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Redditometro premi agli onesti

di Isidoro Trovato

Da tempo se ne sentiva parlare, oggi che il redditometro applicato ai nuclei familiari è realtà, è iniziata l'analisi dello strumento nei suoi punti forti e nelle possibili distorsioni. Il nuovo strumento nasce per registrare spese e investimenti da cui dedurre il tenore di vita e di conseguenza il il reddito di un nucleo familiare (tenendo conto anche dei costi di manutenzione di immobili, auto, barche e altri ben).
I primi a cercare di commentare le caratteristiche del nuovo strumento fiscale sono stati i commercialisti che da tempo chiedevano un meccanismo equilibrato e capace di analisi dettagliate. «Nella sua prima parte il nuovo redditometro è uno strumento equilibrato ed equo — spiega Enrico Zanetti, vice presidente nazionale dei giovani commercialisti —. Si tratta di uno studio di settore che però non si basa su statistiche o parametri fissi e preconfezionati come accade per le imprese».
Il rischio
Esiste però una seconda parte del meccanismo che crea qualche perplessità tra i commercialisti. «In effetti la parte che riguarda i coefficienti di trasformazione non ci convince — ammette Zanetti —. L'Italia verrà suddivisa in 5 macro aree e l'aspetto territoriale sarà combinato con i dati economici e la condizione familiare: single, famiglia numerosa o senza figli ecc. Teoricamente si tratta di una tecnica corretta, ma piena di tentazioni». Di che genere? «Anche nel caso degli studi di settore ci era stato detto che non sarebbero stati utilizzati come strumento per l'accertamento fiscale automatico — osserva Zanetti — ma noi commercialisti sappiamo bene che la realtà è andata diversamente. Adesso il timore è che, in tempi di conti in rosso come quelli attuali, questo strumento perda la sua funzione originaria e si trasformi in un'arma impropria».
Il premio
In compenso però il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha annunciato un meccanismo premiante per chi risulterà in regola dopo una verifica fiscale, tesi questa da sempre sostenuta dai professionisti del Fisco. «Si tratta indubbiamente di un bel segnale — ammette Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti —. Tanto più se si pensa che, soltanto poche settimane fa, sembravano prevalere, nelle scelte del legislatore, opposte logiche di gogna mediatica per evasori che, a posteriori, non sempre si rivelano tali».
Un cambiamento di «stile» che sarebbe quasi «rivoluzionario» nel nostro sistema di controllo fiscale. «Ci sono fior di studi sociologici — aggiunge il presidente dei commercialisti — che dimostrano come valorizzare nella percezione collettiva i comportamenti virtuosi, piuttosto che enfatizzare sempre e soltanto quelli negativi, possa agevolare la propensione all'adempimento spontaneo da parte di contribuenti che, a quel punto, smettono di avere la sensazione di essere gli unici fessi in un mondo di furbi. Dopodiché non sarebbe male se il legislatore aggiungesse alla mera benemerenza anche qualche riconoscimento concreto».
La compensazione
Su questo tema qualche perplessità in più è legittima. Specie in tempi come questi in cui l'esigenza di «fare cassa» sembra essere il primo obiettivo. «Si potrebbe pensare a una maggiore possibilità di procedere alla compensazione dei crediti e dei debiti fiscali — propone Siciliotti — senza dover sottostare alle limitazioni dei 516mila euro annui compensabili e senza essere vincolati agli adempimenti formali richiesti per l'utilizzo dei crediti Iva. Ciò detto, sarei curioso di conoscere le statistiche, in numeri assoluti e in percentuale, delle verifiche in azienda chiuse dall'Agenzia delle Entrate senza rilievi in questo ultimo triennio».

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