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Recupero crediti con lo sprint

Recupero transfrontaliero dei crediti più facile in Europa. Dopo cinque anni di lavori, sono entrate in vigore le nuove norme sulle procedure di insolvenza all’interno del Vecchio continente proposte dalla commissione nel 2012 e adottate dal parlamento europeo tre anni più tardi. Novantadue articoli densi di significato capaci, nelle attese di Bruxelles, di garantire un immediato ritorno economico alla maggior parte dei Paesi membri. Dalla Croazia alla Romania, dalla Bulgaria alla Grecia, passando per l’Estonia, Malta e l’Ungheria, le nuove disposizioni comunitarie dovrebbero garantire una spinta all’economia pari al 2,5 e il 3% del pil. Mentre per i Paesi più grandi, l’effetto volano si dovrebbe attestare tra il +1,4% dell’Italia e lo 0,1% di Austria e Germania. In mezzo, Spagna e Portogallo con un +0,8% e Francia e Svezia con +0,5%. Ma quali sono questi strumenti deliberati da Bruxelles capaci di rivoluzionare la gestione dei crediti e delle insolvenze all’interno dell’Unione? «Il regolamento risolve i conflitti di competenza tra le normative da applicare nelle procedure d’insolvenza transfrontaliere e garantisce il riconoscimento in tutta l’Ue delle sentenze in materia di insolvenza», hanno avvertito gli esperti della Commissione secondo cui le nuove norme garantiranno l’efficacia delle procedure collettive di recupero transfrontaliero dei crediti. Entrando nello specifico, il regolamento Ue 2015/848 ha imposto un allargamento del campo di applicazione delle norme a una gamma più ampia di procedure nazionali di ristrutturazione. «Alcune tipologie nazionali più moderne ed efficaci di procedure di ristrutturazione non rientravano nel campo di applicazione del precedente quadro normativo e non potevano quindi essere utilizzate nei casi transfrontalieri», hanno avvertito gli esperti di Bruxelles secondo cui, d’ora in avanti, sarà possibile utilizzare le moderne procedure nazionali di ristrutturazione per salvare le imprese o per recuperare i crediti presso i debitori degli altri Paesi dell’Ue. E questo, indipendentemente dal fatto che il debitore sia una persona fisica o giuridica, un professionista o un privato. Ma non solo. La normativa entrata in vigore a fine giugno consentirà di aumentare la certezza del diritto e le salvaguardie contro il turismo dei fallimenti. «Se un debitore si trasferisce in un altro Paese poco prima di depositare la dichiarazione di insolvenza, il giudice dovrà esaminare attentamente tutte le circostanze del caso e verificare che il trasferimento sia genuino e non sia stato motivato dalla prospettiva di beneficiare di norme meno severe in materia di insolvenza», si legge nel documento. Le novità non finiscono qui. Le nuove norme, infatti, sono state concepite in modo da evitare l’avvio di «procedure secondarie» ovvero di procedure aperte dai giudici di Paesi Ue diversi da quello dove si trova la sede legale dell’impresa, rendendo più facile ristrutturare le aziende in contesti transfrontalieri prevedendo, al tempo stesso, misure di salvaguardia degli interessi dei creditori locali. Le nuove norme hanno poi introdotto un quadro normativo per le procedure di insolvenza dei gruppi di imprese che aumenterà l’efficacia delle procedure d’insolvenza che riguardano membri diversi di un gruppo di imprese. Tutto questo, a sua volta, comporterà l’aumento delle probabilità di salvataggio del gruppo nel suo insieme. «Il regolamento dovrebbe essere esteso alle procedure di ristrutturazione del debitore nella fase in cui sussiste soltanto una probabilità di insolvenza, oltre che alle procedure per cui il debitore mantiene un controllo totale o parziale dei suoi beni e affari», hanno avvertito da Bruxelles mostrando la volontà di includere nel campo di applicazione delle nuove norme anche le procedure di remissione o di adeguamento del debito con riguardo ai consumatori e ai lavoratori autonomi. Per esempio, mediante riduzione dell’importo che deve essere versato dal debitore o proroga del termine concesso a quest’ultimo. Infine, dall’ambito di applicazione del regolamento è stata prevista l’esclusione delle procedure d’insolvenza che riguardano le imprese assicuratrici, gli enti creditizi, le imprese d’investimento, e tutte le società, istituzioni o imprese a cui si applica la direttiva 2001/24/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio e gli organismi d’investimento collettivo. E questo, perché assoggettate a un regime particolare il cui controllo spetta alle autorità di vigilanza nazionali. Il prossimo passo per dare efficacia a questo pacchetto di norme sarà il collegamento dei registri fallimentari elettronici nazionali di tutta l’Unione europea che dovrà avvenire entro l’estate del 2019. Così facendo, sarà più facile da parte dei tribunali nazionali l’ottenimento di informazioni sulle procedure d’insolvenza avviate negli altri Paesi dell’Ue. «In un vero mercato interno, le imprese che devono procedere alla ristrutturazione non dovrebbero essere ostacolate da conflitti relativi alle norme nazionali da applicare, né le frontiere nazionali dovrebbero rappresentare un ostacolo per chi vuole recuperare i propri crediti», ha sottolineato il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans. «Le nuove norme sosterranno le imprese e gli investimenti grazie alla maggiore certezza del diritto che garantiscono. Dobbiamo continuare su questa strada e adottare norme comuni a livello Ue per permettere alle imprese di procedere in tempi rapidi alla propria ristrutturazione, come già proposto dalla Commissione».

Tancredi Cerne

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