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Recovery, piano giovani più forte: il Governo fa sua la linea del Senato

Il Governo dovrà integrare il Piano nazionale ripresa e resilienza con misure specifiche dedicate alla «prossima generazione, specificando dettagliatamente la strategia e i provvedimenti trasversali rivolti alle giovani generazioni». La questione, spiegano i senatori al Governo, si pone in particolare sulle «politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani» dedicate all’istruzione e alle competenze. Occorre dunque «modulare tutte le politiche attuative del Pnrr in funzione del beneficio che dovrà derivarne, nel medio e lungo periodo, in favore dei giovani».

Nessuna delle sei missioni indicate dal Pnrr presentato alle Camere, infatti, è ora dedicata specificatamente alle politiche per la prossima generazione. Come ha rimarcato in un documento l’intergruppo parlamentare Next Generation Italia, i giovani,il Sud e la parità di genere sono considerate priorità trasversali nel Pnrr. Il livello delle risorse oggi destinato ai giovani, secondo i parlamentari, non appare sufficiente in relazione all’emergenza giovanile che sta vivendo l’Italia. Per questo il Governo dovrà puntare a rafforzare l’istruzione e la formazione professionale e allo stesso tempo, suggerisce sempre l’intergruppo Next Generation, adottare riforme e interventi strutturali sia sul mercato del lavoro sia sulle politiche attive. Va rivista la disciplina del percorso di alternanza scuola-lavoro, prevedendo allo stesso tempo un massiccio cambio generazionale nella Pubblica amministrazione . Due dati danno la misura come i giovani siano fuori dalla macchina amministrativa italiana: nel 2018 gli under 30 nella Pa erano il 2,24% del totale contro il 21% dei cugini d’Oltralpe e una media Ocse del 18 per cento.

Sulla formazione dei giovani dal Parlamento arriva l’invito a sviluppare quanto più possibile soprattutto le competenze digitali sia in ambito scolastico sia in quello lavorativo. Andrebbe rilanciato il Servizio civile universale e soprattutto aumentate le risorse per il diritto allo studio. Vanno infine potenziati gli Its con obiettivi più ambiziosi di quelli già indicati nel Pnrr per quanto riguarda soprattutto il numero degli iscritti a cui va concessa un specifica autonomia formativa con l’obiettivo di trasformarla come luogo di incontro tra ricerca applicata e imprese innovative.

Attenzione alla prossima generazione raccolta dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, che ieri nel corso delle repliche sul voto dell’Aula di Palazzo Madama alle risoluzioni sul Recovery plan, ha rimarcato come sarà necessario «far sì che i giovani e le imprese siano al centro del lo sforzo di ripresa». E per imprese il titolare di Via XX Settembre intende «tutti i settori, il manifatturiero, i servizi tra cui sono fondamentali il turismo e l’agricoltura: il piano deve accompagnare la trasformazione e il rafforzamento del nostro sistema produttivo».

Con uno sguardo particolare alle nuove generazioni, alle disparità di genere e al Sud, dunque, l’Aula del Senato ha approvato con 203 sì, 7 no e 24 astenuti, la risoluzione di maggioranza sulla Relazione delle commissioni Bilancio e Politiche Ue di Palazzo Madama. La risoluzione, sulla falsa riga di quanto già indicato mercoledì alla Camera, impegna il Governo a redigere la versione definitiva del Pnrr «tenendo conto degli orientamenti» dei senatori e a «rendere comunicazioni alle Camere» prima della sua presentazione a Bruxelles, nonché ad «assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento nelle fasi successive» di attuazione del Piano. Attuazione che, ha ricordato ancora Franco, per renderla più efficace sarà preceduta dalla definizione «di un pacchetto di norme di semplificazione procedurale che agevoli la concreta messa in opera delle misure anche nel caso di interventi la cui realizzazione sarà responsabilità degli enti territoriali». Pacchetto già in stato avanzato e che potrebbe arrivare per la fine di questo mese e la prima decade di maggio sotto forma di un nuovo decreto semplificazioni.

Tra gli interventi antiburocrazia chiesti da tutti i gruppi politici sono le procedure snelle per il Superbonus. Il 110%, così come ha già chiesto la Camera, dovrà essere semplificato e prorogato. Una doppia spinta all’Esecutivo arriva anche sulla circolazione dei crediti fiscali su piattaforme uniche dedicate per sostenere transazioni e acquisti. In altre parole si dovrebbero trasformare i crediti d’imposta in moneta virtuale sulla base dei dati contenuti nei cassetti fiscali dei contribuenti. A sostenerlo da tempo sono i 5 Stelle secondo cui occorre implementare un’infrastruttura digitale che, anche grazie al Superbonus e agli altri crediti d’imposta cedibili, compresi i crediti maturati dalle imprese per gli investimenti nel Mezzogiorno e per gli investimenti in beni strumentali, garantisca la certificazione dei crediti di imposta stessi e una loro circolazione tra gli operatori come mezzi di pagamento di beni e servizi, anche per immettere una grande capacità finanziaria nel sistema economico senza alimentare debito. La base di partenza già esiste con la piattaforma attivata dall’amministrazione finanziaria il 15 ottobre 2020 sulla cessione dei crediti o gli sconti in fattura relativi agli interventi di riqualificazione energetica o di messa in sicurezza degli edifici rilanciati con il superbonus del 110% che a fine febbraio ha registrato oltre 36.500 operazioni di cessione o di sconti in fattura per un volume di affari di oltre 471 milioni di euro.

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