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Redditest, esame privato per Unico

Oggi l’agenzia delle Entrate svelerà il funzionamento del «redditest». Il software per l’auto-diagnosi della coerenza fiscale è stato illustrato ieri alle associazioni di categoria e ai professionisti in un incontro riservato.
I contribuenti potranno utilizzare il “redditest” per orientarsi in vista della compilazione della dichiarazione dei redditi. I risultati della verifica preventiva, infatti, resteranno in casa e non potranno essere in alcuna maniera acquisiti dall’amministrazione finanziaria. Su questo punto il direttore Attilio Befera è stato molto chiaro nelle scorse settimane.
Nel caso in cui scatti il semaforo rosso, quindi, si dovrà valutare in un’ottica di compliance come comportarsi quando si metterà mano alla dichiarazione dei redditi. Viceversa, con il semaforo verde si potrà stare più tranquilli, anche se non si annulla del tutto il rischio di essere sottoposti successivamente a controlli tributari, evidentemente.
Ma come “girerà” il redditest? Esempi concreti, ieri, non ne sono stati forniti (in vista dell’incontro di oggi con la stampa). In pratica, però, i contribuenti potranno inserire nel “simulatore di fedeltà fiscale” le spese più rilevanti che si sostengono in ambito familiare. Il redditest sarà imperniato, nel dettaglio, su 100 indicatori di spesa suddivisi in 7 categorie: abitazioni, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi previdenziali, istruzione, attività sportive e tempo libero, investimenti immobiliari e mobiliari e altre spese significative. Si spazia dalle spese per la casa all’istruzione dei figli, dagli investimenti agli abbonamenti allo stadio o al teatro, dai viaggi alle cene al ristorante.
A partire da questo mosaico di uscite sarà ricostruito un reddito presunto che si potrà confrontare con il reddito da dichiarare. Di fronte a scostamenti consistenti (oltre il 20%) si accenderà, come detto, il semaforo rosso, oppure il sistema darà via libera.
Se il redditest-calcolatore assemblerà il reddito attraverso dei coefficienti applicati alle spese-sentinella, diversamente si muoverà il vero e proprio redditometro (disciplinato dalla manovra estiva del 2010), attraverso il quale si darà luogo, a partire dal 2013, agli accertamenti.
Il nuovo redditometro sarà fortemente incentrato sulle spese effettivamente sostenute dal contribuente. Il cui catalogo sarà alimentato dai database già a disposizione dell’amministrazione finanziaria (spesometro, assicurazioni, contributi, abitazioni, anagrafe dei conti correnti).
Per le spese non ancora censite verranno inseriti i dati Istat che fotografano le spese medie pluriennali e/o correnti (come per gli alimentari, l’abbigliamento, le calzature, eccetera) tenendo conto delle aree provinciali e di almeno 10 tipologie di famiglie.
Per quanto riguarda queste ultime, si avrà comunque la possibilità di dimostrare di non averle sostenute o di averle sostenute per un ammontare inferiore. Per chi possiede un’imbarcazione, per esempio, si stimano spese per il rimessaggio per 300 euro. Il contribuente potrà sempre (nel primo colloquio con gli uffici ovvero nel contraddittorio) depositare la fattura che provi un esborso più basso.
Nel decreto ministeriale che dovrà fissare le regole applicative del nuovo redditometro (dopo oltre un anno di sperimentazione), oltre alle modalità dell’accertamento relativo al singolo contribuente, saranno anche stabilite le norme per verificare preventivamente il reddito familiare. In pratica, il reddito familiare ricostruito dal Fisco segnerà il livello-limite per escludere dall’accertamento i soggetti congrui e selezionare, viceversa, i soggetti non coerenti da sottoporre a controllo. Peraltro, con l’affinamento di questo modello di calcolo più aderente alle spese fatte potrebbe essere progressivamente mandato in soffitta lo stesso redditest.

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