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Redditometro, investimenti più leggeri

Gli incrementi patrimoniali vengono assunti nella misura di un quinto nell’attività di selezione e controllo del rischio ai fini dell’accertamento sintetico da parte delle Entrate. La precisazione è emersa in un convegno promosso dall’agenzia della Lombardia (relatori: Antonio Iannelli, Alessandro De Domenico, Francesco Giamblanco).
Il nuovo accertamento sintetico (articolo 38 del Dpr 600/1973) considera quattro categorie di spesa (spese certe, spese per elementi certi, quota di risparmio e incrementi patrimoniali) per la determinazione nel reddito attribuibile sinteticamente al contribuente persona fisica.
La norma introduce una presunzione relativa che tutto quanto è stato speso nel periodo d’imposta, sia stato finanziato con redditi del periodo medesimo, ferma restando la possibilità del contribuente di provare che le spese sono state finanziate con altri mezzi.
Fin dalla prima emanazione della nuova norma (articolo 22 del Dl 78/2010) è stata segnalata la discrasia con riferimento agli investimenti patrimoniali i quali ragionevolmente vengono realizzati con l’accumulo del reddito avvenuto in un arco temporale più ampio. La versione dell’articolo 38 del Dpr 600/1973, precedente alla modifica, prevedeva una presunzione di formazione quinquennale delle somme utilizzate per gli investimenti.
La circolare 25/E del 6 agosto 2014 sul contrasto all’evasione, nel capitolo dedicato alle persone fisiche, ricorda che è stato predisposto il nuovo applicativo informatico «Ve.R.Di.» (verifica redditi dichiarati). È prevista la fase preliminare della selezione dei soggetti a rischio per attivare il procedimento dell’accertamento sintetico tra reddito dichiarato e capacità di spesa manifestata.
Relativamente agli incrementi patrimoniali la circolare 24/E/2013 prevede che la misura relativa agli incrementi patrimoniali del contribuente imputabile al periodo di imposta è determinata come previsto dalla tabella A) allegata al Dm Economia del 24 dicembre 2012, dall’ammontare degli investimenti effettuati nell’anno, meno l’ammontare dei disinvestimenti effettuati nell’anno e di quelli netti dei quattro anni precedenti all’acquisto dei beni.
Quindi la scelta di considerare solo un quinto dell’investimento in fase di selezione trae spunto da quanto esposto nella tabella A del decreto ministeriale del 24 dicembre 2012. Infatti, nella fase selettiva, in via prudenziale, l’Agenzia ha optato per una valorizzazione dell’incremento patrimoniale – in ragione della normale propensione al risparmio – che considera la provvista formatasi nel quinquennio.
Pertanto la quota riferita all’anno, che concorre alla determinazione del «valore di selezione», è pari a un quinto dell’incremento netto riscontrato. L’adozione di tale cautela permette una più attenta analisi per l’individuazione dei soggetti a maggior rischio. Quindi, per esempio, se il contribuente in un periodo d’imposta ha effettuato un investimento patrimoniale di 500mila euro e ha dichiarato un reddito di 200mila euro (superiore a un quinto di 500mila), senza ulteriori spese significative, non verrà selezionato per l’accertamento sintetico.
Qualora, in sede di accertamento, l’ufficio considerasse il totale degli investimenti dell’anno che costituiscono la base dell’instaurazione del contraddittorio, sarà cura del contribuente fornire la prova della formazione della provvista e dell’utilizzo della stessa per l’effettuazione dell’investimento (paragrafo 2.3 della circolare 24/E/2013).

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