Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Redditometro, regole e cavilli ecco come evitare le trappole

Come difendersi dal nuovo Redditometro? Prima di tutto conoscendone i «punti deboli». Certo, rispetto agli «studi di settore» c’è il vantaggio che qui non si applicano imponderabili coefficienti di moltiplicazione, d’altra parte però si fa riferimento a oneri sostenuti sulla base di alcune presunzioni. Un punto su cui, malgrado le rassicurazioni delle Agenzie delle Entrate, il contenzioso si annuncia piuttosto sostenuto.
Come abbiamo più volte ripetuto, per 26 delle 56 macroaree di spesa si mette a confronto il dato disponibile o rilevato dall’Anagrafe tributaria con quello medio rilevato dall’Istat per nucleo familiare di appartenenza (single, coppia, monogenitore, ecc) e collocazione territoriale (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole). Ma non basta. Il paragone con il dato disponibile o rilevato dalle banche dati può essere fatto anche con non meglio precisate «risultanze di analisi e studi socio economici, anche di settore». Fatto il confronto, il Fisco attribuisce al contribuente il valore più elevato, spetterà poi al contribuente dimostrare perché sta sotto la media.
La verifica. Ricordiamo però che il Fisco non partirà da queste spese presunte per mettere nel mirino il contribuente ma da spese certe, cioè risultanti dalle banche dati, e in particolare da quegli esborsi che risultino incongrui rispetto al reddito dichiarato. Le medie Istat dunque o le analisi e gli studi socio-economici entrano in gioco solo in un secondo momento, quando, messo nel mirino il contribuente per una spesa effettiva esorbitante, gli si applicherà il Redditometro e tutte le spese verranno sondate: voce per voce. Ecco perché l’Agenzia delle Entrate continua a ripetere che non sarà necessario conservare gli scontrini dei supermercati o delle lavanderie. Non è su quelli che si verrà interrogati ma prevalentemente sulla spesa incongrua da cui è partita l’indagine. Questa è la spiegazione fornita, per la pratica si vedrà.
Beni ulteriori. Altra circostanza foriera di dubbi è la previsione del decreto ministeriale di utilizzare ai fini del computo della spesa complessiva altre voci oltre alle 100 indicate nella tabella delle 56 macroaree, «qualora siano disponibili dati relativi alla spesa sostenuta per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento».
Dunque il Fisco può sempre attribuirci il possesso di ulteriori beni ma per fortuna non può presumerli e basta. Deve avere degli elementi, quelli che il decreto chiama «dati disponibili» da cui partire. La norma però non spiega quale significato vada attribuito a questa espressione, dunque qualche dubbio rimane.
Intestazione delle spese. A chi si intestano le spese familiari? Le spese relative ai beni e servizi si considerano sostenute dalla persona fisica cui risultano riferibili sulla base dei «dati disponibili» (e ci risiamo) o delle informazioni presenti in Anagrafe tributaria. Si considerano, inoltre, sostenute dal contribuente, le spese relative ai beni e servizi effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico.
Non si considerano sostenute dalla persona fisica le spese per i beni e servizi se gli stessi sono relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività di impresa o all’esercizio di arti e professioni ma servirà un’apposita documentazione.
More uxorio. Secondo una delle ultime sentenze relative al Redditometro (quello vecchio) la convivenza rileva. Tale lettura dovrebbe valere anche per il nuovo strumento qualora il Fisco verifichi un maggior reddito a carico di uno dei conviventi. In questo caso l’onere della prova ricadrà esclusivamente sul contribuente destinatario della verifica tributaria, il quale dovrà dimostrare oggettivamente la natura e le caratteristiche della famiglia di fatto nella quale lo stesso soggetto è inserito e a chi fa capo il bene oggetto di accertamento.
Linea di difesa. Riepilogando, il contribuente cui venga attribuita ingiustamente una spesa può dimostrare che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta; con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile; oppure da parte di soggetti diversi dal contribuente. Oppure egli può mettere in discussione l’ammontare delle spese attribuitegli, riportando adeguate «pezze d’appoggio».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa