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Il Recovery in Parlamento “Concorsi più veloci e spazio alle parti sociali”

Come fosse una comune “Finanziaria”, Camera e Senato hanno dato l’assalto al testo del Recovery Plan, presentato dal vecchio governo il 15 gennaio scorso, e ieri oggetto della doppia approvazione parlamentare a grandissima maggioranza. Con l’astensione solo di Fratelli d’Italia e di Sinistra italiana.
La relazione approvata è mastodontica, composta di oltre 110 pagine, tra riassunti del Piano e delle relative schede tecniche (sempre realizzate dal precedente governo). A cui si sono aggiunte proposte di ogni genere: hub, cabine di regia, piattaforme un po’ per tutto. Ma anche soldi per Roma Capitale in vista del prossimo Giubileo, Agenda digitale per la montagna, “smart military district” al Sud. Molto gettonato il servizio civile universale, con la variante di quello ambientale. Come mai? Liberi di proporre, i parlamentari hanno proposto, esercitandosi su un testo di Recovery Plan che, in realtà, non è che uno schema intermedio perché dovrà passare sotto il doppio controllo incrociato dei tecnici del Tesoro e di Palazzo Chigi.
Ma non solo formule: tra le 16 prescrizioni della maggioranza al governo c’è la richiesta di coinvolgere maggiormente «parti sociali ed enti territoriali», l’impegno a «più personale e concorsi veloci» nello Stato, la revisione dell’intero spettro dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, la riprogrammazione del Fondo coesione e sviluppo già entrato come un macigno nel dibattito del precedente governo.
Deputati e senatori si rendono conto che stanno votando un progetto che cambierà? «Questo il testo che ci hanno mandato e questo votiamo», allarga le braccia un importante parlamentare del Pd mentre altri sottolineano il disagio di vagliare un testo ormai superato.
Ma il passaggio cruciale per i circa 200 miliardi del Recovery Plan, di cui l’Italia attende con ansia l’anticipo di risorse alla fine dell’estate, sta nella tempistica. Il Parlamento nelle sue mozioni, e nelle 13 mozioni delle varie Commissioni competenti, impegna il governo a riferire alle Camere prima che il Recovery Plan, quello scritto dal governo Draghi, venga spedito in forma definitiva a Bruxelles e che su questo documento si voti di nuovo. Oltre a chiedere che si risolva la questione della cabina di regia, che fu al centro della forte polemica che attraversò l’ultimo esecutivo, e dove bussano per entrare molte forze a partire dai Comuni. Per questi motivi il ministro dell’Economia, Daniele Franco nel suo intervento in Parlamento – un po’ a sorpresa – ha dovuto spiegare il suo progetto alla vasta maggioranza parlamentare: «La governance prevista – ha detto – assicurerà adeguate modalità di aggiornamento del Parlamento sullo stato di attuazione degli interventi e sul raggiungimento degli obiettivi».
Ora il passaggio per il governo è delicato: restano solo 30 giorni per consegnare la versione definitiva a Bruxelles. Ma il voto favorevole del Parlamento impone nella Relazione il paletto di un ulteriore voto parlamentare entro fine mese: è presumibile che dovrà avvenire in extremis perché la bozza Draghi- Franco è in que sto momento a Bruxelles, nell’ambito di una continua e proficua interlocuzione, e si attendono i commenti. I tempi non sono strettissimi perché l’idea di fare una unica risoluzione parlamentare di politica economica con Def, scostamento di bilancio e Recovery, che avrebbe pianificato le nuove variabili di finanza pubblica, è stata scartata. Proprio perché il Def potrà arrivare in Parlamento entro il 10 aprile come previsto ed anche lo scostamento, ma per il Recovery ci vorrà di più.
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