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Redditometro, investimenti «rischiosi»

Spese per consumi ricostruite più vicine alla realtà e depurate da qualsiasi giudizio sulla finalità dell’esborso, maggior peso degli investimenti su cui grava l’assenza di una automatica “spalmatura” su cinque anni. Sono questi i primi elementi che emergono dal confronto tra il nuovo e il vecchio redditometro. E, in particolare sul risparmio, l’effetto maggiore si verifica sempre che l’incremento del risparmio accumulato negli anni non possa essere considerato (come invece sembra dalla lettura del decreto) la fonte dalla quale si è attinto per sostenere la spesa. Infatti, se da un lato è vero che il risparmio (pari all’incremento, ad esempio, delle disponibilità sul conto corrente) viene considerato come un investimento negli anni in cui si forma, nei successivi momenti in cui si utilizzano i depositi gli stessi dovrebbero determinare un effetto di nettizzazione della spesa (negli esempi in pagina, ad esempio, l’acquisto dell’auto e dell’abitazione, per la parte non finanziata, potrebbero essere state rese possibili grazie al risparmio degli anni precedenti e quindi decrementarsi o addirittura azzerarsi). Chiarito il ragionamento di fondo, va detto che i conteggi proposti, in relazione al vecchio redditometro, sono stati elaborati sulla base dell’ultimo provvedimento disponibile, sia pure riferito alle annualità 2008/2009 (i parametri, dunque, dovrebbero essere incrementati dell’eventuale crescita Istat maturata nel periodo successivo). Inoltre, il reddito minimo da dichiarare, con il precedente strumento, beneficiava della franchigia del 25%, anziché della nuova del 20 per cento. Ma il confronto dei risultati, al di la di queste differenziazioni, potrebbe essere utile per ragionare in termini di possibile utilizzo dei dati “nuovi” per corroborare la posizione del contribuente per annualità antecedenti al 2009 in fase contenziosa o pre contenziosa; al riguardo, si rinvia alle riflessioni di altro intervento in pagina. Non si possono non notare, infatti, alcune macroscopiche differenze per quanto attiene, specialmente, le abitazioni e le vetture. La casa, infatti, sia nel caso dell’acquisto con mutuo che nel caso della conduzione in locazione attribuisce al contribuente un valore di reddito (ante abbattimenti), che va dai 30 ai 40mila euro, a seconda della collocazione territoriale; nel nuovo strumento, invece, nel peggiore dei casi si raggiungono poco più di 16mila euro, conteggiando anche arredamenti, forniture ed elettrodomestici. Anche nel caso della vettura le sorprese non mancano, e dai precedenti 30mila euro (ante abbattimenti) si declina a circa 5mila euro. Pur con minore impatto in valore assoluto, i disallineamenti esistono anche sulle altre piccole voci; l’assicurazione subiva un moltiplicatore di 10 volte, la presenza del collaboratore familiare di circa 4,5. Queste diversità venivano nel passato spiegate con il fatto che il redditometro coglieva non solo il costo di mantenimento del bene, ma anche la propensione alla spesa che veniva associata al contribuente che aveva la disponibilità del medesimo bene o servizio; quindi, con la disponibilità di un’auto di lusso, ad esempio, si presumeva l’esistenza anche un elevato tenore di vita in tutte le altre manifestazioni. Proprio in questo ragionamento si annidava la debolezza della ricostruzione, che accomunava (in modo indebito) le abitudini di tutti i cittadini; diversamente, appare assolutamente normale che la spesa destinata alle varie voci dipenda dai gusti e/o dalle necessità del soggetto. Il nuovo redditometro, al riguardo, indaga spaziando sulle varie spese possibili, differenziandosi anche in ragione dell’esistenza di nuclei familiari più o meno numerosi. Pertanto, se le spese medie rilevate dall’Istat sono ritenute, oggi, un valido parametro di riferimento per comprendere quale sia la spesa normalmente necessaria per la vita di un contribuente, non si vede perché le medesime (disponibili anche per le annualità pregresse) non possano costituire un valido termine di paragone per giustificare un presunto disallineamento con il precedente strumento. In fin dei conti, la riscrittura dell’articolo 38, ad opera del Dl 78/2010, è stata proprio effettuata con lo scopo di aggiornare uno strumento non più allineato con la realtà, profondamente mutata nell’ultimo decennio. Se è mutata la realtà dovrebbe mutare anche la metodologia di ricostruzione del reddito.

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