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Redditometro, scacco in 5 mosse

Con cinque mosse il nuovo redditometro mette in scacco il contribuente. Il reddito complessivo accertabile a carico del contribuente verrà infatti determinato sommando cinque componenti formate da spese certe, da spese presunte da incrementi patrimoniali realizzato nell’anno dal contribuente e dalla quota di risparmio dallo stesso accumulata.

Se il risultato di questa somma algebrica eccede almeno di un quinto quello dichiarato per l’annualità oggetto di verifica l’ufficio potrà procedere all’accertamento sintetico ai sensi dell’articolo 38, commi d quattro a otto, del Dpr 600/73.

Questo è il procedimento logico attraverso il quale lo schema di decreto attuativo varato nei giorni scorsi dal ministero dell’economia arriva alla determinazione sintetica del reddito complessivo accertabile (articolo 3).

Ciò posto lo schema di decreto indica anche le possibili difese a favore del contribuente contro tale ricostruzione sintetica del suo reddito.

L’analisi di tali possibilità a favore del contribuente disvela in realtà solo una apparente forma di tutela. Spesso si rischia di trovarsi di fronte a vere e proprie prove impossibili da fornire.

Sulla base di quanto disposto nell’articolo 4 del decreto in commento il contribuente potrà infatti sempre dimostrare:about:blank

a) che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta, ovvero con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile, ovvero da parte di soggetti diversi dal contribuente;

b) che le spese attribuite hanno un diverso ammontare;

c) che la quota del risparmio utilizzata per consumi ed investimenti si è formata nel corso di anni precedenti.

La prima prova contraria, identificata nell’articolo 4 dello schema di decreto con la lettera a) è quella “classica” da sempre utilizzata nell’ambito del redditometro.

La seconda invece, relativa alla possibilità di dimostrare che le spese attribuite hanno un diverso ammontare, assume oggi contorni del tutto nuovi.Nell’era della fatturazione elettronica e della moltitudine di invii in anagrafe tributaria appare assolutamente arduo, se non addirittura impossibile, contestare una spesa attribuita al contribuente risultante da dati disponibili o presenti nelle banche dati del fisco.

Per riuscire a dimostrare di aver spese meno rispetto a quanto desunto dalle suddette medie, il contribuente dovrebbe opporre tutti i documenti giustificativi di acquisto di alimenti e bevande sostenuti nell’anno. Ma ciò è fuori da ogni logica. Nessuno tiene la contabilità familiare in maniera così analitica e soprattutto, per tali tipologie di spese gli acquisti non sono documentati da fatture intestate al contribuente bensì da certificazioni fiscali anonime (scontrini).

Stesso identico ragionamento può essere fatto per la terza componente del reddito complessivo accertabile ovvero per la quota parte di spese per beni e servizi essenziali.

Più articolata risulta essere invece la quarta componente ovvero la spesa per incrementi patrimoniali.

Si tratta di un dato che potrebbe assumere valori elevati soprattutto nelle ipotesi in cui il contribuente abbia posto in essere atti relativi a beni immobili. Anche per questa tipologia di spese la prova contraria che il contribuente potrà fornire è esclusivamente di tipo documentale.

Infine la quota di risparmio accumulata nell’anno.

Il fisco ricaverà questo dato dall’archivio dei rapporti finanziari sulla base delle segnalazioni effettuate dalle banche e dagli altri operatori finanziari.

Dall’esame condotto appare dunque piuttosto evidente che con il nuovo redditometro il fisco punta alla definizione agevolata del reddito nel doppio contraddittorio con il contribuente previsto nell’articolo 38 del decreto del presidente della Repubblica 60/73.

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