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Redditometro in cinque passaggi

Dopo molte attese e numerose polemiche il redditometro passa dalla fase di studio a quella esecutiva coinvolgendo in modo diretto i contribuenti che nei prossimi mesi saranno chiamati dall’agenzia delle Entrate a giustificare le incompatibilità rilevate tra le spese sostenute e i redditi dichiarati. Si comincia con il periodo d’imposta 2009. È importante, anche alla luce della circolare 24/E/2013 emanata dall’agenzia delle Entrate verificare le fasi e il contenuto dei controlli e degli eventuali accertamenti che scaturiranno dall’attivazione del redditometro, per verificare quali sono le possibilità che il contribuente ha per evitare l’accertamento e per produrre adeguate giustificazioni.
La prima fase è quella della selezione dei contribuenti. La selezione avviene attraverso una conversione delle spese sostenute dal contribuente e in possesso del fisco o perché comunicate all’anagrafe tributaria o perché acquisite sul territorio. Una prima novità che scaturisce dalla circolare e che non era del tutto chiara dalla regolamentazione riguarda le spese correnti (ad esempio: generi alimentari, bevande, abbigliamento). Queste spese non saranno considerate in fase di selezione. In effetti queste spese non sono determinate in base a effettive rilevazioni, ma sulla base di una spesa media Istat. Questi elementi potranno essere considerati dal fisco solo in fase di contraddittorio con l’organo di controllo e solo se le informazioni fornite dal contribuente non sono soddisfacenti ovvero se il contribuente non si presenta all’incontro fissato dall’agenzia delle Entrate. Al termine della selezione l’Agenzia individuerà il differenziale tra il reddito dichiarato e quello atteso e se quest’ultimo è superiore al 20% potrà inviare agli uffici periferici una lista. Dalla lista gli uffici in base agli scostamenti e alle informazioni in loro possesso attiveranno gli specifici controlli sul singolo contribuente.
L’ufficio, a questo punto, dovrà obbligatoriamente chiamare il contribuente con un apposito invito allo scopo che lo stesso fornisca dei chiarimenti relativamente allo scostamento individuato. Questa fase, che è la più delicata, è quella che consente al contribuente di fornire le prove decisive perché l’ufficio abbandoni immediatamente l’attività di controllo archiviando la pratica. Le prove che possono essere addotte in questa fase si articolano in modo differente a seconda della spesa considerata. Ad esempio per le spese certe direttamente conosciute dal fisco il contribuente dovrà fornire idonea documentazione che dimostri l’inesattezza dell’informazione acquisita a sistema. Cosa diversa per i beni per i quali il contribuente ha una disponibilità. Si pensi ad esempio a una abitazione o a un’autovettura per i quali non siano correttamente rilevate la categoria catastale ovvero la potenza. In questo caso il contribuente può dare evidenza di fatti, situazioni e circostanze anche solo indirettamente supportate da prove documentali. Per gli investimenti il contribuente dovrà dimostrare non il relativo reddito ma la formazione della provvista che ha alimentato l’investimento stesso.
In ogni caso, in questa fase è fondamentale chiarire bene le condizioni familiari e territoriali in cui il contribuente va correttamente inquadrato. Inoltre, se il finanziamento proviene da terzi il contribuente potrà sempre indicare il finanziatore e potrà, se possibile, fornire le prove del finanziamento. In questo caso l’azione potrebbe spostarsi sul terzo allo scopo di verificare la capienza del suo reddito.
Questa fase si può chiudere con un’archiviazione della pratica ovvero se i chiarimenti non sono soddisfacenti l’ufficio può svolgere ulteriori controlli, convocando terzi ovvero attivando indagini finanziarie.
Conclusasi questa fase senza che il contribuente abbia potuto fornire prove soddisfacenti l’ufficio provvede a predisporre un invito al contraddittorio attivando la procedura dell’accertamento con adesione. Questa fase è maggiormente formalizzata e l’attività istruttoria con un confronto diretto con il contribuente si conclude con la redazione di un atto finale di definizione nel quale l’ufficio individua sulla base delle prove acquisite esattamente la sua pretesa a cui il contribuente può eventualmente aderire. Nell’atto di definizione l’ufficio deve, se rigetta alcune giustificazioni del contribuente, motivare il suo disaccordo.
In caso di non avvenuta definizione il contribuente può presentare ricorso giurisdizionale o, se l’importo in questione è inferiore a 20.000 euro, deve, prima di ricorrere, presentare un’istanza di mediazione. In questa fase finale il contribuente può sollevare anche delle questioni pregiudiziali (quali ad esempio l’assenza al momento della presentazione della dichiarazione degli elementi su cui il fisco avrebbe potuto rettificare, situazione concretamente attivabile per il periodo d’imposta 2009).

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