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Redditività senza vie di fuga

La presunzione di redditività opera, anche in caso di sottoscrizione dell’accordo con stati black list, per i periodi di imposta ravvicinati che rientrano nell’ambito di applicazione della voluntary disclosure. Questo perché l’accordo sterilizza, unicamente, il principio del raddoppio dei termini ma in nessun caso elimina la necessità di dimostrare che le somme estere siano diverse da redditi non tassati. Ed è questo il principio che l’Agenzia delle entrate segue nel momento in cui notifica gli avvisi di accertamento su periodi di imposta recenti per i quali è stata acquisita documentazione bancaria su disponibilità detenute, per esempio, in Svizzera. Inoltre, anche in presenza di accordo, rimane ovviamente il problema del raddoppio dei termini relativamente alle sanzioni applicabili per la mancata compilazione del quadro RW.

La disclosure e il rapporto con le presunzioni di legge. La legge n. 186 del 2014 non consente di affermare che, in modo automatico, vengano sterilizzate le presunzioni introdotte nell’ordinamento dal decreto legge n. 78 del 2009 con riferimento agli stati black list che, di fatto, si compongono di quattro elementi:

– il primo riguarda la presunzione di redditività. Il concetto è che la mancata segnalazione delle attività finanziarie nel quadro RW, consente di sostenere che quella attività corrisponde a reddito non tassato in Italia. Nella sostanza, nell’anno di costituzione della somma all’estero (in stati o territori black list) si equipara il capitale a reddito non tassato. Per gli anni successivi la presunzione è solo quella relativa alla fruttuosità dell’investimento ai sensi dell’articolo 6 del dl 167 del 1990;

– il secondo riguarda la possibilità di raddoppio dei termini. Posto che la norma è entrata in vigore nel 2009, secondo l’Agenzia delle entrate, la stessa si applica a ritroso sui periodi di imposta più datati. In linea di principio, in caso di omessa presentazione della dichiarazione, l’anno contestabile più vecchio è il 2004;

– il terzo concerne il raddoppio delle sanzioni previste ai fini dell’imposta sul reddito. Una volta calcolata l’imposta dovuta sul capitale (cioè sul reddito), la sanzione è pari a due volte l’imposta come misura minima;

– il quarto è costituito dal raddoppio dei termini per la contestazione legata alla mancata compilazione del quadro RW.

Questo quadro normativo e applicativo, nell’ambito della disclosure, viene mitigato soltanto nel caso di stipula di un accordo. Per esempio, in relazione alla Svizzera, l’effetto dell’accordo sarà:

– la sterilizzazione della presunzione di redditività per gli anni più datati;

– l’inefficacia del raddoppio delle sanzioni.

Quindi, anche in caso di stipula di un accordo, rimangono in essere due concetti quali la presunzione di redditivà in senso generale e il raddoppio dei termini per l’applicazione delle sanzioni per la mancata compilazione del quadro RW. È questo l’approccio che segue l’amministrazione finanziaria in relazione a periodi di imposta che sono ordinariamente accertabili. Si faccia l’esempio di un contribuente nei confronti del quale è stata acquisita documentazione bancaria relativa al periodo di imposta 2011 relativa a disponibilità detenute in Svizzera. In questa ipotesi, l’accertamento verte proprio sulla presunzione di redditività di quell’apporto del 2011 in quanto l’articolo 12 del dl 78 del 2009 introduce questo concetto che viene applicato, anche, con il raddoppio dei termini. Ma quando il predetto «raddoppio» non serve (in quanto il 2011 è anno ordinariamente accertabile), la presunzione si applica comunque. Tale effetto si produce anche laddove, nell’ambito della disclosure, si arrivi alla sottoscrizione dell’accordo cosicché, per gli apporti effettuati in periodi di imposta ordinariamente accertabili, si dovrà dare giustificazione in merito alla assenza di redditività. Quindi, l’accordo sterilizza unicamente il predetto raddoppio riportando l’attenzione sui periodi di imposta ordinariamente accertabili. In generale, è il concetto contenuto nell’articolo 12 che, applicato alla disclosure, lascia perplessità. È bene ricordare che la novità del dl 78 del 2009 venne introdotta con la finalità di inasprire le conseguenze per chi non accedeva allo scudo fiscale e non aveva ovviamente evidenziato le proprie disponibilità nel quadro RW. Quindi, una logica finalizzata a colpire chi rimaneva «nascosto». Esattamente il contrario della finalità prevista dalla disclosure che è proprio quella di far emergere quanto non evidenziato in precedenza e in modo assolutamente non anonimo a differenza di quanto era previsto dallo scudo fiscale. Sempre in tema di raddoppio dei termini, resta sul tappeto anche il problema del predetto raddoppio quando innescato, potenzialmente, dalle disposizioni di carattere penale di cui al dlgs n. 74 del 2000. Anche su questo aspetto, è lecito chiedersi se, la sterilizzazione del raddoppio dei termini derivante dalla stipula dell’accordo possa consentire, in sede di disclosure, di approfondire elementi afferenti a periodi di imposta che, di fatto, non sono più accertabili.

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