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Recupero più ampio per le perdite fiscali

di Luca Gaiani

Salve le imposte anticipate sulle perdite pregresse nei bilanci 2011. L'eliminazione del termine quinquennale per la compensazione dei risultati negativi disposta dal Dl 98/2011 rende più agevole il mantenimento in bilancio delle attività fiscali. Svalutazione dei titoli, impairment test e verifica della continuità aziendale sono gli aspetti più critici della chiusura dei conti nell'anno della crisi finanziaria internazionale.
Bilanci 2011, si parte
Il drastico peggioramento dei conti delle aziende causato dalla crisi indurrà le imprese ad avviare per tempo la fase di chiusura dei conti del 2011 per verificare eventuali situazioni di perdite qualificate che potrebbero richiedere l'intervento dei soci o imporre la liquidazione della società. Un elemento di notevole semplificazione nella redazione dei bilanci di quest'anno arriva dalla nuova disciplina delle perdite fiscali introdotta dalla manovra estiva. Le società possono ora riportare in avanti le perdite senza più limiti temporali (pur se entro l'80% del reddito di ciascun anno) e questa nuova disposizione (circolare 53/E/2011), è applicabile già dall'esercizio 2011 con riferimento ai risultati ancora utilizzabili in tale periodo di imposta (perdite formate dal 2006 in avanti). I principi contabili (Oic 25, par. H.II.) consentono l'iscrizione di attività sulle perdite fiscali (pari al 27,5% del loro ammontare) se esiste una ragionevole certezza di ottenere in futuro imponibili capienti per il loro utilizzo e a condizione che le perdite stesse derivino da circostanze che si può ritenere non si ripeteranno negli esercizi seguenti. Con il vecchio regime, la recuperabilità delle perdite richiedeva la dimostrazione che si sarebbero realizzati redditi capienti nei cinque esercizi successivi, mentre ora, con le modifiche del Dl 98/2011, è possibile ampliare, anche di molto, il periodo temporale su cui ipotizzare il conseguimento di risultati positivi, il che rende molto più semplice realizzare i requisiti richiesti per l'iscrizione degli attivi fiscali. Produce analogo impatto sui conti delle imprese la norma, contenuta nell'articolo 9 della manovra Monti, che estende le possibilità di convertire, a certe condizioni, le attività per imposte anticipate in veri e propri crediti di imposta.
Svalutazioni sotto la lente
Le altre criticità del bilancio 2011 sono quelle tipiche dei rendiconti in rosso: verifica della continuità aziendale, corretta (s)valutazione delle attività immateriali e finanziarie. Per la valutazione civilistica dei titoli iscritti nel circolante da parte di società che non adottano i principi internazionali Ias/Ifrs, si può applicare, anche nel bilancio al 31 dicembre 2011, la deroga già prevista per 2008, 2009 e 2010 dall'articolo 15 del Dl 185/08. Il Dm 27 luglio 2011 ha infatti esteso ai rendiconti del 2011 la possibilità di non adeguare il valore di iscrizione dei titoli non immobilizzati a quello di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato, se le perdite non hanno carattere durevole. L'ulteriore applicazione della deroga va peraltro effettuata con estrema cautela soprattutto se questa è già stata utilizzata in esercizi precedenti e l'importo contabilizzato è conseguentemente a fronte di più anni di perdite di valore dei titoli.
Valute in altalena
Un altro aspetto rilevante dei rendiconti in fase di chiusura riguarda l'adeguamento delle poste attive e passive espresse in valuta ai cambi di fine esercizio. Per la conversione, che, come ogni anno, non produce effetti fiscali (utili su cambi detassati, perdite su cambi indeducibili), si utilizzano i tassi di cambio di venerdì 30 dicembre, pubblicati, per le valute principali, nella Gazzetta ufficiale del 7 gennaio scorso. Un impatto significativo avrà, in particolare la forte rivalutazione del dollaro, con un cambio passato negli ultimi sei mesi dell'anno da 1,4425 a 1,2939. Un elemento monetario (le attività non monetarie non vanno convertite) pari a un milione di dollari, acceso al 30 giugno 2011 dovrà infatti essere rivalutato (credito) o svalutato (debito) di circa 80mila euro nel bilancio al 31 dicembre.

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