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Recovery Plan, effetto pieno dal 2023

I fondi del programma Next Generation Eu avranno un ruolo «determinante» nella ripresa programmata dalla Nota di aggiornamento al Def. Ma il loro impatto non sarà immediato: crescerà nel tempo, fino a diventare protagonista dal 2023.

Il calendario ipotizzato dal governo nel programma di finanza pubblica definito dalla Nadef esaminata ieri dal consiglio dei ministri non contempla slittamenti nell’accensione del motore degli aiuti europei. L’ipotesi resta quella di una definizione delle regole attuative a livello comunitario a inizio 2021: preceduta da un confronto fra Roma e Bruxelles sulle bozze del Recovery Plan italiano che il governo vuole definire entro una decina di giorni.

Come anticipato, i finanziamenti europei saranno utilizzati integralmente, sia nella componente sussidi (dominante nei primi anni) sia in quella dei prestiti. Questi ultimi, però, incidono su deficit e debito: e di conseguenza finiranno in parte a finanziare spese già previste nei tendenziali di finanza pubblica, e non in nuovi programmi.

L’idea è quella di trovare il bilanciamento fra l’esigenza di mettere in conto una spinta espansiva sul Pil, determinata dalla spesa aggiuntiva rispetto al tendenziale, e quella di non gonfiare l’indebitamento netto per garantire una discesa del debito costante nei prossimi anni. L’incrocio di questi fattori è riassunto in un calcolo che stima gli effetti di Next Generation Eu sulla crescita italiana: effetti più contenuti all’inizio, dal momento che nel 2021 dagli aiuti Ue dovrebbe arrivare secondo i calcoli governativi una crescita aggiuntiva dello 0,3% mentre alle misure espansive della manovra è attribuito un effetto doppio, e più forte dal 2023, quando l’aiuto comunitario dovrebbe portare otto decimali di Pil più del tendenziale.

Le bozze della Nadef non siu addentrano in dettagli sulle modalità di utilizzo delle risorse, che cominceranno a emergere nel Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles a metà ottobre. Confermano le «missioni» indicate dalle Linee guida del Recovery Plan. E spiegano che i fondi Ue aiuteranno anche la riforma fiscale, ma solo indirettamente.

Next Generation Eu, coprendo spese che altrimenti avrebbero bisogno di risorse nazionali, creerà «spazi fiscali per far entrare a regime la riforma fiscale», spiega la Nadef, che andrà però finanziata «con il contrasto all’evasione e con una riforma del sistema delle detrazioni e della tassazione ambientale». Cioè con il bilancio italiano.

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