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Recupero crediti, in ascesa il factoring

Una vera esplosione del mercato italiano, che alla fine del 2016 ha superato i 202 miliardi di euro, quando appena sette anni fa si attestava a 120 miliardi. Ma anche grandi nodi irrisolti sul fronte normativo e nell’allineamento delle regolazioni dei paesi europei.
Sono questi gli elementi caratterizzanti del mercato del factoring, stando alla fotografia scattata dai dati di Assifact e alle analisi emerse nel corso del Quarto forum legale crediti Pa, organizzato da Banca Sistema. Questo comparto, che ha dato una grande mano all’economia in fase di uscita dalla crisi, adesso si trova a fronteggiare diversi passaggi molto delicati, soprattutto rispetto al problema della gestione dei crediti della pubblica amministrazione.
In generale, il factoring continua a registrare dati confortanti in Europa: nel 2016 il turnover complessivo ha raggiunto la cifra di quasi 1.500 miliardi di euro. Un numero che rappresenta più del 60% del mercato mondiale. Sono soprattutto quattro i paesi che dominano il mercato continentale: Gran Bretagna, Francia, Germania ed Italia che si collocano ai primi quattro posti della graduatoria. Il 54% del turnover è realizzato nella modalità pro solvendo ed il 20% è riferito a transazioni commerciali internazionali. In alcuni paesi (Gran Bretagna, Francia e Italia, nello specifico) il giro d’affari è così consolidato da rappresentare oltre il 10% del Pil. Tra gli operatori, il 91% è costituito da banche specializzate e intermediari finanziari.
Sul fronte italiano, il mercato del factoring, stando ai dati Assifact, ha visto nel 2016 un’ulteriore accelerazione che lo ha portato a superare i 202 miliardi di euro, con una crescita del 9,53% sul 2015, quando erano stati superati di poco i 190 miliardi di euro. Per valutare questi numeri, bisogna anche considerare che nel 2009 il turnover era di circa 124 miliardi: insomma, la crescita è stata continua, con una sola flessione registrata nel corso del 2013. Allo stesso modo, nel 2016 sono anche cresciuti i crediti outstanding, quelli ancora in essere, (+6,12% sul 2015, a oltre 61 miliardi di euro) e i corrispettivi erogati alle imprese (+8,43% sul 2015, a quasi 50 miliardi di euro). «Il factoring – spiega Fausto Galmarini, deputy chairman di Assifact – ha dato una grossa mano all’uscita dalla crisi».
A fronte di un mercato molto vivace, però, resta qualche evidente problema normativo. Il framework legale che norma la cessione del credito varia, infatti, da paese a paese. Così come cambiano il numero e la qualità delle informazioni a disposizione degli operatori. «La normativa europea – prosegue Galmarini – è diversa a seconda dei paesi, c’è un’asimmetria tra le varie nazioni». Su questo fronte, l’Italia rappresenta un caso da studiare. Secondo una rilevazione effettuata dalla World Bank, infatti, il nostro paese è quello che si caratterizza per un livello di eccellenza sul fronte delle informazioni a disposizione dei creditori: ci sono, cioè, molti database che aiutano a prevenire i rischi. In una scala maestra da 0 a 8 il punteggio assegnato all’Italia si colloca a 7.
A dispetto di queste informazioni, però, il processo travagliato di recupero del credito in sede giudiziale, le lungaggini burocratiche per certificare un credito e per ottenere un decreto ingiuntivo ci mettono in coda alla classifica dei paesi se consideriamo il livello di protezione del creditore: in una scala maestra da 0 a 12 l’Italia, in questo caso, raccoglie appena due punti ed è tra le nazioni con il livello più basso in assoluto, nonostante la presenza di una legge specifica (n. 52 del 1991) che regola e favorisce la cessione di crediti mercantili ad un intermediario autorizzato. Tra le differenze normative, risaltano le questioni legate alla vigilanza. Gli intermediari finanziari specializzati nel factoring non sono sottoposti, infatti, alla stessa vigilanza in tutti i paesi europei: nel caso della Germania, ad esempio, c’è un controllo ridotto, mentre in Italia gli adempimenti sono similari a quelli del settore bancario.
E l’Italia è, come noto, la nazione europea nella quale i crediti e i debiti commerciali rappresentano una fetta importante dell’attivo e del passivo di bilancio delle imprese: il dato medio è superiore quasi per il 35% a quello del resto dell’Unione Europea. La situazione viene aggravata dai termini medi di pagamento. Pur migliorati rispetto al passato, si attestano a 80 giorni per il B2B ed a 131 giorni per i pagamenti della pubblica amministrazione. Di gran lunga peggio rispetto alle performance degli altri paesi. Per effetto di questi fenomeni, circa un quinto degli impieghi del sistema italiano del factoring riguarda la Pa.

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