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Redditometro, effetto individuale

di Antonio Criscione

Tra moglie e marito si piazza il fisco. Il nuovo redditometro, infatti, calcola un reddito familiare, ma la domanda è: come si passerà dalla famiglia al reddito personale? La risposta che viene dalle Entrate è che il programma del redditometro non attribuisce un reddito sul quale viene calcolato un accertamento, ma seleziona solamente le situazioni di non normalità. All'accertamento, invece, provvederà – come spiegato nella presentazione del 25 ottobre scorso a Roma – un programma in fase di elaborazione che si baserà sulle spese effettivamente sostenute. Quindi, in famiglia, in prima istanza ognuno sarà chiamato a "giustificare" le proprie spese. E per questo servirà il contraddittorio.

Nelle settimane scorse è stata messa sul sito dell'agenzia delle Entrate la versione del programma del redditometro, chiamato appunto Redditest, che per ora ha una "destinazione" esclusivamente di raccolta dei dati da parte delle associazioni professionali. In futuro – è da presumere – sarà lo stesso programma a permettere ai contribuenti o, meglio, alle famiglie di calcolare la propria "congruità" fiscale. Il programma darà appunto un verdetto per la famiglia. Che però dirà solo se è in regola o meno: o meglio, se risponderà o meno a criteri di normalità, tracciati nei mesi scorsi dal fisco sulla base dell'esame delle dichiarazioni dei redditi presentate negli ultimi anni e ora in fase di verifica nel confronto con le associazioni di categoria.

A seconda del profilo di rischio che risulterà dal programma, l'Agenzia deciderà cosa fare, ma da quanto emerge al momento non ci sarà un'attribuzione automatica di un reddito ai componenti del nucleo familiare.

Lo strumento utilizzato per l'accertamento sarà infatti un altro programma, in fase di elaborazione da parte dell'agenzia delle Entrate, che si baserà – secondo quanto spiegato dall'Agenzia stessa – sulle spese effettivamente sostenute (comma 5 dell'articolo 38 del Dpr 600 del 1973) o «di un altro strumento presuntivo fortemente basato sulle spese». Questo strumento presuntivo aggiunge alle spese sostenute una "quota presunta" di reddito speso per le esigenze quotidiane della vita.

Siccome questo strumento «segue» le spese, ogni coniuge si vedrà attribuito un reddito a seconda di quanto avrà materialmente speso e per ciascuno il confronto sarà con quanto dichiarato personalmente al fisco come entrate nell'anno di riferimento.

Si potranno, perciò, verificare tutti i casi in cui le spese sostenute da un coniuge sono in realtà pagate dall'altro e così via. Le situazioni non a rischio per l'amministrazione possono essere filtrate attraverso i passaggi "intermedi" per arrivare a un eventuale accertamento. In particolare si tratta dei questionari per chiedere ulteriori informazioni e del contraddittorio previsto dalle norme che regolano il nuovo redditometro.

Anche in questo caso, però, occorre ricordare che non basta andare a "dire" che la fonte di reddito è nella busta paga del coniuge. Per l'amministrazione potrebbe non bastare e anche la giurisprudenza sulle prove da addurre richiede elementi molto precisi per contraddire le conclusioni a cui è arrivata l'amministrazione finanziaria. Questo significherà che anche nei passaggi di denaro tra coniugi o tra genitori e figli occorrerà abituarsi alla documentazione. Può sembrare quasi contro natura una formalizzazione dei rapporti familiari, ma probabilmente diventerà in futuro sempre più necessario dover lasciare documenti e tracce dei passaggi di denaro tra familiari.
 

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