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Recovery, ecco le nuove linee guida Ue: vincoli ambientali su tutti gli interventi

Dall’Europa arrivano nuove regole sugli investimenti verdi. Regole che avranno un impatto sui diversi Recovery plan, che aggiungeranno una complicazione burocratica ma che al tempo stesso costituiscono un impegno giusto per evitare i fenomeni di greenwashing, cioè il vantare virtù ecologiche che non esistono.

Venerdì la Commissione Ue ha pubblicato le nuove linee guida che dovranno essere usate nel mettere a punto i Piani di rilancio dei diversi Paesi. A differenza delle linee guida precedenti, queste si concentrano in particolare sulla necessità di evitare che gli investimenti del piano possano danneggiare l’ambiente («do no significant harm»).

Parola d’ordine: tassonomia

Alla base delle nuove linee guida c’è la cosiddetta tassonomia ambientale, cioè la classificazione degli impegni ecologici stabilita secondo i criteri della trasparenza finanziaria.

Gli investimenti pubblici non saranno sufficienti a conseguire i piani del Green Deal e delle articolazioni del Next Generation. Saranno necessari anche finanziamenti da parte degli investitori privati come i crowfunding, i fondi pensione, i fondi d’investimento, la finanza privata e così via.

La finanza ambientale è un fenomeno emergente recente che si scontra spesso con millantatori che vantano virtù ambientali.

Non a caso nel giugno scorso l’Unione europea aveva varato i criteri per definire quali investimenti finanziari abbiano un impatto ambientale positivo e che cosa è un greenwashing, cioè una verniciatura ecologica apparente finalizzata solamente a vendere meglio un prodotto, un bene, un servizio; verniciatura dietro la quale in molti casi può non esserci alcuna valenza ambientale reale.

I sei obiettivi verdi

Un’attività finanziaria, un investimento pubblico, un progetto avranno la patente di sostenibilità se contribuiscono ad almeno uno dei sei obiettivi senza danneggiare in modo significativo uno degli altri.

Gli obiettivi ambientali da misurare sono questi:

mitigazione dei cambiamenti climatici, ridurre o evitare le emissioni di gas serra o migliorarne l’assorbimento;

adattamento ai cambiamenti climatici, ridurre o prevenire gli effetti negativi del clima attuale o futuro oppure il rischio degli effetti negativi;

uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine;

transizione verso un’economia circolare, focalizzata sul riutilizzo e riciclo delle risorse;

prevenzione e controllo dell’inquinamento;

tutela e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Evitare i rimedi dannosi

Un esempio immaginario: una nuova tecnologia per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera non deve produrre rifiuti non riciclabili o composti contaminanti, e danneggiare così l’ambiente in un altro settore.

In altre parole, il rimedio non deve creare danni che riducano il beneficio ambientale che si vuole ottenere.

I progetti dei piani nazionali di ripresa e resilienza, e in generale tutti gli investimenti, dovranno essere accompagnati da questa analisi dell’impatto ambientale.

Sarà un’analisi che fa bene all’ambiente, che ripulisce il mercato dalle vanterie verdi oggi così comuni, ma che al tempo stesso rischia di complicare il lavoro dei governi nel mettere a punto il loro piano e che potrebbe aggiungere burocrazia a burocrazia.

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