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Redditometro basato sulle stime

di Benedetto Santacroce

Il nuovo redditometro – che, almeno in questa fase, si propone più quale strumento di orientamento dei contribuenti che non quale strumento di accertamento – presenta non poche incognite relativamente agli indici di capacità contributiva che derivano non da dati certi, ma da stime del fisco.

Leggendo il materiale fornito durante la riunione di presentazione del 25 ottobre scorso, si scopre come i dati di spesa che l'amministrazione considera nel suo modello di analisi del rischio sono, oltre a quelli ordinariamente determinati dai flussi informativi nell'anagrafe tributaria ovvero dagli scambi di dati tra banche dati pubbliche (per esempio Inps, Pra, Inail, Siae, Comuni eccetera) ovvero da campagne di raccolta sul territorio, anche da una serie di indici stimati che si fondano prevalentemente su ricostruzioni statistiche.

La riprova tangibile di questo ha una sua diretta conferma in riferimento agli investimenti immobiliari e mobiliari netti che, come viene evidenziato dall'agenzia delle Entrate, sono valorizzati con riferimento al biennio precedente all'anno considerato. Ad analoghe conclusioni si giunge per specifiche voci di spesa contenute nelle sette categorie di indici individuate quale base di riferimento del calcolo della soglia di coerenza che costituisce il risultato determinato dal software.

La nuova costruzione del redditometro, quale strumento automatico di determinazione del reddito, si basa su tecniche di analisi del rischio che hanno lo scopo di evidenziare le anomalie e la loro rilevanza rispetto a elementi di normalità predeterminata. Sotto questo profilo il modello di riferimento si basa, in relazione agli indici di capacità contributiva, su sette categorie aggregate di beni e servizi, declinate in oltre 100 voci di spesa. Le sette categorie di riferimento sono: abitazione; mezzi di trasporto; assicurazioni e contributi; istruzione; attività sportive e ricreative; altre spese significative e investimenti immobiliari e mobiliari netti.

Nell'ambito di queste categorie e delle relative voci di spesa non è difficile identificare i dati e le informazioni che non risultano individualmente determinate in modo puntuale, ma che derivano da attività di stima. Per esempio nella voce abitazione è chiaro che il reddito o l'effetto reddituale determinato dall'abitazione principale detenuta in proprietà è un dato stimato di cui il fisco conosce il dato di rogito e in alcuni casi solo il dato di rendita. Ugualmente stimato risulta il riferimento al mutuo che solitamente è conosciuto nel suo ammontare e non in relazione al piano finanziario di ammortamento (questo dato puntuale probabilmente potrà essere ottenuto più facilmente in base ai nuovi poteri di acquisizione che l'Agenzia ha dagli intermediari finanziari). Ugualmente stimato risulta il dato riferito agli arredi, a meno che questi non si limitino a quelli obbligatoriamente da comunicare al fisco al momento dell'acquisto. Più puntuali i dati riferiti ai mezzi di trasporto, in special modo in riferimento ai beni locati o noleggiati che dalla fine di quest'anno dovranno essere comunicati al fisco. Certamente, un dato stimato riguarda il valore da attribuire annualmente quale componente reddituale all'auto di proprietà.

Ancora più complesso e non puntuale è il dato relativo al settore istruzione e attività sportive e ricreative che, al di là delle informazioni ottenute con campagne di raccolta, non risulta in alcun modo censito se non in modo residuale con il nuovo strumento dello spesometro. Un ulteriore dato stimato e per giunta calcolato con riferimento al biennio precedente è quello relativo agli investimenti immobiliari e mobiliari netti.

Tutte queste stime, seppur rafforzate da statistiche di dettaglio e funzioni matematiche di calcolo, fanno sì che il risultato ottenibile sul piano individuale non è ottimale e sarà sempre il contribuente che, ragionando su dati puntuali, dovrà decidere se la soglia di reddito proposta sia più o meno in linea con la propria situazione.

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