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Il Recovery plan scorda le libere professioni

Il «Recovery plan» dimentica il rilancio delle libere professioni, giacché nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza governativo per uscire dalla crisi Covid-19, è «assente una strategia di sviluppo» del comparto. Eppure, occorre che la «governance» dei progetti che partiranno sia «all’altezza, con una gestione dotata di poteri a carattere commissariale che eviti ritardi nell’esecuzione» delle iniziative, e condotta (pure) mediante il coinvolgimento di autonomi esperti nella gestione dei fondi europei, anche in considerazione del fatto che l’Italia «utilizza in media il 30% delle risorse Ue, contro una media del 40% negli altri Stati membri». È con queste parole che il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella s’è espresso ieri, nel corso di un’audizione nella commissione Lavoro della Camera, che sta esaminando il documento con cui saranno definiti gli interventi da effettuare con le sovvenzioni comunitarie per contrastare gli effetti socio-economici della pandemia; il testo, ha proseguito, dovrebbe invertire la rotta, rispetto alle politiche assistenziali adottate finora, mettendo un argine ai «sussidi a pioggia», in favore di una programmazione «di lungo periodo, che premi le competenze professionali e gli investimenti in infrastrutture».

Per alimentare la crescita dell’attività lavorativa indipendente, nella Penisola, servirebbe incentivare finanziariamente le aggregazioni per poter così competere sul mercato, nonché sostenere l’equo compenso per le prestazioni (introdotto nell’ordinamento dalla legge 172/2017, non sempre correttamente non applicato dalla Pubblica amministrazione, ndr). Memore dell’apertura del viceministro dell’Economia Antonio Misiani, secondo cui vige in ambito istituzionale una «idea di concertazione un po’ vecchia», mentre le professioni, al pari di tutte le parti sociali, hanno «il diritto e il dovere di essere ascoltate» (si veda ItaliaOggi del 27 gennaio 2021), la Confederazione ora punta ad una convocazione al tavolo del presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi: «Tutto il mondo professionale (inclusi, ovviamente, Ordini e Casse di previdenza) dovrebbe esser invitato», dichiara Stella, ricordando che «Mario Monti ci incontrò». Perciò, «stavolta, si parta col piede giusto», conclude.

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