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Recovery, l’affondo di Confindustria

Roma Da un lato, Confindustria che chiede «un coinvolgimento delle parti sociali nella governance del Recovery Plan», ma attacca anche il piano italiano che «non rispetta le linee guida indicate dalla Ue». Dall’altro, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che promette «uno spirito di intrapresa comune». In mezzo, l’incertezza di una crisi di governo che rischia di rallentare ulteriormente un piano per la ripresa economica atteso da imprese e lavoratori.

«Ripartiremo più forti di prima», promette il premier nel suo incontro di ieri mattina sul Recovery Plan con il presidente degli industriali Carlo Bonomi e con i ministri Stefano Patuanelli, Roberto Gualtieri, Fabiana Dadone, Giuseppe Provenzano, Nunzia Catalfo, Paola Pisano ed Enzo Amendola. E sul Recovery, Conte cerca di rassicurare: «Non sia un piano del governo, ma del sistema-Italia, deve essere ampiamente condiviso e costituire le basi per ricostruire e trasformare il Paese» e chiede «uno spirito di intrapresa comune per la sfida tra le più importanti dal secondo dopoguerra».

Ma Confindustria attacca il piano del governo, considerato «un’occasione storica e irripetibile per il Paese», e in quattro punti elenca le sue contestazioni: mancata conformità con le linee guida indicate dalla Ue; il piano ridotto a «una mera somma di richieste in nome dei diversi interessi economici e sociali, in assenza di un quadro generale di priorità, compatibilità e obiettivi»; una «governance necessaria per una puntuale ed efficiente realizzazione del Piano ad oggi non ancora delineata»; la mancata riflessione sui «temi che hanno grande impatto sulla vita delle imprese». L’Europa, sottolinea Confindustria, chiede quelle riforme strutturali da tempo raccomandate all’Italia, dal mercato del lavoro alla riforma della Pa e della giustizia, ma «al momento nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr) trasmesso al Parlamento non abbiamo riscontrato questa corrispondenza». Ma proprio perché conscia dell’«occasione storica», l’associazione degli industriali dà «la piena disponibilità a continuare su questa metodologia di confronto al fine di rendere efficace e credibile il Pnrr nell’interesse del Paese».

Un invito cui il ministro dell’Economia Gualtieri risponde assicurando che «l’obiettivo del governo è quello di colmare la lacuna della governance rapidamente». Gualtieri sottolinea anche che sul Recovery Plan «con la Commissione europea c’è un confronto costante e positivo» e che il lavoro tecnico sulla finalizzazione dei singoli progetti e del calendario delle riforme è in corso, come per tutti gli Stati Ue impegnati nella stesura finale dei propri piani.

Ieri Conte ha anche incontrato i rappresentanti delle altre associazioni: Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Confapi, Confimi, Unimprese e Casartigiani. Per tutti il Piano rappresenta «un’occasione per l’Italia», ma viene chiesto anche un coinvolgimento «per fare la nostra parte». Confcommercio chiede di «rafforzare il terziario»; Confapi si dice disponibile a «collaborare alla messa a terra dei progetti strategici», mentre Confartigianato ricorda l’importanza di «valorizzare le piccole imprese» e invoca un confronto continuativo con le parti sociali»; per Confimi servono «obiettivi misurabili, oggi assenti nel Piano. E Assolombarda suggerisce: «Vanno abbandonati i tatticismi della politica, serve concretezza, la resilienza delle imprese e la capacità di esecuzione degli imprenditori sono il principale antidoto al coronavirus».

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