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Recovery plan, o gli aiuti o i paradisi fiscali

Bruxelles ricatta i paradisi fiscali europei sulle risorse del Recovery fund. La Commissione spinge Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo, Ungheria, Malta e Cipro a chiudere le pratiche fiscali dannose. Senza riforme che eliminano la pianificazione fiscale aggressiva delle società, l’esecutivo europeo non potrà elargire la misura di stimolo per l’economia post-pandemica. La Commissione ha avviato i negoziati con i sei paesi all’interno dei piani di recupero e di resilienza nazionali, che elencano le riforme necessarie per accedere ai 750 miliardi di euro del Recovery fund.

A tutti i paesi Ue viene chiesto un insieme di riforme economiche per accedere alle riforme, sulla base di raccomandazioni già inviate in precedenza da Bruxelles. Queste possono includere, ad esempio, modifiche al sistema di previdenza, della giustizia, o degli appalti pubblici.

Ai sei paesi, invece, viene proprio chiesto di chiudere le scappatoie legali che permettono alle società di ridurre al minimo il proprio carico fiscale in Europa. I paesi erano già stati richiamati all’interno dei report del semestre europeo «sul programma nazionale di riforma» da ultimo a maggio del 2020.

«L’elevato livello di dividendi, interessi e royalty pagati in percentuale del pil indica che le imprese impegnate nella pianificazione fiscale aggressiva si avvalgono della normativa fiscale del paese», aveva scritto la commissione a maggio scorso in merito al Lussemburgo. Simili raccomandazioni erano state inviate a Irlanda, Paesi Bassi, Ungheria, Malta e Cipro.

«Stiamo negoziando molto attivamente con gli stati membri su quale sia il giusto equilibrio. Stiamo cercando di fissare un livello ovviamente abbastanza alto», ha detto un funzionario Ue. Anche il commissario all’economia Ue Paolo Gentiloni aveva già anticipato l’anno scorso che i piani di recupero e di resilienza avrebbero dovuto affrontare le leggi nazionali ritenute in grado di «facilitare la pianificazione fiscale aggressiva». Ad alcuni stati membri è stato anche richiesto di impegnarsi per aumentare la lotta contro il riciclaggio di denaro. Un alto funzionario dell’Ue ha sottolineato che la commissione è pronta a congelare i pagamenti se gli stati membri non rispetteranno le scadenze importanti per attuare i piani di riforma.

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