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Recuperano le Borse petrolio in altalena Fed verso il rialzo tassi

Il Beige Book e l’attesa per il discorso del presidente della Bce Mario Draghi di oggi, hanno creato volatilità e incertezza sui mercati che hanno chiuso in rialzo, ma senza recuperare i 260 miliardi bruciati alla vigilia. In serata il resoconto della Fed su 12 distretti Usa ha invece rilevato che «continua l’espansione dell’economia Usa, con un andamento generalmente positivo per il settore manifatturiero», ma le crescenti «pressioni sui salari» potrebbero portare a un possibile rialzo dei tassi d’interesse, già nella prossima riunione del Fomc attesa per il 16 e 17 settembre. Oggi invece gli investitori si aspettano che Draghi estenda il programma di quantitative easing avviato dalla Bce.
Mentre gli Usa continuano a crescere, la Cina rallenta e svaluta la moneta esportando deflazione, pertanto l’Eurotower potrebbe rivedere al ribasso le stime per l’inflazione 2015 e di conseguenze anche arrivare ad aumentare la quantità di titoli di Stato da acquisire (dagli attuali 60 milioni mensili ) o a prolungare il programma di riacquisti oltre il settembre 2016. Nell’attesa di conoscere la decisione di Draghi in merito, ieri il differenziale tra Btp e Bund è rimasto stabile a 120 punti che equivale a un rendimento del decennale italiano sotto il 2%.
Sui mercati azionari invece la performance migliore è stata registrata a Londra (+1,2%), seguita a ruota Milano (+1,1%) e Francoforte (+0,74%), mentre Madrid in controtendenza ha perso ancora lo 0,55%. Ma la volatilità più alta è stata registrata sui mercati delle materie prime.
L’incremento a sorpresa delle scorte settimanali di greggio a fine agosto (salite di 4,6 milioni a quota 455,428 milioni) annunciato nel pomeriggio, ha acceso le speculazioni al ribasso sul greggio quotato a New York, che è crollato fino a un minimo a 43,7 dollari al barile. In serata dopo il Beige Book il future sul prezzo del petrolio Wti è schizzato sopra quota 46 dollari trasformando il calo iniziale in un guadagno dell’1,9%. Sul fronte valutario infine, il buon andamento dell’economia Usa ha portato l’euro e le principali valute a perdere di nuovo terreno nei confronti del biglietto verde. E così la valuta unica è scesa a quota 1,123 dollari.
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