Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Con il Recovery obiettivo Pil a 1,6% e investimenti pubblici oltre il 3%

Raddoppiare il tasso di crescita, dallo 0,8% medio dell’ultimo decennio all’1,6% europeo, moltiplicare gli investimenti pubblici portandoli sopra il 3% del Pil e far crescere le competenze alzando il tasso di laureati, oggi fermo al 27,6% nella fascia 26-34 anni contro il 40% europeo.

Sono gli obiettivi, ambiziosi, che il governo affida alle sei «mission» del Recovery Plan, elencate nelle 28 slide delle Linee guida che finiranno questa mattina sui tavoli politici del Comitato interministeriale per gli Affari europei. Ma per dare al Paese questi numeri europei, accanto alle sei mission viaggeranno altrettante «azioni di riforma», che spaziano dal taglio strutturale al cuneo fiscale nell’intervento sull’Irpef finanziato da revisione delle tax expenditures e lotta all’evasione fino alla digitalizzazione di giustizia e Pa e agli interventi sul mercato del lavoro, con lo scopo dichiarato di incentivare il tasso di occupazione (anche qui lo scarto fra il 63% italiano e il 73,2% della media Ue è pesante), tutelare i «lavoratori vulnerabili» e favorire il welfare aziendale.

Alla vigilia del Ciae, le Linee guida sono state ieri al centro di una girandola di incontri che ha coinvolto Regioni, enti locali e gruppi politici, con i senatori Pd che hanno chiesto al ministro degli Affari europei Enzo Amendola di coinvolgere le Camere anche sulla cornice che sarà vidimata oggi e non solo sui progetti del Recovery vero e proprio. Il documento segue la struttura filtrata nei giorni scorsi (Sole 24 Ore di ieri), e soprattutto conferma l’ottica strutturale di lungo periodo rilanciate dal ministro dell’Economia Gualtieri.

Digitalizzazione, transizione ecologica, infrastrutture «per la mobilità sostenibile», formazione (dall’istruzione alla ricerca), inclusione sociale e territoriale e salute sono i sei assi portanti su cui dovranno innestarsi i «cluster» di progetti che saranno finanziati dal piano. Dalle etichette alle azioni concrete, significa che i 209 miliardi della Recovery and Resilience Facility dovranno essere usati per completare la banda larga e la fibra ottica anche con le grandi manovre di queste settimane sulla rete unica, per incentivare la decarbonizzazione della produzione ma anche un piano di efficientamento energetico dell’edilizia pubblica e privata (anche con l’estensione quinquennale del 110%), e per completare l’Alta velocità in una rete che comprende la Tav Torino-Lione. In fatto di formazione l’aumento diffuso delle competenze dovrà essere figlio di un’azione a tutto campo dalla scuola, in un programma che prevede anche la messa a regime del tempo pieno, alla formazione continua. Della filiera fanno parte anche gli asili e le scuole dell’infanzia, su cui si punta a un ampliamento dell’offerta nel capitolo dedicato all’inclusione che contempla anche l’avvio dell’assegno unico per i figli. Nella salute un’attenzione particolare è dedicata a telemedicina, reti di assistenza territoriale e Rsa, cioè i tre fronti che hanno ceduto più di ogni altro all’impatto con il Covid-19.

Il tema intreccia ovviamente le contorsioni della maggioranza sul Mes, visto che il Recovery non vedrà la luce prima di gennaio anche perché dovrà attendere le ratifiche dell’accordo di luglio nei parlamenti nazionali e la definizione dei regolamenti attuativi. La paralisi sulla scelta di utilizzare o meno la linea pandemica ostacola la definizione della linea italiana anche sulla riforma del Mes, che tornerà venerdì sui tavoli dell’Ecofin dopo la lunga pausa della pandemia con il progetto di backstop per il fondo di risoluzione unico delle banche. Su entrambi i terreni Gualtieri è orientato decisamente per il «sì». Ma per l’accordo con i Cinque Stelle bisogna attendere almeno le elezioni regionali.

In ogni caso a caratterizzare il piano italiano, che comincerà a tradursi in cifre nella Nadef di fine mese e nel piano di bilancio (Dpb) da inviare a Bruxelles entro metà ottobre è il legame stretto fra investimenti e riforme, determinante per l’esame Ue. Perché la politica economica dell’Unione dovrà «restare espansiva anche nel 2021», come ha spiegato ieri il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni al Brussels Economic Forum allontanando l’ipotesi di una chiusura frettolosa della «clausola di fuga» dal Patto di stabilità. Ma «espansiva» non significa senza regole. E commissione e consiglio saranno chiamati a valutare la coerenza delle candidature nazionali con gli obiettivi comunitari ma anche con le Raccomandazioni della commissione sulle riforme.

Dal successo del piano dipenderà la possibilità di dare gambe agli «estesi segnali di ripresa» rilevati ieri dall’Istat nella nota mensile di agosto. Le stime sull’impatto degli investimenti del Recovery si definiranno solo insieme ai progetti, ma anche su questo punto l’ambizione che circola nei palazzi governativi è alta. Gualtieri in questi giorni ha ipotizzato un ritorno ai livelli pre-crisi del Pil nel 2022. Dopo la caduta di quest’anno (ipotizzata intorno al 9%, mentre Fitch vede un -10%), anche con un rimbalzo 2021 intorno al 6% servirebbe nel 2022 una crescita sopra il 3,5% per colmare il vuoto aperto dal Covid. Un ritmo fin qui impensabile per l’Italia.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa