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Recupero accelerato e facilità di utilizzo: il tax credit sfida il bonus investimenti

Un aiuto per le imprese in perdita. Un bonus più flessibile, con un recupero più rapido. La trasformazione in credito d’imposta dei vecchi super e iperammortamenti riscrive il tax planning per il 2020.

La legge di Bilancio – attesa oggi al voto di fiducia in Senato – delinea un restyling profondo e impone alle aziende di rivedere i calcoli di convenienza degli investimenti programmati o in discussione.

Il principale vantaggio nel passare da un ammortamento maggiorato a un credito d’imposta è che in quest’ultimo caso il beneficio può essere usato anche dalle imprese in perdita (il 30,5% delle società di capitali, secondo le dichiarazioni 2017, ultimo dato disponibile) o da quelle con un imponibile molto basso. Il disegno di legge di Bilancio, infatti, prevede che il tax credit possa essere speso in compensazione orizzontale, ad esempio per saldare il conto dell’Inps o dell’Inail, le ritenute dell’Irpef per i dipendenti, la liquidazione Iva o l’Imu sui fabbricati strumentali.

Pur con questa apertura, restano alcuni aspetti da chiarire. Il credito d’imposta – a quanto pare da una prima lettura della norma in discussione – potrebbe evitare la stretta sulle compensazioni contenuta nel decreto fiscale (Dl 124/2019). Di contro, le imprese dovranno inviare una comunicazione al ministero dello Sviluppo economico e potrebbero doversi dotare ogni anno del Durc (ma è da confermare).

Pesa anche la variabile temporale. Il credito è suddiviso in cinque rate annuali ed è spendibile dall’anno successivo a quello in cui avviene la consegna del bene, quindi da gennaio 2021 per gli investimenti dell’anno prossimo. Al contrario, l’ammortamento maggiorato viene spalmato in base al coefficiente di ammortamento, e per investimenti entrati in funzione – non solo consegnati – l’anno prossimo si sarebbe dovuto aspettare il saldo delle imposte 2020

(30 giugno 2021).

Prendiamo una società tipo, come la Riletti Autotrasporti Spa. Non ha diritto ad agevolazioni per i veicoli (né con gli ammortamenti, né con il tax credit). Ma se acquista un impianto di carico fisso da 100mila euro, con il superammortamento al 30% ha una variazione diminutiva di 30mila euro, che recupera in dieci anni (ipotizzando per semplicità la quota intera al primo anno). Il tutto con un risparmio di 720 euro di Ires all’anno, cioè 7.200 euro totali. Il credito d’imposta vale invece 6mila euro, ma si recupera in metà tempo, con un effetto di 1.200 euro all’anno, spendibile anche in compensazione. Di fatto, per molte imprese, il minor valore assoluto sarà bilanciato dal rientro accelerato e dalla più ampia gamma di utilizzo.

Per i beni con coefficienti di ammortamento elevati (comunque meno frequenti), il vantaggio finanziario derivante dal recupero sprint del tax credit potrebbe venire meno. Può capitare, poniamo, se la Riletti acquista attrezzature varie con coefficiente al 30 per cento.

Per gli investimenti “industria 4.0”, in caso di ammortamento decennale, il vantaggio monetario totale è quasi identico (circa 40mila euro ogni 100mila investiti), ma il credito si recupera in metà tempo. Il che rafforza la portata dell’incentivo. Inoltre nel 2020 non sarà più necessario che il soggetto che acquista un software “4.0” (allegato B alla circolare 4/E/2017) abbia anche acquistato un bene strumentale ad alta tecnologia (allegato A).

Nel caso dei beni immateriali, il recupero del credito d’imposta del 15%, triennale, è allineato al periodo di ammortamento. Così, se la Riletti avesse in mente di acquistare un software, le converrebbe attendere il 2020 per massimizzare i benefici fiscali.

Discorso a parte per i soggetti che pagano l’Irpef. Chi subisce aliquote marginali elevate, con il credito d’imposta avrà un vantaggio inferiore alla variazione diminutiva. Questo non esclude di per sé l’appetibilità del tax credit, ma è un aspetto da valutare. Unitamente al fatto che con il credito d’imposta viene meno l’effetto collaterale dato dalla diminuzione della base imponibile previdenziale.

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