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Redditometro, ecco la lettera Il Fisco fissa l’appuntamento

Gentile contribuente. Inizia così la lettera che l’Agenzia delle entrate si appresta a inviare a 35 mila contribuenti che hanno fatto accendere la spia del redditometro.
Come un cordiale invito, il Fisco si rivolgerà ai destinatari della lettera segnalando che «abbiamo rilevato dei dati apparentemente non compatibili con il reddito dichiarato». Pertanto il contribuente in questione verrà invitato a presentarsi presso l’ufficio competente dell’Agenzia delle entrate per un confronto in cui avrà modo di spiegare le presunte incongruità.
Adesso sappiamo anche che gli uomini di Attilio Befera hanno già definito pure la data dell’appuntamento: nelle lettere infatti sarà indicato un giorno e un’ora in cui presentarsi. Verosimilmente l’appuntamento sarà fissato circa una settimana dopo il ricevimento della lettera (le eventuali oscillazioni dipenderanno dalla disponibilità dei singoli uffici territoriali). Naturalmente l’appuntamento non sarà inderogabile: chi dovesse avere altri impegni o legittimi impedimenti, potrà rifissare il colloquio entro i 15 giorni dal ricevimento della lettera che, non bisogna dimenticarlo, è una raccomandata. Nella comunicazione il contribuente troverà il nome del funzionario che si occuperà della pratica e il riferimento (telefono o mail ) da utilizzare per spostare l’appuntamento.
Attenzione alla seconda pagina della lettera: sarà un allegato in cui i contribuenti troveranno un elenco con le spese e i beni contestati il cui valore appare incongruente con il reddito dichiarato.
È bene ricordare che le raccomandate arriveranno soltanto a contribuenti per i quali emerge uno scostamento, tra reddito dichiarato e spese effettuate, superiore almeno del 20%. In particolare, la ricostruzione del redditometro, come spiegato nella lettera, riguarderà i beni certi e spese legate a beni certi. Il meccanismo prevede due fasi: la prima, con la data dell’appuntamento già fissata nella lettera, servirà per i chiarimenti.
Proprio questa è la fase in cui esibire la documentazione con la quale si è in grado di dimostrare la provenienza delle somme o dei beni contestati. Per esempio i dipendenti del Vaticano o quelli della Fao potranno spiegare che loro non dichiarano redditi in Italia. Stesso vale se l’acquisto di una casa o di un’auto arriva dai proventi di investimenti come i Bot che non vanno in dichiarazione dei redditi.
Ma se durante il primo confronto il contribuente non avrà convinto il funzionario dell’agenzia delle entrate, si passerà alla fase due che è quella che riguarda l’accertamento vero e proprio.
L’appuntamento quindi servirà ad avere un confronto preliminare: è per questo che il tono della lettera sarà molto collaborativo e non inquisitorio. Un invito al confronto tra (quasi) amici. Anche se, inutile nasconderlo, i 35 mila prescelti presentano scostamenti tali che avranno il loro bel da fare per convincere il Fisco della loro fedeltà.

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