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Recupero crediti, giù i tempi di tre anni

Con l’utilizzo del “patto marciano”, che prevede l’assegnazione stragiudiziale degli immobili dati a garanzia di un finanziamento, il creditore potrà entrare in possesso del bene posto a garanzia in 7-8 mesi contro i 40 mesi oggi in media necessari per le esecuzioni di immobili con la procedura giudiziale. Il “patto” può essere stipulato sui nuovi finanziamenti ma anche su quelli esistenti in fase di rinegoziazione, con benefici sia per il debitore (in termini di durata e costo del finanziamento) sia del creditore (che vede crescere le chance di recuperare il prestito). Il giorno successivo alla pubblicazione del Dl 59/2016 è il ministro dell’Economia in persona a fornire i primi chiarimenti sulle norme che velocizzeranno il recupero dei crediti.
Pier Carlo Padoan parla davanti alla commissione Finanze del Senato, l’organo cui da poche ore è stato trasmesso il testo del decreto e da cui partirà l’iter per la conversione in legge. Occasione dell’audizione è l’indagine conoscitiva avviata sull’ipotesi di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sulle crisi bancarie, sollecitata da diversi partiti e formalizzata in 11 proposte di legge. Si parte dal quadro europeo, dal grande processo di regulation bancaria attivato in questi anni per accrescere la «resilienza» degli istituti appesantiti dall’eredità della lunga crisi. E il ministro conferma tutte le posizioni dell’Italia nell’attuale confronto aperto in Ecofin: bisogna completare l’Unione bancaria con l’adozione del sistema di assicurazione dei depositi, occorre anticipare l’entrata a regime del Fondo di risoluzione unico prevista nel 2024 attivando una rete di sicurezza (backstop) che possa integrare le disponibilità del Fondo e fronteggiare con maggiore tempestività le crisi delle banche più grandi e bisogna evitare una discussione sul tetto all’esposizione al debito sovrano delle banche. Bisogna «mitigare e condividere i rischi» con misure che vanno «di pari passo» sottolinea Padoan, ricordando che le banche acquistando i titoli del debito pubblico agiscono come «mitigatori del rischio»; un messaggio in vista dell’incontro previsto per oggi tra Matteo Renzi e Angela Merkel.
Due giorni fa Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di vigilanza della Bce, aveva parlato di 360 miliardi di non performing loans accumulati dalla banche italiane. Padoan precisa che la cifra comprende le sofferenze lorde, gli incagli e tutti i prestiti di bassa qualità. Le sole sofferenze lorde sono invece pari a circa 200 miliardi, che al netto degli accantonamenti scendono a 83 miliardi a fronte dei quali le banche hanno messo garanzie per 120 miliardi.
È da questi numeri – dice il ministro – che bisogna partire per stimare l’effetto delle diverse misure messe in campo per rafforzare il sistema bancario e rilanciare il credito a cittadini e imprese. «I meccanismi che abbiamo attivato agiranno con gradualità – ha spiegato citando il presidente della Bce, Mario Draghi – serviranno 2 o 3 anni per smobilizzare le garanzie cumulate». Ma l’insieme degli strumenti attivati, dalle semplificazioni delle procedure concorsuali alla legge fallimentare, aggiunge, dovrebbero ridurre di circa 3 anni i tempi medi per il recupero crediti «secondo stime indipendenti, non del Mef».
Rispondendo alle domande dei senatori sui programmi di smaltimento via cartolarizzazione delle sofferenze, Padoan ha ricordato le garanzie pubbliche (Gacs) sui crediti senior citando l’operazione avviata dalla Popolare di Bari per un valore di 800 milioni «è un mercato che si sta innescando». Mentre sul fondo Atlante, frutto di un’iniziativa privata, assicura che la Cassa depositi e prestiti partecipa con una componente di minoranza che tale resterà «non è sua intenzione accrescerla sia per ragioni strategiche, sia per rischio legato alla disciplina di aiuti di Stato».
Tra i tanti altri temi affrontati – le riforme delle Popolari, delle Fondazioni, della Bcc, la risoluzione delle quattro banche – Padoan ha anche fornito un chiarimento sulla «restituzione» al Mef della Sga prevista dal decreto banche: «Permette di smobilizzare risorse che altrimenti non erano utilizzabili». Il riferimento è alla Società di gestione attività che rilevò alla fine degli anni ’90 i crediti in sofferenza del Banco di Napoli. Il governo sta «analizzando a livello tecnico il possibile utilizzo delle risorse aggiuntive» che si sono liberate.

Davide Colombo

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