulla base delle necessità familiari, sostiene numerose spese-indice (colf, asili nido, mutui o locazioni, utenze e quant’altro) che lo indicano come soggetto non congruo che quella di un soggetto che, pur realizzando redditi altissimi e risultando congruo, ne dichiara la metà ma, con gli stessi riesce a coprire le spese, anche della medesima entità del contribuente precedente.

Sembra che anche in questo caso emerga una chiara discriminazione tra due tipologie di contribuenti, comunque qualificabili come «evasori», peraltro per consistenze che potrebbero risultare, alla prova pratica, di entità notevolmente diverse, a discapito dell’erario.

Infine, l’ulteriore perplessità concerne l’introduzione, in quanto non legislativa, di una franchigia sullo scostamento tra le spese sostenute e accertate, rispetto al reddito dichiarato.

Pare corretto evidenziare che una «franchigia», di fatto, esiste già ed è quella disposta dal comma 6, dell’articolo 38, dpr n. 600/1973 secondo il quale la determinazione del reddito sintetico è ammesso, quando il reddito accertato eccede un quinto di quello dichiarato, con la conseguenza che quella indicata nel comunicato stampa dello scorso 20 gennaio si affiancherà a quella stabilita per legge.

Infatti, se, per esempio, il contribuente è stato accertato per un reddito da 52 mila euro ma ha dichiarato un reddito pari a 40 mila euro, lo scostamento del 20% (52.000 x 20% = 10.400 risulta superato), il contribuente resta al di sotto (52.000-10.400 = 41.600), ma lo stesso non sarà inserito nella lista selettiva, poiché lo scostamento indicato (10.400) resta al di sotto della franchigia in commento (12.000). Più che un vero e proprio riconoscimento ai contribuenti più vicini all’allineamento, pare una soluzione auto-imposta dagli stessi uffici per orientare l’attività accertativa verso i contribuenti maggiormente interessanti, in termini di gettito, giacché la convezione sottoscritta tra le Entrate e il ministero dell’economia e delle finanze, obbliga all’esecuzione di almeno 35 mila controlli annuali a mezzo «redditometro».

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