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Recupero crediti facilitato

di Paolo Bozzacchi  

Recupero crediti internazionali più agevole nell'Unione europea. La Commissione europea ha proposto in settimana una nuova ordinanza di sequestro conservativo, per facilitare (tanto alle imprese quanto ai cittadini) la pratica dell'incasso di pagamenti da paesi membri diversi da quello di residenza.

L'Esecutivo comunitario sta cercando di sanare un vulnus che ha un costo economico molto importante, visto che recenti stime di Bruxelles hanno quantificato in 600 milioni di euro la cifra che ogni anno viene persa di netto dai creditori insoluti causa eccessiva burocrazia giudiziaria del recupero crediti transfrontaliero. Oggi forzare l'effettivo pagamento di fatture insolute all'estero è ancora molto complesso. Chi intende truffare sposta facilmente il denaro da uno stato all'altro, oppure spesso lo nasconde in più conti in paesi diversi. Ci sono poi i casi del cittadino che acquista beni online che non saranno mai recapitati o anche del genitore assente che non paga gli alimenti dall'estero. Attualmente è solo il diritto nazionale che può obbligare una banca a effettuare un pagamento a un creditore dal conto bancario di un cliente. Da un punto di vista giuridico, la situazione attuale nei 27 stati membri è sia complessa che dispendiosa in termini di tempo e costi. Sono circa un milione le piccole aziende alle prese con problemi legati ai crediti transfrontalieri e ogni anno ammontano a non meno di 600 milioni di euro i crediti cui le imprese rinunciano perché scoraggiate all'idea di imbarcarsi in processi costosi e poco chiari in paesi stranieri. Con la nuova ordinanza di sequestro conservativo su conti bancari efficace su tutto il territorio dell'Ue che permetterà al denaro di rimanere dov'è fino a che un'autorità giudiziaria non avrà deciso del rimborso delle somme, Bruxelles punta a rendere il recupero crediti internazionale semplice alla stregua di quello nazionale. La posta economica in gioco è notevole, visto che rappresenta il 2,6% del giro d'affari totale delle imprese europee. Nell'Unione europea (come in Italia) il 99% delle imprese sono piccole e medie (pmi). E circa un milione di queste accusa problemi legati ai crediti transfrontalieri. Le procedure per il recupero di crediti in un altro paese sono complesse, il che moltiplica i costi per le imprese che intendono fare affari oltre frontiera. I problemi più ricorrenti vanno dalle differenze fra i diritti nazionali ai costi per ingaggiare ulteriori avvocati e tradurre i documenti. Le difficoltà sono le stesse per i privati che tentano di farsi rimborsare da un commerciante disonesto o versare gli alimenti da un altro paese dell'Ue. L'iniziativa legislativa della Commissione intende dare più certezza ai creditori, rafforzando in questo modo anche la fiducia negli scambi all'interno del mercato unico dell'Unione europea. L'iniziativa rientra nel programma «giustizia per la crescita» che mira a sfruttare il potenziale dello spazio comune di giustizia dell'Unione europea.

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