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Recovery, tutto esaurito per il primo bond europeo

Stappa lo champagne Ursula von der Leyen che tiene a battesimo la prima emissione degli eurobond destinati a finanziare la sua creatura, il Next Generation Eu, il piano da 750 miliardi, lanciato lo scorso anno in piena pandemia, destinato a risollevare l’Europa dalla crisi. Gli eurobond decennali hanno riscosso uno strepitoso successo tra gli investitori, istituzionali e privati: a fronte di una offerta per 20 miliardi sono giunte richieste per 142, sette volte superiori alla disponibilità.La presidente della Commissione, accompagnata dalle parole del commissario al Bilancio Johannes Hahn, ha definito l’evento «storico ». Il primo successo è politico perché fino a qualche anno fa l’idea di titoli europei garantiti dall’intera Unione era una semplice chimera. Il secondo attiene alla grande reputazione dell’Europa come emittente perché gli eurobond decennali, offerti per 20 miliardi, sono stati richiesti anche in Asia. Con la conseguenza che si crea un embrione di mercato europeo alternativo ai T-Bond americani che oggi dominano le emissioni planetarie (con tassi ben sopra l’1 per cento). Naturalmente in futuro non mancherà la competizione: anche gli Usa dovranno finanziare il programma di aiuti Biden da 1.900 miliardi e lo faranno con i tassi più alti di quelli europei.Per ora l’operazione parte a gonfie vele con l’obiettivo di collocare ogni anno 100-150 miliardi di eurotitoli per arrivare a quota 800 miliardi nel 2026. I tassi di aggiudicazione sono assai bassi, sotto lo 0,1 per cento, come ha comunicato il commissario Hahn. Si tratta, rilevano gli operatori, di rendimenti che stanno un po’ sotto alla media europea e un po’ sopra ai bund tedeschi (ragione per cui la Germania non attingerà agli eurobond).Per l’Italia è una buona notizia. I tassi sono notevolmente più bassi dei nostri Btp che stanno poco sotto l’1 per cento. Ma, soprattutto, la prima tranche dell’emissione di ieri sarà utilizzata per finanziare gli anticipi del Recovery Fund del 13 per cento che dovrebbero essere erogati ai vari governi prima dell’estate. Per il nostro paese, che con 191,5 miliardi (circa 69 di sovvenzioni e circa 122 di prestiti) è tra i maggiori beneficiari, si tratta di una boccata d’ossigeno da 25 miliardi.Resta l’incognita dell’affollamento di paesi per riscuotere la prima rata legata ai sussidi, per i quali hanno optato la maggior parte degli stati membri: si tratta complessivamente di 45 miliardi su 338. I fondi secondo la Commissione saranno sufficienti, ma in caso contrario saranno avvantaggiati i paesi che riceveranno per primi il semaforo verde da Bruxelles. Possono già considerarsi approvati, come ha riferito la von der Leyen, i programmi di Portogallo, Spagna, Grecia e Danimarca mentre l’Italia dovrà attendere la prossima settimana.Fa parlare, infine, il caso sollevato ieri dal Financial Times, e confermato dalla Commissione europea: dieci banche sono state escluse dal consorzio di collocamento, tra queste c’è Unicredit, in buona compagnia con Nomura, Deutsche Bank, Credit Agricole, Jp Morgan e Citigroup. Hahn ha spiegato che queste banche in passato hanno violato le regole europee antitrust. Dunque ferme finché non correggeranno i propri comportamenti.

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