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Recupero crediti più efficace

La ricerca dei beni e crediti da pignorare viene affidata all’ufficiale giudiziario. La possibilità di consultare l’anagrafe tributaria, compresa l’anagrafe dei conti bancari, dovrebbe stanare chi tenta di eludere le esecuzioni, confidando nella privacy sulle informazioni reddituali e patrimoniali.

O sulla difficoltà se non impossibilità del creditore di arrivare a conoscere dove sta il tesoretto del debitore.

Il decreto legge sulla riforma del processo civile segna, se non resta sulla carta, una innovazione sostanziale, in quanto offre a imprese e cittadini un valido sostegno per il recupero dei crediti: è lo stato che va a cercare i beni su cui soddisfare il proprio diritto.

D’altra parte la legge non considera un diritto la pretesa di sottrarre beni all’espropriazione forzata dell’avente diritto, anzi il codice civile afferma che il debitore risponde delle proprie obbligazioni con tutti il suo patrimonio presente e futuro. Vediamo dunque i punti salienti delle modifiche alla disciplina delle espropriazioni.

Automatizzazione dei registri informatici di cancelleria. Spetterà al creditore a trasmettere per via telematica in cancelleria la nota di iscrizione a ruolo, unitamente all’atto di pignoramento, al titolo esecutivo e al precetto. L’iscrizione del procedimento dovrà avvenire entro termini perentori (10 giorni nell’esecuzione mobiliare; 30 giorni nell’esecuzione presso terzi; 10 giorni nell’esecuzione immobiliare).

Dal 31 marzo 2015 saranno ammesse solo con modalità telematiche.

Competenza territoriale del giudice dell’esecuzione. Per tutti i soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche, la competenza per i procedimenti di espropriazione forzata di crediti verrà radicata presso il tribunale del luogo di residenza, domicilio, dimora o sede del debitore. Si eviterà così, ad esempio, la duplicazione di procedure in caso di pluralità di terzi pignorati con sede diversa.

Ricerca con modalità telematiche. Il decreto vuole dare impulso ai procedimenti di esecuzione mobiliare presso il debitore e presso terzi. Questo risultato è perseguito dando poteri di ricerca dei beni dell’ufficiale giudiziario, che è abilitato all’accesso alle banche dati pubbliche, quella dell’Inps, del Pra e l’anagrafe tributaria compresa l’anagrafe dei conti bancari.

L’anagrafe dei conti viene dichiarata utilizzabile anche per altre ragioni di giustizia: le informazioni sono dichiarate utilizzabili dall’autorità giudiziaria ai fini della ricostruzione dell’attivo e del passivo nell’ambito di procedure concorsuali, di procedimenti in materia di famiglia e di quelli relativi alla gestione di patrimoni altrui.

Con le nuove norme la situazione reddituale e patrimoniale, desumibile dall’anagrafe dei conti, non potrà essere nascosta ai magistrati e, quindi, ai creditori.

In caso di esito positivo della ricerca, i pignoramenti saranno effettuati di iniziativa dell’ufficiale giudiziario (salva competenza territoriale dell’Unep) e salva la scelta del creditore in caso di pluralità di beni o crediti scoperti.

Inoltre si fa leva anche sull’interesse degli ufficiali giudiziari ad attivare esecuzioni il più possibile fruttuose: il decreto legge dispone compensi ulteriori quale forma di incentivo a reperire redditi e patrimoni dei debitori.

Agli ufficiali giudiziari andrà un compenso che può arrivare fino al 6% del ricavato della vendita di beni o della assegnazione dei crediti, con garanzia di introito anche in caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo.

Il decreto legge abilita all’accesso tutti gli ufficiali giudiziari.

La normativa dovrà essere attuata con un decreto del ministero della giustizia, che dovrà anche definire le precauzioni a tutela della riservatezza (come le misure di sicurezza e la tracciabilità degli accessi).

Il decreto ministeriale, nel dettaglio, individuerà i casi, i limiti e le modalità di esercizio della facoltà di accesso alle banche dati e le modalità di trattamento e conservazione dei dati e le cautele a tutela della riservatezza dei debitori. Con il medesimo decreto saranno individuate le ulteriori banche dati delle pubbliche amministrazioni o alle quali le stesse possono accedere, che l’ufficiale giudiziario può interrogare tramite collegamento telematico diretto o mediante richiesta al titolare dei dati.

Quanto agli adempimenti di privacy, il decreto legge dispone subito una misura di semplificazione: il Ministro della giustizia può procedere al trattamento dei dati acquisiti senza provvedere all’informativa di cui all’articolo 13 del codice della privacy (decreto legislativo 196/ 2003).

Per la ricerca di beni tramite banche dati i decreto legge prevede un contributo unificato di euro 43; non dovuto il rimborso forfettario di euro 27.

Il decreto prevede una norma di salvataggio quando non funzionano i mezzi messi a disposizione dell’ufficiale giudiziario per la raccolta dati: il creditore procedente, previa autorizzazione del giudice potrà ottenere le informazioni direttamente dai gestori delle banche dati.

Infruttuosità dell’esecuzione. Viene introdotta la possibilità di chiusura anticipata del processo esecutivo per infruttuosità (articolo 164-bis disposizioni di attuazione del codice di procedura civile) quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo.

Dichiarazione del terzo. Il decreto legge elimina i casi in cui il terzo pignorato deve presentarsi in udienza per dichiarare il debito nei confronti dell’esecutato. Potrà, semplicemente, mandare una corrispondenza (anche una Pec) al creditore procedente.

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