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Il Recovery si mette in moto All’Italia già in estate la prima rata da 25 miliardi

La macchina del Recovery Fund si sta per mettere in moto. La chiave della Commissione europea è stata inserita nel cruscotto di comando.
Negli ultimi tre giorni, infatti, ci sono stati tre passaggi fondamentali. Che hanno allontanato l’incubo di un rinvio e aperto la strada all’applicazione concreta del Next Generation Eu. Ossia alla procedura per versare nelle casse dei 27 Stati l’anticipo della prima tranche di fondi. Per l’Italia vale 25 miliardi. Che, a questo punto, arriveranno al Tesoro tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto.
Una piccola-grande accelerazione, quindi, rispetto ai ritardi temuti fino a qualche giorno fa e che avrebbero potuto far saltare l’ingranaggio anche solo con un granellino di sabbia. Per far scattare l’operazione infatti c’è bisogno che tutti i membri dell’Unione ratifichino nei rispettivi Parlamenti il provvedimento sulle “Risorse proprie”, ossia sulle modalità di finanziamento del Recovery. Gli scogli più grandi erano composti da Finlandia, Romania e Olanda. Per la presenza di corposi gruppi nazionalisti e sovranisti e anche per procedure complesse che in alcuni casi reclamavano l’approvazione con più di due terzi dei parlamentari. Questi tre Paesi hanno però concesso il loro via libera. Ieri persino l’Austria di Kurz, il premier popolare con molti accenti antieuropeisti, lo ha fatto. Anche la Polonia che fino ieri sera era rimasta l’ultima assente, ha pronunciato il suo sì. A Bruxelles già da qualche tempo veniva considerato, quello di Varsavia, un passaggio imminente e scontato. Perché? Perché la ratifica è stata già approvata dalla Camera il 5 maggio scorso. Era il turno del Senato – un po’ più sovranista – ma la Costituzione polacca prevede un tempo limite: trenta giorni dal voto di quel 5 maggio. Ossia entro venerdì prossimo, altrimenti sarebbe scattato in ogni caso un meccanismo di silenzio-assenso. E comunque il fronte nazionalista di Varsavia ha di fatto rinunciato a dare battaglia perché sempre la stessa Costituzione stabilisce che il voto contrario del Senato può comunque essere immediatamente ribaltato dalla Camera.
Insomma il difficile tornante delle ratifiche, è ormai una pratica archiviata. «Un passo importante», dice il commissario Paolo Gentiloni. Con una doppia soddisfazione. La prima riguarda, appunto, la possibilità di far partire a giugno la motrice finanziaria del Fondo. La seconda concerne la sconfitta politica subita da tutti i partiti sovranisti in Europa. L’asse nazionalista in molti Paesi – dall’Olanda alla Finlandia, dalla Romania alla Polonia – aveva tentato l’ultimo schiaffo anti-europeista. Ma dinanzi ai finanziamenti del Recovery, alla fine si sono dovuti arrendere tutti. Per fare un esempio: in Ungheria il varo finale ha vinto con 170 favorevoli e 29 contrari. È un braccio di ferro che dalla scorsa estate – ossia dalla nascita del Next Geration Eu – premia costantemente l’Ue. In particolare dopo l’elezione di Biden negli Stati Uniti il vento nazionalista sembra spirare con molto meno vigore nel Vecchio Continente. Confermato dagli ultimi sondaggi a favore dell’Euro.
Il nucleo pratico di queste votazioni, però, si concentra sugli stanziamenti dei soldi. Il disco verde dei 27 in questi giorni significa che la Commissione può predisporre il suo piano per raccogliere sul mercato i fondi da riversare subito dopo ai singoli Stati. Ai primi di luglio – dopo l’ultimo via libera formale del Consiglio europeo che si riunirà il prossimo 24 giugno e che deve lincenziare l’effettivo trasferimento economico – verranno collocati i nuovi “eurobond”. Si tratterà di obbligazioni che in questa prima tranche dovrebbero ammontare ad una cinquantina di miliardi. Un importo da rastrellare sul mercato a tassi molto contenuti. I Titoli europei sono stati sempre molto apprezzati dagli investitori. Va considerato che la Commissione pubblicherà nelle prossime settimane il piano complessivo di finanziamento per fissare il calendario di tutte le emissioni di bond per circa 150 miliardi l’anno fino al 2026. Gli strumenti saranno molteplici: dalle classiche e sperimentate “obbligazioni verdi” con scadenza che varia dai 5 ai trenta anni, ad una assoluta novità per l’Ue. Ossia i “Buoni” (EuBills), sostanzialmente i nostri Bot con una durata inferiore all’anno.
Resta il fatto che entro due mesi, la liquidità del Recovery entrerà nel circuito di tutti i Paesi. Ovviamente, poichè l’anticipo estivo ammonta al 13 per cento del totale, la quota più sostanziosa spetta all’Italia. Considerato che l’accordo stabilisce per il nostro Paese oltre 190 miliardi, ecco che si arriva a 25. Da tenere presente che di questi solo 11 saranno emessi sotto forma di prestiti (ossia da rimborsare nel lungo periodo) gli altri sono i cosiddetti “grants”, sovvenzioni a fondo perduto. Il gioco dell’Europa, insomma, ha ripreso il suo circuito.
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