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Redditometro, controllo unico

Chi sarà raggiunto da un accertamento sintetico – compreso quello da redditometro – avrà sostanzialmente chiuso la sua posizione reddituale nei confronti del fisco. È questo un rilevante aspetto che deve essere preso in considerazione, cogliendo, ad esempio, la differenza rispetto agli studi di settore.
Il tutto ruota attorno all’ambito di operatività degli accertamenti parziali (articolo 41-bis del Dpr 600/1973). Questi sono nati (nel 1982) per dare la possibilità all’amministrazione finanziaria di tradurre immediatamente in un atto di accertamento un elemento “certo” proveniente da fonti esterne, senza la necessità di eseguire un’attività istruttoria con riferimento all’intera posizione del contribuente (da qui il nome di “parziale”). Il “parziale”, quindi, consente all’amministrazione di effettuare ulteriori rettifiche. Nel tempo il “parziale” è stato modificato, ma si deve ritenere che lo stesso debba comunque sempre riguardare elementi certi conosciuti dall’amministrazione, anche perché, altrimenti, non si capirebbe il distinguo tra atto di accertamento ordinario e atto di accertamento parziale. Rimane fermo, ovviamente, il fatto che, una volta effettuato il “parziale”, l’amministrazione può effettuare ulteriori rettifiche. Cosa che non accade per gli accertamenti ordinari, per i quali l’ulteriore azione accertatrice è ammessa soltanto nell’ipotesi (eccezionale) in cui l’amministrazione venga a conoscenza di elementi che non poteva conoscere quando ha eseguito l’originario accertamento (articolo 43, comma 4, del Dpr 600/1973).
Va rilevato che per gli studi di settore ci volle una precisa norma derogatoria (articolo 70 legge 342/2000) per stabilire che la rettifica basata sugli stessi non pregiudica l’esercizio dell’ulteriore attività accertatrice. In sostanza, essendo gli studi una rettifica presuntiva, venne fatta una specifica norma che derogava quella dei “parziali” – visto che questi ultimi si devono basare su elementi certi – per stabilire che l’accertamento da studi non impedisce l’esercizio dell’ulteriore azione accertatrice da parte dell’amministrazione finanziaria.
Per il “sintetico” o redditometro che sia, va rilevato che lo stesso individua presuntivamente il reddito complessivo del contribuente, così che l’accertamento non può certo essere effettuato per il tramite di un “parziale”. In realtà, questa regola venne derogata con l’introduzione della “minimum tax”, quando il legislatore sentì l’esigenza di non agire soltanto nei confronti dei piccoli imprenditori e dei lavoratori autonomi, ma anche, in generale, nei confronti dei contribuenti persone fisiche. Con l’articolo 11-ter del Dl 384/1992 venne stabilito, infatti – come deroga al principio generale – che l’accertamento sintetico poteva essere fatto anche attraverso un accertamento parziale. Quando, però, con l’introduzione degli studi di settore (Dl 331/1993), la minimum tax venne meno, la previsione “eccezionale” di effettuare un accertamento sintetico tramite il “parziale” venne abrogata (articolo 62-quinquies del Dl 331/1993).
Attualmente, quindi, l’accertamento sintetico non può essere fatto attraverso un accertamento parziale, il quale può avere un senso per una singola categoria reddituale e non certo per l’individuazione del reddito complessivo del contribuente (senza contare il fatto che si tratta di un accertamento presuntivo). Conseguentemente, dopo avere fatto un “sintetico”, l’amministrazione potrà tornare sulla posizione del contribuente solamente per fatti assolutamente nuovi. Ad esempio, se il “sintetico” riguarda un imprenditore, l’Agenzia potrà eseguire un nuovo accertamento in seguito a “incroci” presso terzi o per questioni riguardanti l’Iva o l’Irap. Non potrà certo applicare presunzioni come quelle, ad esempio, degli studi di settore, delle indagini finanziarie o dell’antieconomicità.

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