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Redditometro, da solo è sgonfio

Il redditometro, da solo, non basta più. Così come è successo per gli studi di settore anche lo strumento principe dell’accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche è ormai considerato dalla giurisprudenza tributaria maggioritaria, capace di esprimere soltanto presunzioni semplici che, come tali, non sono in grado di invertire l’onere della prova né di sorreggere, senza altri elementi di supporto, un accertamento.

Puniti anche i comportamenti troppo spregiudicati degli uffici come quelli relativi alla spalmatura a ritroso degli incrementi patrimoniali verificatisi in anni successivi a quello oggetto di accertamento.

Stoccate in punta di diritto anche sul nuovo decreto ministeriale attuativo del redditometro di seconda generazione, accusato di eccesso di delega e violazione di diritti fondamenti del contribuente, protetti sia dalla costituzione italiana che dalla normativa comunitaria.

Ammissibile anche la richiesta del contribuente di applicare gli indici più favorevoli del nuovo redditometro per ricalcolare l’accertamento sintetico dell’ufficio su annualità precedenti il periodo d’imposta 2009.

Ecco come l’avvento del nuovo redditometro ha modificato, un po’ alla volta, l’orientamento della giurisprudenza tributaria sia di legittimità che di merito delineando uno scenario non certo favorevole all’amministrazione finanziaria.

Nella tabella in pagina abbiamo riassunto, sulla base dei vari filoni interpretativi, il suddetto mutamento di prospettiva mettendo in rassegna le principali sentenze degli ultimi due/tre anni.

Si tratta certamente di un quadro non esaustivo della produzione giurisprudenziale sulla delicata tematica degli accertamenti sintetici ma che rende bene l’idea del mutamento in atto.

La riforma dell’accertamento sintetico voluta dal legislatore con il dl 78/2010 con l’introduzione nello strumento di stime e dati desunti da medie e analisi di settore, ha finito per indebolirne la valenza probatoria provocando mutamenti sulla giurisprudenza tributaria ancor prima della sua effettiva discesa in campo.

 

Presunzione semplice. Sulla valenza presuntiva del redditometro si sta giocando la partita più importante. Dopo anni nei quali la giurisprudenza tributaria, a più riprese, aveva sostenuto la valenza di presunzione relativa delle risultanze dell’accertamento sintetico, ecco che per effetto delle modifiche apportate all’articolo 38 del dpr 600/1973, questa posizione cristallina dei giudici tributari ha iniziato ad incrinarsi.

I primi segnali di cedimento della forza presuntiva del redditometro sono emersi dalla lettura della sentenza n. 23554 del 20 dicembre 2012 della Corte di cassazione. In essa i giudici di legittimità, parafrasando dalle risultanze in tema di studi di settore, non hanno esitato nell’affermare che la disciplina contenuta nell’articolo 38 del dpr 600/1973 «si limita a porre una presunzione semplice e non a delimitare l’ambito oggettivo dell’accertamento sintetico».

Da quel momento anche la giurisprudenza di merito ha iniziato a porsi in maniera diversa rispetto alla valenza presuntiva del redditometro.

Merita qui sottolineare il percorso attraverso il quale la Ctr Lombardia nella sentenza n. 209/63/13 del 21 agosto scorso, ha sancito la valenza di presunzione semplice del redditometro. I giudici della regionale lombarda (sezione staccata di Brescia) richiamando proprio il precedente intervento della Cassazione non hanno infatti esitato nel definire il redditometro come un accertamento di natura statistica che tende a determinare il reddito complessivo presunto del contribuente attraverso l’utilizzo di presunzioni semplici. E inoltre, e qui sta la chiave del ragionamento che va formandosi in giurisprudenza, in sentenza si legge come anche per il redditometro «possono pertanto valere le medesime considerazioni che la giurisprudenza ha espresso in ordine a parametri e studi di settore, rilevando che la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel mero scostamento dei parametri di legge, in quanto l’inversione dell’onere probatorio presuppone un complesso quadro che deriva dal fatto che all’esito del contraddittorio la motivazione sia integrata anche sotto il profilo probatorio con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio».

Il ruolo centrale del contraddittorio endoprocedimentale anche nell’accertamento sintetico, costituisce dunque il legame ormai inscindibile fra questo strumento e gli studi di settore. Ed infatti la Ctr Lombardia conclude precisando che così come avviene per gli studi di settore, anche nel redditometro sarà proprio dalle risultanze del contraddittorio che potrà emergere la gravità, precisione e concordanza attribuibile alla presunzione basata sui parametri e la giustificabilità di un onere della prova contraria.

 

Obbligo del contraddittorio. Sulla scia dei ragionamenti fatti sopra non può non ascriversi anche quanto statuito dalla Ctp Torino nella sentenza n. 03 dell’8 gennaio 2013.

In essa infatti i giudici del capoluogo piemontese, dopo aver anch’essi ricordato le modifiche normative apportate dal dl 78/2010 all’accertamento sintetico, hanno affrontato la questione relativa alla retroattività delle modifiche stesse in relazione all’obbligatorietà o meno del preventivo contraddittorio fra fisco e contribuente.

Lapidaria la conclusione espressa in sentenza: «In materia di accertamento sintetico, lo stesso è illegittimo tutte le volte in cui l’Agenzia delle entrate non abbia instaurato un preventivo contraddittorio con il contribuente, applicando retroattivamente il comma 7 dell’articolo 38, dpr 600/1973 così come modificato dall’articolo 22 del dl 78/2010».

Una soluzione come quella adottata dai giudici della provinciale di Torino e dai colleghi della regionale Puglia (sentenza n. 9/11/12 del 27 gennaio 2012) appare ispirata – si legge in conclusione della parte motiva della sentenza stessa – dall’evoluzione giurisprudenziale e da una lettura costituzionalmente corretta dello Statuto del contribuente.

 

Utilizzo pregresso del nuovo redditometro. Tutto conduce dunque alla sintesi finale dell’evoluzione giurisprudenziale in atto testimoniata dalle pronunce sopra esaminate: il nuovo accertamento sintetico appartiene alla categoria degli accertamenti standardizzati e come già avviene per gli studi di settore anche per esso, le risultanze delle evoluzioni dello strumento – come quella disposta dall’articolo 22 del dl 78/2010 – si rendono applicabili retroattivamente, se più favorevoli al contribuente.

E sulla scia di questo nuovo filone non hanno esitato nel rivedere gli importi accertati dall’ufficio sia la Ctp Reggio Emilia (sentenza n. 74/02/13) che la Ctp Pistoia (sentenza n. 1400/2/13).

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