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Recovery, segnali di disgelo da Renzi L’ultimo giro d’incontri può partire

I duellanti di questa striciante crisi di governo restano ferm: nessun contatto diretto, nessun vertice dei leader ancora in agenda. Ma qualcosa cominciare a muoversi. Da una parte Giuseppe Conte rompe l’ormai lungo silenzio con un post su Facebook («sono giornate di lavoro intenso, in cui alle parole stiamo preferendo un silenzion operoso») in cui l’unico accenno alla soluzione della crisi è l’ammissione che occrre «rafforzare la coesione della maggioranza e, quindi, la solidità della squadra di governo». Parole generiche che sembrano alludere più a un rimpasto che a un nuovo governo (Conte ter). Dall’altra parte Matteo Renzi sembra per la prima volta dopo vari giorni smorzare un po’ i toni e aprire sui contenuti, a partire proprio dal Recovery plan in fase di riscrittura finale al ministero dell’Economia. «Ad ore dovrebbero mandarci la nuova versine del recovery – scriveva ieri sera Renzi ai suoi parlamentari -. Pare che sia molto diverso da quello prima e che molte delle nostre richieste sono state accolte. Vediamo. È chiaro che se Italia Viva non avesse fatto ciò che ha fatto a dicembre avrebbero approvato un testo pasticciato e molto diverso». E ancora, accennando al riassetto del governo: «Noi diciamo che prima di ragionare su formule o nomi ci sono tanti punti aperti di merito da affrontare».

I fili cominciano a riannodarsi a partire dal Recovery, dunque. E la riprova è che ieri è iniziata la girandola di incontri che proseguirà nei prossimi giorni. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si è confrontato da remoto con le delegazioni dei partiti (in ordine M5s, Leu e in serata il Pd, mentre con Italia Viva l’incontro è previsto per oggi) per raccogliere le ultime osservazioni in vista della stesura definitiva della bozza da portare in Consiglio dei ministri. Che nelle aspettative di Conte dovrebbe essere convocato tra domani e dopodomani, previa riunione con i capidelgazione al governo. «A breve ci ritroveremo con le forze di maggioranza per operare una sintesi complessiva – scrive lo stesso Conte nel posto su Facebook -. Una volta messa a punto la proposta migliorativa ritorneremo in Consiglio dei ministri per la sua approvazione». Ma è proprio il passaggio del nuovo Recovery plan in Consiglio dei ministri a evidenziare le distanze tra i duellanti e la loro diversa visione della soluzione della crisi: se Conte immagina un passaggio a breve, Renzi fa sapere che le ministre di Italia Viva non approveranno il documento se prima non si troverà la quadra su tutto il resto: le altre questioni di merito, a partire dal Mes per cui è allo studio di Gualtieri una proposta di compromesso che prevede l’attivazione parziale (12 miliardi su 36), e l’assetto di governo. Ossia quel Conte ter che comporta l’apertura di una crisi formale previe dimissioni del premier. «È ancora molto, molto lunga», avvertiva ieri sera Renzi.

Un passaggio, quello delle dimissioni, su cui Conte continua a resistere per il timore di essere poi lasciato “a piedi”. Tra le preoccupazioni del premier c’è poi quella sulla tenuta del M5s, visto che una conseguenza inevitabile del Conte ter sarebbe un ridimensioamento del peso del M5s al governo. Ieri è stato il giorno della rivolta sorda di molti parlamentari pentastellati, andata in scena sulle chat del gruppo, per l’esclusione di fatto dalla riscrittura del Recovery plan: l’ultima versione è stata infatti messa a punto in riunioni limitate a Gualtieri, al ministro per gli Affari Ue Enzo Amendola e quello del Sud Giuseppe Provenzano. Una troika tutta del Pd dalla quale è stato escluso anche il ministro per lo Sviluppo Stefano Patuanelli. E del nervosismo che circola tra i pentastellati è segno anche l’intervento di ieri del padre fondatore Beppe Grillo, che sul suo blog cita Cicerone puntanto il dito contro Renzi: «“Quo usque tandem (fino a che punto) approfitterai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà la tua temerarietà che ha rotto i freni?”. E ancora: “Hai diviso l’Italia tra i tuoi; hai stabilito la destinazione di ciascuno; hai scelto chi lasciare al Governo e chi condurre con te. Le porte sono aperte. Vattene! Porta via anche tutti i tuoi». Insomma, un chiaro invito a Conte a scaricare Renzi tentando la strada della conta in Aula.

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