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Nuovo Recovery plan e «squadra più forte» Il premier tentato dalla sfida in Senato

Dopo giorni di «silenzio operoso» Giuseppe Conte si è deciso a dare un colpo di pedale alla sua azione di governo. «Se si ferma, la bicicletta cade», lo ha avvisato sul Corriere il segretario del Pd Nicola Zingaretti, spronandolo a prendere una iniziativa politica che stoppi l’assalto di Matteo Renzi e salvi l’esecutivo. E così oggi, nel vertice con i capi delegazione, Conte chiederà a Italia viva di scoprire le carte. Pressato dal Partito democratico, che soffre l’incomprensione dell’opinione pubblica davanti al toto ministri mentre il virus uccide, Conte si sarebbe deciso a chiudere la partita in settimana. Domani convocherà il Consiglio dei ministri e a quel punto Renzi dovrà decidere se far dimettere o no Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Il più attivo dei pontieri, Goffredo Bettini, ha passato l’Epifania al telefono e qualcosa all’apparenza si è mosso. Ma la rigidità dei duellanti ha ridotto i possibili sbocchi della crisi: il rimpastino, o la conta in Senato.

Il premier ha capito che la sabbia nella clessidra era davvero agli ultimissimi granelli e ha affidato a Facebook un lungo post, col quale, senza mai nominarlo, risponde alle richieste del leader di Italia viva. E fa capire che oggi si aprirà il confronto sulla nuova bozza del Recovery plan, nella quale i ministri Roberto Gualtieri e Vincenzo Amendola hanno avuto cura di recepire gran parte delle richieste di Italia viva, perché «la piena disponibilità al dialogo predispone anche ad accogliere le buone idee degli altri». E dunque più investimenti, anche grazie al lavoro del ministro Peppe Provenzano per integrare i fondi di coesione nel Recovery.

Il piano di Conte è chiaro, spuntare l’arma più potente che l’alleato-avversario ha in mano, così da far capire che se Renzi non rinuncerà ad aprire la crisi nemmeno davanti a un Recovery che recepisce tutte o quasi le sue critiche, il vero obiettivo sono le poltrone. Conte evita ogni accento polemico e punta sui contenuti. Ma la disponibilità a «rafforzare la coesione della maggioranza e quindi la solidità della squadra di governo» fa capire che l’avvocato si è arreso al tanto temuto rimpasto. Ma è tutto, il premier non accetterà di farsi trascinare oltre. Niente dimissioni e niente Conte ter, perché in politica è meglio non fidarsi: la paura che serpeggia nell’entourage del giurista pugliese è che Renzi possa promettere il sostegno dei suoi senatori a una nuova premiership di Conte e poi rimangiarsi la parola, magari per sostenere un governo tecnico o di scopo.

I timori

Conte non vuole dare le dimissioni. Il timore

è che Renzi non mantenga la parola

Siamo sempre lì, perché Renzi si dice disposto al Conte ter, ma non vuole il rimpasto senza che si apra la crisi. Ettore Rosato riconosce che il post di Conte va nella direzione che Italia viva auspicava, però aspetta di vedere le carte: «La politica parla per atti,il populismo per post. Vediamo se è vero che il Recovery ha recepito tutte le nostre istanze… E poi non vorremmo ritrovarci dentro a qualche decreto la fondazione sulla cyber security».

Quanto alla richiesta di «mollare» la delega ai servizi segreti, il premier prende tempo. Non si rassegna a cederla o comunque ha in mente di farlo solo come ultima mossa. E solo se avrà la certezza che spostare la responsabilità dell’intelligence sul fidatissimo segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa serva a chiudere la contesa.

Raccontano che ora Conte si senta più forte, determinato a non arrendersi alla richiesta di dimissioni che Renzi gli ha fatto arrivare dagli «sherpa» e tentato dall’azzardo della «conta» al Senato, anche a rischio di venire sfiduciato e non tornare più a Palazzo Chigi. L’idea che il presidente starebbe accarezzando è quella di affrontare il senatore di Rignano dai banchi di Palazzo Madama — come fece il 20 agosto del 2019 con Matteo Salvini — e spronarlo davanti al Paese ad «assumersi la responsabilità di aprire la crisi, con ventimila contagiati al giorno, centinaia di morti e i 209 miliardi del Recovery da prendere e investire per il futuro dell’Italia». Rischiare il tutto per tutto, pur di uscirne con dignità. E magari incassare miracolosamente la fiducia grazie ai «responsabili», a qualche renziano pentito e a tutti quei senatori, anche di Forza Italia, che non hanno alcuna voglia di lasciare lo scranno. Un azzardo, appunto. Perché se pure Conte ottenesse la fiducia, con una maggioranza improvvisata sarebbe impossibile governare.

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