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Redditometro, il fisco vuole la prova

Inversione dell’onere della prova «ma con possibilità per il contribuente di fornire la più ampia prova contraria». Attenzione poi, «nessun panico da scontrino» e, come ha voluto più volte sottolineare il vicedirettore dell’agenzia delle Entrate, Marco Di Capua, «anche in presenza di una presunzione relativa – come per altro prevede la norma – la prova andrà fornita dal contribuente su dati effettivi, su spese che l’amministrazione finanziaria in molti casi già conosce e su redditi che sono stati dichiarati dallo stesso contribuente».
È uno dei chiarimenti forniti ieri a Roma dall’agenzia delle Entrate nel corso del convegno di studio organizzato dall’Ordine dei commercialisti di Roma e dall’Accademia Romana di ragioneria sul nuovo redditometro, tenutosi presso la Scuola dell’Economia e delle Finanze “Ezio Vanoni”. Sulla massima flessibilità per il contribuente di poter fornire le prove delle spese sostenute, Di Capua, precisa anche che «con il nuovo redditometro non c’è alcuna previsione di un limite temporale (attualmente è di 4 anni precedenti) necessario per comprovare che i risparmi sono risalenti nel tempo». Per fare un esempio «se disinvesto una somma ricevuta dieci anni prima per l’acquisto di un immobile, in contraddittorio potrò dimostrare al Fisco la natura dei miei risparmi e dunque la spesa effettuata».
C’è poi l’articolo 4 del decreto attuativo del 24 dicembre scorso che, ricorda ancora il vicedirettore delle Entrate, prevede espressamente tutte le possibilità di difesa del contribuente da far valere nel confronto con l’amministrazione finanziaria.
Su chi, poi, finirà nel mirino del redditometro l’agenzia delle Entrate con un paio di esempi «reali, ovvero con dati e posizioni esistenti negli archivi dell’anagrafe tributaria e nel sistema informativo del fisco» sgombra il campo da ogni possibile equivoco: «è l’evasione spudorata che vogliamo contrastare», aggiunge Di Capua, ricordando «che non è scandaloso il redditometro ma sono uno scandalo i 120 miliardi di evasione all’anno». Come dimostrano gli esempi qui a fianco, ci sono manifestazioni di capacità contributiva che sono ai margini della legalità, come il contribuente che nel 2009 ha dichiarato redditi familiari per complessivi 17 miliardi, due figli a carico, un mutuo di 9.000 euro annui per l’abitazione principale, il possesso di un’auto e due moto, la partecipazione come socio unico di una società che ha dichiarato redditi per 820 euro e un investimento su un prodotto finanziario (assicurazione sulla vita) per 250.000 euro.
Come dimostrano questi numeri, dunque, il redditometro «non è una crociata contro la ricchezza». «Con il nuovo strumento si misurerà solo la corrispondenza tra reddito dichiarato e entità della spesa, o «reddito consumato» e dove «a differenza del passato non c’è più una proiezione di stime del reddito fondate sul solo possesso di un bene (il cavallo ad esempio), ma sarà data evidenza alle spese sostenute che saranno messe in relazione al reddito dichiarato». Come dire, «se un cittadino spende 100.000 euro per un diamante o in carta igienica per noi, conclude Di Capua, è la stessa cosa, dovrà dimostrare di avere un reddito che supporta questa spesa».
Sul nuovo adattamento del redditometro al cambiamento dei tempi, ha posto l’accento Paolo Moretti, presidente dell’Accademia di Ragioneria, ricordando che la richiesta di rivedere il vecchio redditometro è stata sollecitata qualche anno fa proprio dai commercialisti. e che per qualsiasi giudiziosi dovrà attendere con pazienza la sua piena operatività. Commercialisti per altro pronti da subito a un tavolo tecnico di confronto con l’amministrazione finanziaria per risolvere eventuali problemi applicativi nella fase di rodaggio del redditometro, ha sottolineato il neo presidente del collegio di Roma dei commercialisti, Mario Civetta.Per l’entrata in vigore del redditometro si dovrà comunque attendere la circolare cui sta lavorando l’agenzia delle Entrate e poi le liste selettive. Il tutto non prima di marzo.

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