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Recupero crediti, arriva il decreto taglia tempi

Poco più di due ore di vertice in via XX settembre tra i principali protagonisti del settore bancario e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sono bastate per chiudere l’accordo sulla costituzione di un fondo di investimenti alternativo (Fia) per le ricapitalizzazioni degli istituti in crisi e le cartolarizzazioni dei crediti in sofferenza. Il fondo, denominato Atlante, sarà partecipato con una quota limitata anche dalla Cassa depositi e prestiti come garante istituzionale e gestito dalla Sgr Quaestio Capital Management, presieduta da Alessandro Penati.
Il Governo accompagnerà questa operazione «di sistema», come è stata definita dai soggetti coinvolti e che sarà interamente sostenuta con fondi privati su base volontaria, con un decreto legge contenente nuove misure di semplificazione per ridurre i tempi di recupero dei crediti. Il provvedimento sarà varato la prossima settimana e punta a ridurre i tempi per l’escussione delle garanzie sui crediti in sofferenza migliorandone il valore di mercato. Non ci saranno, invece, norme di «abilitazione» per l’avvio di questa operazione di mercato e neppure forme di incentivazione fiscale.
Apprezzamento per l’operazione è giunta a tarda sera in una lunga nota sia dal premier, Matteo Renzi, sia dal ministro Pier Carlo Padoan. «Questa operazione privata è utile – ha affermato Renzi -. In Italia esiste un mercato attivo e responsabile che sta affrontando i problemi con risorse proprie, senza chiedere soldi pubblici. Il Governo ha già fatto molto per ristrutturare un settore dal quale ci aspettiamo adeguato sostegno alla ripresa economica in termini di maggior credito alle famiglie e alle imprese. Nei prossimi giorni renderemo più semplici e più veloci le procedure di recupero in modo che chiunque vanti un credito possa avere fiducia di recuperarlo in tempi ragionevoli». Secondo Pier Carlo Padoan il fondo è uno strumento «che potrà contribuire a completare il processo di rafforzamento della solidità patrimoniale delle banche italiane e ad accrescere il mercato dei crediti in sofferenza».
In effetti il fondo potrà operare tanto per facilitare gli aumenti di capitale quanto per acquisire dalle banche crediti in sofferenza e asset immobiliari. Lo stock di crediti in sofferenza (quantificato in 210 miliardi lordi) rappresenta un limite alla capacità delle banche di sostenere la ripresa. E proprio a causa del peso dei crediti in sofferenza – si legge ancora nella nota – alcuni istituti di credito hanno avviato interventi di rafforzamento patrimoniale anche con interventi sul capitale.
Nel comunicato diffuso in serata si ricordano i precedenti interventi adottati fin dal 2014 per rimuovere gli ostacoli a un buon funzionamento del settore bancario. Innanzitutto con interventi che promuovono il consolidamento del settore e una più moderna governance (riforma delle banche popolari, protocollo d’intesa con le fondazioni di origine bancaria, riforma delle banche di credito cooperativo), quindi con interventi sulle procedure giudiziarie e recentemente introducendo una garanzia per la cartolarizzazione di crediti in sofferenza (Gacs).
Nei prossimi giorni il Governo completerà il quadro, come detto, con misure che renderanno più semplici e veloci le procedure concorsuali e di recupero dei crediti in modo da ridurre e rendere più prevedibili e rapidi i tempi di rientro: «L’adeguamento ai migliori standard internazionali delle procedure concorsuali e fallimentari – scrive ancora il Governo – aiuterà a gestire meglio le crisi aziendali nell’interesse di tutti gli stakeholder».
Solo oggi si conosceranno i dettagli tecnici dell’operazione alla cui definizione finale ieri, all’Economia, hanno partecipato anche tecnici della Banca d’Italia. Ieri il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha spiegato che nello stesso decreto legge potrebbero essere inserite anche le attese norme per il «ristoro»?degli obbligazionisti delle quattro banche poste in «risoluzione» il 22 novembre scorso: «L’obiettivo è un solo decreto e chiudere la partita, e i tempi sono comunque brevi». Il vice ministro ha peraltro ammesso: «Abbiamo fatto cose che non bastano, lo sappiamo» e ha annunciato due nuove linee d’azione: «Una – ha spiegato – sulla finanza d’impresa, per implementare la forza dei soggetti che intervengono sul mercato» e l’altra appunto «sulle procedure concorsuali ed esecutive».
Soffermandosi infine sulla preannunciata estensione della platea dei beneficiari per gli indennizzi bancari («la possibilità di introdurre maglie più larghe per l’accesso al ristoro») ha puntualizzato che «non lo abbiamo fatto prima perché volevamo stare dentro le regole europee, per poter condurre un confronto che avesse margini».

Davide Colombo

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