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Recovery, il governo cerca un accordo

Si terrà lunedì un «Consiglio straordinario dei ministri» interamente dedicato al Recovery Fund che approverà anche la proposta sulla governance del piano italianoda 209 miliardi. Lo ha annunciato ieri il premier Giuseppe Conte, respingendo gli attacchi: «Non siamo in ritardo».

Sull’identikit della cabina di regia, che sarà istituita con un emendamento alla legge di bilancio, l’intesa definitiva tra i partiti della maggioranza ancora non c’è. Lo ha ammesso lo stesso Conte: «Ci sono differenze, ma non perché deve comandare Conte o Gualtieri: si discute sulla struttura più efficiente nell’interesse del Paese, che garantisca di esprimere per la prima volta e superare tutte le carenze strutturali». Come anticipato ieri dal Sole 24 Ore, ci sta orientando su una struttura tecnica di monitoraggio più snella, ridotta da 300 a 90 persone. E si sta focalizzando il lavoro di selezione dei progetti, in dirittura d’arrivo al Ciae, per ridurli dai 600 inizialmente presentati dai vari ministeri a 60, dieci per ognuna delle sei missioni del piano. Ma in Cdm il 7 dicembre non approderà ancora l’intero programma: soltanto l’aggiornamento delle linee guida sulla base del confronto avviato con Bruxelles a metà ottobre. La cura dimagrante della struttura tecnica lascia comunque ancora freddi Iv e parte del Pd. Nel mirino dei critici restavano ancora ieri due nodi in particolare, oltre alla trattativa sottotraccia già partita sui nomi e i cognomi di chi dovrà ricoprire le varie caselle, in particolare quelle dei sei supermanager chiamati a sovrintendere i progetti di ogni missione. Il primo nodo è rappresentato dai poteri sostitutivi affidati ai tecnici, poteri invisi a chi teme che la task force produca sovrapposizioni di competenze e ulteriori lungaggini burocratiche.

Il secondo punto controverso riguarda il “triumvirato” formato dal premier, dal ministro dem dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dal titolare M5S dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che secondo lo schema immaginato da Conte dovrebbe realizzare il piano di attuazione del Recovery e vigilare politicamente. Il premier ha giustificato la scelta con il fatto che Mef e Mise sono «ministeri di spesa», ma sono in molti a storcere il naso: i renziani perché in questo comitato esecutivo non sono rappresentati, altri perché lo ritengono un accentramento ingiustificato e non condiviso. Ma non c’è «nessun segreto» e «nessuna voglia di accentrare», ha ribadito a Eunews.it il ministro degli Affari Ue, Vincenzo Amendola. L’intesa finale si cercherà in un incontro con i capi delegazione prima del Cdm.

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