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Reddito minimo e indennizzi in cambio dell’articolo 18

ROMA — La parola chiave per capire come possa proseguire il difficile negoziato sul mercato del lavoro tra governo e parti sociali, che tra mercoledì e giovedì potrebbe registrare un nuovo incontro, è «compensazioni». Il governo, tenendosi il più lontano possibile dalle polemiche, intende procedere mantenendo l'obiettivo di una riforma seria, vera che tocchi tutti gli aspetti del lavoro, compreso l'articolo 18.
Sapendo però che per portare a casa questo risultato, col maggior consenso possibile, dovrà concedere delle «compensazioni». Quali? Su questo starebbe lavorando, al ministero del Lavoro, Elsa Fornero, chiamata a trovare una possibile mediazione entro tempi relativamente brevi: il mese di marzo. Indennizzi economici, politiche di outplacement, irrobustimento degli ammortizzatori sociali, cancellazione dei contratti che creano precariato, reddito minimo per gli indigenti. Su queste carte punterebbe il governo per far restare al tavolo anche la Cgil.
Nel governo, insomma, non c'è l'intenzione di interrompere il dialogo instaurato, a questo scopo anche il presidente Giorgio Napolitano si sta spendendo molto affinché si arrivi a una soluzione condivisa.
Forse per questo ieri l'indiscrezione diffusa da Repubblica di un incontro segreto tra il premier Mario Monti e il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha creato confusione e nervosismo, al punto da rendere necessaria una precisazione da parte degli interessati. Dopo una telefonata tra Monti e Camusso, è stato diffuso un comunicato congiunto di smentita: «Palazzo Chigi e la Cgil — si legge — rendono noto che nei giorni scorsi non vi è stato nessun incontro, né colloquio tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso». Si precisa poi che «peraltro, se tale incontro fosse avvenuto, non sarebbe stato il primo faccia a faccia. Susanna Camusso e Mario Monti si erano infatti già incontrati nel novembre scorso al momento della formazione del nuovo governo».
Dura la reazione di Camusso che ha parlato di «grave invenzione», arrivando a ipotizzare «quasi che qualcuno voglia far saltare il confronto». Malgrado ciò il leader della Cgil ha tenuto il punto, ribadendo l'impegno a stare nel negoziato, avvertendo però che «non diremo sì a tutti i provvedimenti a prescindere dalle nostre idee».
E il negoziato dovrà proseguire più che mai sui punti condivisi, per evitare d'impantanarsi sul solito scoglio dell'articolo 18. Stamattina ci sarà l'incontro tra Rete Imprese Italia e Cgil, Cisl e Uil. Sarà anche l'occasione per i tre «generali», che dovrebbero presidiare il tavolo, per confrontarsi sugli ultimi avvenimenti, sebbene già ieri i contatti telefonici non siano mancati.
Nel pomeriggio proseguirà invece il lavoro del tavolo tecnico delle parti sociali, che continuerà a occuparsi di manutenzione degli ammortizzatori sociali, riduzione delle forme contrattuali, stretta sulla cosiddetta «flessibilità cattiva».
Sempre nel pomeriggio in Cgil si riunirà, come di consueto, la segreteria generale che probabilmente non potrà fare a meno di affrontare i temi più caldi. All'interno del sindacato sono tanti a chiedersi se la Cgil terrà fino in fondo la linea intransigente esibita fin qui. C'è chi non ci crede, come Gianni Rinaldini, coordinatore nazionale de «La Cgil che Vogliamo», area di minoranza del sindacato di Corso d'Italia, che ha già detto di considerare «non più rinviabile» la convocazione del Direttivo Nazionale prima del prossimo incontro col governo, in modo da essere informato, «come finora non è ancora successo», sul complesso della trattativa, a partire dall'articolo 18 e «per decidere cosa fare».

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